martedì, 30 settembre 2008 | in : fantasy, horror, esercizi di scrittura, thriller, vertigine, cruelty









- Le prove... devo nasconderle. Ma dove mettere questo maledetto materiale? Lo passo nel distruggi documenti... e gia'. Poi quelli si divertono a ricostruire il puzzle, gli fornisco il passatempo. Infilo tutto in uno scatolone e lo vado a bruciare nella discarica... ma c'e' la sorveglianza e dopo il furto del mese scorso, non si puo' trafugare nulla dall'edificio. Che faccio? Sminuzzo tutto a pezzettini e li butto nel cesso!
La mattina dopo la fedele segretaria entra agitatissima nello studio del famoso notabile.
- Dottore... e' stato lei a gettare... e' stato lei a...?
Lui impallidisce. Con mano tremante si deterge il sudore che gli imperla la fronte.
- Sono stato io a fare cosa?
- E' venuto l'idraulico. Lo scarico del bagno era intasato e... devono spaccare il muro... dicono che...
- Cosa dicono? Cosa perdio! Cosa?
- Hanno trovato della carne... delle ossa... delle viscere... una scarpina... miodio! Una bambina tagliata a pezzi...

 










GiselleB @ 11:17 | commenti (63)(popup) | commenti (63)





Foto Archivio DianaLove
foto1
Parte Prima



L
e dita di lui, tamburellavano sulla schiena nuda di Francesca. Il tocco lieve, giocoso la fecero sospirare mentre si voltava a cercare lo sguardo del suo informatore. Lo conosceva da un paio d'anni. Dalla sua prima indagine che la porto' ad accostarsi a certi ambienti malavitosi e senza gli "agganci" giusti, sarebbe stato impossibile risolvere il caso. Quello del rapimento del figlio dell'industriale Muzzi. Caso risolto con grande successo che ebbe un'enorme eco anche sulla cronaca di varie testate giornalistiche.

- Tu credi che quella ragazza sia coinvolta in qualcosa di losco? - La voce di Daniele, profonda e interrogativa, la fece scuotere dai suoi pensieri.
- Non so ancora nulla, il caso mi e' stato affidato solo ieri. La cosa strana, e' che non si e' rivolta a me la famiglia della ragazza bensi', il propietario dell'agenzia presso cui lavorava come segretaria... - Francesca sistemo' meglio il cuscino dietro la nuca, rimanendo nuda con le mani incrociate sul ventre e l'aria pensierosa.
Daniele, nel vederla cosi' come se fosse del tutto inconsapevole della sua bellezza, senti' riaccendersi il desiderio di possederla e la sua stanchezza si sciolse in un languore palpitante, che lo fece inturgidire.
- Ehi! Ma non ti e' bastato quello che abbiamo fatto? Hai un altro colpo in canna, a quanto vedo. -
- Direi, che "Al cuore non si comanda" Francy e, tu m'ispiri. Anzi... ispiri "lui"! - L'uomo strinse il membro nella destra e con un agile movimento si pose in ginocchio sul letto, davanti alle labbra di Francesca.
- Vuoi favorire il frutto della tua nudita'? - Avvolgendo con le mani le natiche sode e muscolose di Daniele, la donna appoggio' un bacio sulla punta del glande prima di farlo scivolare tutto dentro l'umido calore della sua bocca. Con la mano libera inizio' a titillarsi il clitoride, prima stringendo le cosce per poi spalancarle ed insinuarsi tra le pieghe vellutate della sua carne.
- Francy... mi fai impazzire... e, vedessi quello che vedo io... ah! Siii... - I movimenti del bacino dell'uomo iniziarono ad assumere la voluttuosita' della penetrazione, dentro e fuori, duro e lieve tra le labbra e la bocca della donna che emetteva lievi mugolii di piacere. Poi, decisa lo blocco' e guardandolo negli occhi, comincio' a scivolare con la lingua lungo la nervatura del membro, lasciando scie vischiose che facilitavano lo scorrimento della mano.
- Mi piacerebbe che tu mi schizzassi sulle tette... - La voce roca di Francesca era un sospiro supplichevole, mentre afferrandosi il seno tra le mani tratteneva il membro umido di Daniele. Lui la guardo' con un'espressione colma di desiderio e come impazzito dalla foga, prese a sbattere quasi schiaffeggiando i capezzoli della donna che mugolando annunciava l'arrivo del suo orgasmo, a cui lui si uni' schizzandole il volto e il seno col suo copioso seme.
- Accidenti, Francy... mi fai impazzire! Non ho mai avuto una donna come te. Anche se credo che sia impossibile possederti interamente... tu concedi solo quello che vuoi, ma pretendi tutto. -
Daniele si rivolse alla donna, che illanguidita si era allungata sul letto, tra le lenzuola scomposte e attendeva che le porgesse l'asciugamano per ripulirsi.
Francesca, raccolse dal capezzolo ancora turgido un po' di sperma con un dito per assaporarne l'aroma, lo guardo' soddisfatta.
- Quando avrai finito di dire 'ste stronzate, mi passeresti le sigarette? Senti, non so cosa tu voglia da me. Io sto provando a capire che hai nella testa, ma fare le cose in due con troppo coivolgimento complica le cose.
-Daniele la guardo' in silenzio e non ribatte' nulla. Le porse solo l'asciugamano per poi voltarle le spalle e sparire inghiottito dal buio del corridoio.
-Ehi! Ti sei offeso... ti ho offeso? Non volevo. Maledizione a me e ai miei modi troppo diretti! Senti, dobbiamo parlare di quella ragazza scomparsa. Lo sai che senza di te non posso andare avanti... -


Continua...



NdA: questo e' quello che stavo scrivendo e che ora cerco di riprendere in mano. Avevo chiesto a due amici di collaborare con me, ma al momento mi ritrovo sola. Essendo questo brano "tutta farina del mio sacco" lo pubblico qui. E poi vedro' di andare avanti. Per il momento buona lettura dalla vostra GiselleB.

NB: Per questi racconti mi serviro' anche del prezioso archivio di immagini di DianaLove. A lei un sentito grazie!





GiselleB @ 14:42 | commenti (91)(popup) | commenti (91)






Accese la luce del piccolo bagno, trovando l'interruttore al solito posto. Gli occhi impastati dal sonno, la testa ancora ovattata dai sogni e la poca luce invernale che filtrava dalle imposte chiuse, la facevano vagare nel buio della casa, come una sonnambula. Aprendo a fatica un solo occhio si guardo' allo specchio. Una smorfia di disgusto le apparve sul volto a sottolineare che quello che vedeva non le piaceva per nulla. Apri' il rubinetto dell'acqua fredda e rabbrividendo, si butto' un getto gelato sulla faccia. Tonificante, corroborante, tagliente, pungente. Si senti' meglio, sicuramente piu' desta. Apri' l'anta del mobiletto, prese la crema, intinse un dito, l'applico' con lievi movimenti sul viso, insistendo sul collo. Quindi si tolse il pigiama riponendolo sul bordo della vasca e si sedette sulla tazza del water. Lascio' vagare lo sguardo al di la' della pesante tenda che occultava la finestra da occhi indiscreti. Da uno spiraglio riusciva a vedere le luci della citta' ancora immersa nel pallore di una gelida alba invernale. Avrebbe sicuramente nevicato.

Un brivido le scosse il corpo, quindi prese un poco di carta igienica e si puli'. Stava per mettersi a cavalcioni del bidet, quando le parve di sentire un lieve fruscio provenire dalla finestra. Incuriosita, scosto' la tenda. Niente. Neppure un infreddolito uccellino che per sbaglio era andato a sbattere contro i vetri a specchio del grattacielo. Era gia' successo tante volte. Stava per iniziare a lavarsi, quando un rumore piu' deciso sempre proveniente dalla stessa direzione, la fece sbuffare spazientita e scostare bruscamente le tende.
Stranamente trovo' resitenza. Stranamente non riusci' neppure a sollevarne un lembo, come se qualcuno le trattenesse con una forza opposta alla sua. Stupita, tasto' il tessuto, ed indietreggio' terrorizzata quando invece di trovare il nulla, senti' la consistenza di un braccio.
Impossibile! Non poteva esserci nessuno. Era sola in casa. Era cosi' da quando si era trasferita nella grande metropoli. Era sola.
Pensando, si fece coraggio e spalanco' le cortine che si aprirono sul desolante paesaggio urbano visto dal ventisettesimo piano. Nulla. Non c'era null'altro che la sua immagine riflessa.
Riaccosto' le tende e stava per allontanarsi quando all'improvviso si senti' afferrare da mani attraverso il tessuto che la tiravano contro il vetro.
Lei incredula e atterrita cercava di lottare opponendo resistenza a quella forza sovromuna, riusci' solo ad ottenere di essere sollevata sin quasi contro il soffitto.
Non poteva essere. Contro cosa stava lottando?
E ora si trovava schiacciata contro il vetro con tutto il corpo. Vedeva le luci della strada, piccole, in basso e una vertigine le fece temere di cadere nel vuoto. Ma non poteva essere. Almeno sin quando la finestra avrebbe resistito alla pressione di quella forza sovromuna che la tirava. Cerco' di urlare per invocare aiuto, ma la voce le si smorzo' in gola ben sapendo che sarebbe stato del tutto inutile. Nessuno la poteva sentire. Nessuno la poteva aiutare. Uno scricchiolio, annuncio' che il vetro stava cedendo e allora lei disperata si puntello' con le mani e i piedi con tutta l'energia che aveva. Spinse opponendosi, i muscoli tesi e tremanti, le vertigini, le macchine in basso, le luci della citta', la gente dei puntolini grigi sui marciapiedi laggiu'. La solitudine...


Cronaca Locale. Donna si suicida gettandosi dal 27mo piano di un grattacielo scagliandosi attraverso la finestra. Soffriva da tenpo di depressione.


GiselleB e' presente anche qui: Round Up







GiselleB @ 10:05 | commenti (57)(popup) | commenti (57)



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