Photo By Christian Coigny
Terza Parte
All'interno del plico, Paola trovo' una lettera, un pacchettino e alcuni biglietti da visita. Rimase un poco delusa dalla banalita' del contenuto, poi riscuotendosi inizio' a leggere il messaggio inviatole dal dottor Saga.
"Cara signora Paola, insieme a questa mia, le allego gli indirizzi di alcuni centri estetici e di un atelier. Le ho fissato il primo appuntamento per le quattordici e trenta. Tra poco un taxi arrivera' per portarla nei luoghi indicati. Rinnovo l'invito per domani a pranzo da Maurice. Cordialmente."
"PS: la prego di aprire il pacchettino non prima di domani, dopo il nostro incontro, grazie."
Paola rigiro' il misterioso involucro nelle mani: una carta anonima lo avvolgeva, era leggero, e il suono pieno che scaturiva se agitato le lascio' la curiosita' di scoprirne il contenuto.
Stava per cedere alla tentazione, quando lo squillo del citofono la fermo'. Era il taxi. Afferrando giacca e borsetta al volo, si precipito' in strada.
"Madame! Oh... che trascuratezza cherie... ma noi vedremo di sistemare tutto questo sfacelo!"
Paola guardava quell'uomo decisamente effemminato standosene seduta davanti al grande specchio. Provava vergogna di se stessa, e a fatica ricaccio' dentro se' l'istinto di alzarsi e andarsene. In fondo, aveva ragione. Erano anni, piu' per pigrizia che per altro, che non andava dal parrucchiere o dall'estetista. Chiuse gli occhi e con un rumoroso sospiro rassegnata, disse all'uomo di fare tutto quello che voleva. Quindi apri' una rivista presa a caso dallo scaffaletto accanto, e s'immerse nella lettura dei pettegolezzi mondani.
Quando usci' dall'ultimo centro estetico era gia' buio. Si sentiva leggera, fresca mentre si rifugiava nel sedile posteriore del taxi che la riportava a casa.
Poi a casa, l'accolse il silenzio della solitudine. Accese tutte le luci, quindi si mosse decisa verso la camera da letto e si soffermo' a lungo davanti allo specchio.
Incredula si passo' lieve le dita sulla levigatezza della pelle del viso. Le formicolava il punto intorno alle labbra, dove poche ore prima le era stato iniettato un liquido che serviva a contrastare la troppa mobilita' espressiva e dove sino ad allora vi erano stati profondi solchi d'amarezza. La compattezza turgida compensava la sensazione di paresi e senza fastidio sorrise. Il nuovo taglio e colore dei capelli le illuminava il volto, aveva ragione Gerard, il parrucchiere gay, il ramato di prima la invecchiava conferendo all'incarnato della pelle una sfumatura verdastra, ora i riflessi caldi e dorati facevano risaltare i suoi grandi occhi neri e il suo roseo colorito.
Lentamente, senza riuscire a staccare lo sguardo dalla nuova immagine, si spoglio' per mettere la camicia da notte. Si sentiva stanca, e ancora percepiva il calore della pressione dei massaggi rilassanti a cui era stata sottoposta. Si infilo' nel letto e scivolo' nel sonno rassicurata dal buon odore che il suo corpo emanava.
La mattina, rigirandosi pigramente tra le tiepide coltri, sorrise a se' stessa rendendosi conto di non aver pensato ad Eugenio neppure per un istante. Fece colazione, e nuovamente la sua immagine che rimirava nello specchio del bagno, la lascio' piacevolmente stupita. Era sempre lei, ma ora non aveva piu' quella patina opaca di ossidazione triste: le avevano fatto quello che lei faceva all'argenteria di casa con tanta devozione.
La propietaria dell'atelier non fu meno severa nel giudizio di Gerard. La porto' nel retro dove in un comodo e intimo salottino, inizio' a studiare la figura di Paola e portando una mano al mento il suo commento fu diretto e implacabile:
"Signora, e' assurdo spendere tanti soldi in capi che non la valorizzano per niente. La griffe in se', non dona eleganza."
Aveva ragione. Troppe volte aveva delegato la scelta di cosa comprare a zelanti commesse, piu' interessate al totale dello scontrino, che alla cliente timida e indecisa. Era solo una grassa, stupida gallina da spennare. Ora seguiva attentamente i consigli sulla linea del taglio della gonna che valorizzava il giro-vita, piuttosto che la pesantezza dei glutei. Imparo' che i colori caldi le donavano piu' dei colori freddi: quindi bando al celeste glaciale, al grigio e libera scelta di tutte le altre tonalita', anche pastello.
All'uscita del negozio, c'era il solito taxi, Paola pero' desiderava camminare ed era ancora presto. Diede indicazione all'autista di recapitare tutti i suoi acquisti presso la portineria del palazzo, quindi si incammino' lungo l'affollato marciapiede, lasciandosi trasportare dal flusso dell'indaffarata gente.
Solitamente non sopportava quell'andirivieni frenetico, le causava un'agitazione ansiosa. Solitamente, avanzava senza guardare avanti, tenendo lo sguardo fisso, inclinato a cercare i varchi davanti a se'. Ora si accorse dello sguardo ammirato di un giovane uomo che le era passato accanto, e lei leggera e sfrontata ricambio' il sorriso e maliziosa si volto' a guardare la reazione di altri passanti. Si sentiva bene con se' stessa e quasi dispiaciuta si rese conto di essere giunta al ristorante.
Diede una rapida occhiata all'orologio, mancavano ancora dieci minuti all'appuntamento, tuttavia decise ugualmente di entrare . Il maitre di sala l'accolse sorridente e la fece accomodare al tavolo prenotato dal dottor Saga, le giro' per un poco intorno per assicurarsi che tutto fosse perfetto, quindi le porse il menu' degli aperitivi, raccolse l'ordine e si allontano'.
Paola lascio' vagare lo sguardo incerto nella sala. Conosceva il posto perche' anni prima Eugenio, una sera, l'aveva portata a cena in una delle loro rare uscite mondane. E come allora ebbe la sgradevole sensazione di essere fuori luogo, e di nuovo penso' compiaciuta che erano ore che non pensava al marito e alla sua amante. Imbarazzata, frugo' nella borsetta alla ricerca di una qualsiasi cosa la potesse distrarre dai suoi pensieri.
"Enchante' madame!" La gradevole voce del dottor Saga, anticipo' il lieve bacio sul dorso della sua mano. Poi dopo essersi accomodato e senza che i suoi occhi smettessero di ammirarla, le disse:
"Bene. Direi che la prima parte del mio programma si e' svolta con successo. Ora, si puo' proseguire senza indugi alla seconda parte. Prima pero' devo chiarire alcune cose."
Saga s'interruppe permettendo al maitre di sistemare sul tavolo i flute colmi di una bevanda ambrata, per poi riprendere, quando dopo un lieve inchino, si fu allontanato.
"Signora, lei crede di avere bisogno del mio aiuto. In realta' lei e' solo addolorata. La sua tristezza e' indotta. Chi ha bisogno non e' lei, bensi' suo marito... lui, e' in uno stato confusionale che lo porta a fare cose bizzarre. Lui delega sua consapevolezza di infelicita' a lei, come moglie e, all'altra come amante. "
Continua...