Firenze di notte. Firenze di lungo Arno. Firenze umida e silente. Il suono dei nostri passi, i baveri rialzati, le mani in tasca. Luci che si riflettono smorzate sul selciato bagnato, il buio le inghiotte. Una donna, la conosci e le parli sommesso, la seguiamo. Scale ripide coi muri scrostati e parole d'amore graffiate e bestemmie e rabbia. Una piccola stanza s'affaccia su un'altra stanza, la camera. Odore di fumo e caffé. Un caffé corretto, molto forte e corretto per me. Occhiate d'intesa, comincia il gioco. Lei si spoglia, la carne bianca troppo morbida, la pesantezza del seno e del ventre. Distesa sul letto si apre, languida si tocca offrendonsi a te, a me. Sei seduto, fumi e sorseggi da un opaco bicchiere un liquido ambrato. Sicuro sorridi e mi guardi. Volto le spalle a te a lei, guardo dalla finestra il buio e il riflesso mi rimanda la vostra immagine. Languida, bagnata si penetra con due dita, con una mano si strizza i seni, offrendoli. Geme, e gemendo si scosta aprendo un cassetto da uno sbilenco mobiletto accanto al letto. Ne estrae un fallo finto. Lo guarda, avida, lo lecca, golosa. Si apre e s'impala contorcendosi tra le lenzuola scomposte. Ti muovi, abbassi la cerniera dei pantaloni e mostri la tua lunga erezione. Stringi forte, e il respiro s'arresta davanti alla tua voglia che diventa la mia. Mi volto. La donna sul letto e' un'ombra sfocata gemente. Vedo solo te. Ti alzi senza guardarmi, ti avvicini al letto. Prendi il fallo finto dalle mani della donna e inizi a penetrarla, davanti e dietro, lento e profondo sempre più profondo. Lei abbassa i pantaloni afferrando il tuo membro, riempiendosi la bocca rossa di te. Mi guardi. E' un invito. Ti guardo, sorrido, ti bacio, mi allontano. L'odore di fumo e caffé e' per le scale dai muri graffiati di parole d'amore e bestemmie. La notte umida di Firenze m'attende e m'inghiotte.

 

 

 

Ripropongo questo mio vecchio post. Lo trovo interessante e probabilmente degno di un seguito...

 



GiselleB @ 12:58 | commenti (40)(popup) | commenti (40)
mercoledì, 16 aprile 2008 | in : varie, racconti, vita, esercizi di scrittura, giallo, racconti erotici



Sesta Parte




IMG_6435- "Un cazzo finto?" - Lo stupore di Eugenio si manifesto' in quella esclamazione detta ad alta voce.  - "Ma che diavolo, Paola!" - Gli sembrava assurdo che sua moglie potesse avere bisogno di quel giocattolo. Eppure, lui stesso ad Amburgo ne aveva comprato uno simile ad Elena, insaziabile e smaniosa di avere sempre di piu'. Come se l'essere cresciuta nelle privazioni della guerra civile le concedesse ora il diritto di ottenere tutto. Certo, tutto quello che poteva permettersi il ricco, vecchio amante del momento. Non si era mai illuso sull'effimerita' dei sentimenti della ragazza. Carne fresca da godere, da cui attingere nuove energie.
Quando aveva smesso di vedere Paola come una donna desiderabile? Eppure i sentimenti che nutriva per lei erano profondi e irrinunciabili.
Eugenio, rimise il fallo nel fondo del cassetto accantonando con un sospiro rassegnato i suoi pensieri. Doveva affrettarsi e raggiungere Elena anche se si sentiva stanco e avrebbe desiderato restare nell'intimita' della sua casa. Doveva sbrigarsi.
Passarono una decina di giorni in cui Paola trascorreva gran parte del suo tempo in compagnia di Diego: si vedevano a colazione, nei pomeriggi in centro o a fare interminabili passeggiate, alla sera per danzare appassionati il tango. Giornate intense e spensierate.
Una sera stavano ballando nel solito locale e lei scorse suo marito prima ancora di essere vista da lui. Era in compagnia di Elena, la sua segretaria amante. Anche loro stavano nel mezzo della pista.
- "Ciao Eugenio," - disse serenamente Paola, quando i loro sguardi s'incrociarono. E con grande soddisfazione noto' il viso del suo sposo trafigurarsi in varie espressioni, prima di stupore quindi di colpevolezza smascherata e lei non pote' fare a meno di sentirsi piacevolmente padrona della situazione.
Una volta tornata al suo tavolo li guardo'. Com'era invecchiato e goffo mentre piu' che ballare rimbalzava sui piedi, con le stesse movenze antiquate di vent'anni prima. Povero Eugenio, cosa non avrebbe fatto pur di sembrare ancora aitante agli occhi della sua annoiata compagna, che vagavano oltre la spalla di lui spersi nella sala.
Lancio' un'occhiata al suo perfetto cavaliere che, sempre pieno di attenzioni, ora taceva comprendendo la situazione. Si sentiva bene con Diego. Lo guardo' di nuovo provando un intenso brivido di desiderio che lui percepi' e sorridendole complice la invito' a ballare nuovamente.
Paola sapeva che il marito contrito la stava vedendo ed era felice di immaginare che fosse geloso, anche se non lo voleva veramente. Non voleva turbare il loro ritrovato quieto menage... in fondo, ora non erano tutti felici?
- "Diego, portami a casa tua." - Sussurro' all'orecchio del suo cavaliere e prima di staccarsi non pote' non notare che anche Elena l'aveva riconosciuta e sorrideva civettuola ad Eugenio, che impietrito stava immobile nel mezzo della pista limitandosi ad osservarli mentre si dileguavano dal locale.
Nell'intimita' dell'appartamento Paola ebbe una partenza decisa; nello stesso istante, nello stesso contrasto e spazio di ognuno. Diego le mise la mano tra i capelli afferrandole la nuca, premendo le sue labbra su quelle di lei. Spinse il suo corpo contro lei con forza, assorbendo la reciporca ansia della prima volta, mentre eccitati e smaniosi quasi si strappavano gli abiti di dosso.
Giunse l'impatto. In un unico profondo grido che li lascio' completamente in balia delle emozioni e lui si muoveva dentro di lei, sollevandola da sotto con le mani, quasi come se volesse sollevare se stesso da un'inconscia provocazione che lo spingeva ad infierire con il suo corpo per scavare solchi profondi e piantare radici profonde.
- "Non sentiro' mai piu' cosi'... " - esclamo' Paola sconvolta mentre con le mani, disperata si aggrappava al collo di lui e pensava che tanto piu' si ha da rinunciare, tanto piu' si e' esigenti. E intanto bruciava nel calore dei movimenti di lui che assecondava aprendosi e concedendosi per riceverlo piu' violento, piu' penetrante, sino quando fu un continuo spasimo, come la sensazione di morire. Ogni volta sentiva che era l'ultima e invece accadeva di nuovo, tanto che arrivo' a percepire solo se stessa, completa e irraggiungibile. Annientata nel piacere era come se non esistesse piu'.
Raggiunse una completezza cosi' intensa da svenire, perdendosi nel buio profondo stretto tra le sue palpebre e le lacrime, rimanendo aggrovigliata nei sensi come una cima bagnata sul ponte di una barca dopo la tempesta.
- "Stupida che sono, ma per la prima volta sono felice di esserlo..." - pronuncio' roca Paola girandosi nella direzione di Diego che giaceva supino e ansimante al suo fianco.
- "Mi piace come ti sento godere. E' stato come una caccia spietata..." - poi l'uomo senza dire altro si mosse verso di lei, cercandola e riperdendosi dentro di lei.
Era quasi l'alba quando Paola chiuse alle sue spalle la porta di casa. Vide Eugenio che stava in cucina, seduto al tavolo davanti ad una tazzina di caffe'.
- "Ehem... " - osservo' lui - "Sei tornata... in tempo per il caffe'. Che strano incontrarti... ci si vede cosi' raramente ultimamente..."
- "Vero?" - ripose lei sedendosi e servendosi.
- "Senti Paola, a proposito di quella ragazza, Elena..."
- "Si' caro?"
- "Io... io, non ho intenzione di turbarti... riguardo a lei, non c'e' niente."
- "Lo so. Sono stata una sciocca... vedila quanto ti pare, se cio' ti rende felice."
Queste parole invece di rallegrare Eugenio, lo irritarono. E tristemente giunse alla conclusione che non c'era nessun piacere nell'uscire con una ragazza, se la moglie consenziente te lo permetteva. Tutta la sensazione di essere un conquistatore, un libertino sicuro, di essere uno che "gioca col fuoco" si estinse sfrigolando nel suo ignominoso orgoglio. Tutt'a un tratto l'uomo, si senti' stanco e abbattuto.
- "Chi era quel tizio?"
- "Non lo conosci. Me lo ha presentato un comune amico. E' Diego, cosi' si chiama. Diego Deverne."
- "Devi essere prudente, sai... questi ballerini a pagamento possono portare le donne di mezza eta' a compiere delle sciocchezze o a fare cose sconvenienti..."
- "Io lo trovo un esercizio molto salutare... come te del resto, immagino." - disse senza sarcasmo Paola - "L'importante e' essere felici, no? Me lo hai ripetuto cosi' tante volte che ora ci credo anche io... avevi ragione."
Eugenio le lancio' un'occhiata penetrante, quasi a trapassarla per radiografare i suoi veri sentimenti. Lei sbadigliando si alzo' dirigendosi verso la camera, poi come ripensandoci ritorno' sui suoi passi per schioccare un bacio sulla fronte di lui.
Una volta a letto, quando prima quelle frasi non avevano prodotto nessun effetto, Paola ripenso' alle parole del marito e si fecero strada ancora di piu' nella consapevolezza del mattino.
- "Poteva essere Diego un gigolo'? - A questo pensiero il viso le avvampo' anche per il ricordo dei momenti intimi trascorsi insieme. - "Bene. E se anche fosse?"


Continua...


GiselleB @ 13:27 | commenti (83)(popup) | commenti (83)






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Ciao a tutti.
 

Come si  intuisce dal titolo di questo post, chiedo la vostra collaborazione. E' in progetto la nascita di un e-book con miei racconti, alcuni saranno tratti da questo blog, altri inediti.
Ho pensato di dare corpo alle vostre fantasie erotiche: voi brevemente anche qui nei commenti dite il vostro sogno, ed io vedro' di raccontarlo e, se meritevole, fara' parte della mia raccolta inedita.
Spero che questa iniziativa accolga il vostro consenso, allora... forza! Ditemi la vostra che al resto ci penso io.
Un bacio e grazie dalla sempre vostra GiselleB.

NB: naturalmente per chi vorra' daro' i crediti e sara' nominato (nick name) come donatore del sogno erotico.





GiselleB @ 13:56 | commenti (224)(popup) | commenti (224)
martedì, 26 febbraio 2008 | in : varie, donne, racconti, saffo, ricordi, vita, racconti erotici, racconti saffici








Ti ho rivista un giorno al supermercato. Carrelli in fila davanti alle casse, sguardi annoiati persi a guardare la merce offerta negli ultimi espositori.
Non so cosa mi abbia fatto girare verso di te, forse il colore pacchiano della tua giacca, forse la tua voce che ho riconosciuto e snebbiato tra tanti ricordi.
Irina, la mia migliore amica di un tempo. Quella con cui dividevo tutto: la merenda, le cicles, i vestiti, le sigarette e pure i ragazzi.
Ti guardo, ma non dico nulla. Sei tu malgrado la fresca bellezza di un tempo sia offuscata da un'espressione dura. Sorridi alla cassiera, e per un attimo vorrei dirti chi sono, ma non lo faccio.

"Ricordi quella sera, la sera prima degli esami io a casa tua per l'ultimo micidiale ripasso. Faceva caldo e le zanzare ci tormentavano e tua mamma che ogni tanto entrava a dirci di spegnere la luce. L'agitazione, i fogli e i libri sparsi con le briciole sul letto. Le nostre risate trattenute, e i bisbigli a raccontarci quello che facevamo coi nostri ragazzi. Poi sdraiate nel buio, la pelle appiccicosa, il tuo odore, le nostre labbra che si sfiorano e le mani... le mani che accarezzano i seni, gli aliti che si confondono e si confondono gli umori. I sospiri e il piacere che sale e ci diamo quello che a noi piace con lingue ardite e curiose, di sapori e le parole che non diciamo diventano baci audaci. E il respiro diventa quasi affanno, e si che ti voglio e tu mi vuoi, e aumenta l'intensita' del movimento e ruzzoliamo a terra e smorziamo risatine e mugolii di piacere..."

Irina, con due borse della spesa colme ti giri verso di me. Ti sorrido, corrughi la fronte, mi riconosci. Stai per ricambiare.
Ma abbassi lo sguardo sullo scontrino che la cassiera ti porge, alzo la mano per salutarti, ti volti e senza una parola sei fuori dal supermercato.
Resto col braccio in aria mentre ti seguo con lo sguardo, poi e' il mio turno, svuoto il carrello, scuoto la testa e sorrido.






GiselleB @ 12:01 | commenti (94)(popup) | commenti (94)






photo by crisis "red bottom"
crisis




Senza fiato. Sono senza fiato a cercare una spiegazione, una giustificazione a quello che faccio. So che sai. So che non disapprovi. So che ti compiace. Ma a me non basta.
A me basterebbe pensare, che in realta', mi piace essere quella che sono o che vuoi tu.
Non ci sono master, maestri, non ci sono slave, schiave. Ci siamo noi due, e il nostro rapporto.
Una webcam accesa, dove non so, non m'interesa. Io scruto, io spio, per una volta sono io a godere del vedere.

"Hai un bel cazzo, dritto, cilindrico, di quelli che ti riempiono... sei giovane, oppure no. La faccia e' un dettaglio che in questo momento passa in secondo piano. La telecamera e' fissata su di te, uomo, il pelo folto ti ricopre il dorso, il ventre e scende sino al pube.
La tua mano virile si afferra alla tua esuberanza,
protuberanza che danza,
sotto il mio sguardo estasiato.
Incantato.
Sono il serpente che segue le movenze del flauto che diviene magico.
Di te che suoni e ti dimeni e di me che non distolgo lo sguardo dai tuoi fianchi ameni.
Tutto ti vorrei nelle mie voraci fauci.
Divorerei in un boccone questo piacere che mi si oppone
 e che sfrontato mi sfida:
sbattilo piu' forte.
Sbattimelo contro.
Sbattimelo dentro.
Uno schizzo, un getto, e' un irrorar di vetri... e io che gemo, e tu ti prostri sfinito, e' un tuono, un fulmine e tutto sparisce.
Col sonno e il riposo,
tutto si lenisce.
Dormi sereno, io pure lo faccio.
E mi cullo e ripenso alla filastrocca che per noi fu galeotta:
"Luna, lunella! Famme crescere 'e zezzelle!"






GiselleB @ 03:39 | commenti (84)(popup) | commenti (84)



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