GiselleC'ho il blocco creativo. Vorrei sbloccarlo, ma chissa' perche' non mi riesce. Eppure, so che se voglio riesco pure ad aprire il vasetto dei sott'aceti senza barare... per barare intendo non fare leva sotto al coperchio col coltello. Non lo faccio perche' poi i vasetti sterilizzati li uso per contenere la marmellata di more che io stessa medesima con le mie manine faccio.
E raccogliere le more non e' mica roba facile.

Intanto ad agosto nel bosco, umido e polveroso fa un caldo tropicale. Poi le more non e' che nascono appese come i grappoli d'uva, li' belli comodi pronti per essere colti: loro stanno attaccate ai rovi! E le piu' grosse e succulente preferiscono svettare in alto in alto, circondate da spine che se hai le maniche corte (ad agosto fa caldo) ti scorticano la pelle, se invece hai le maniche lunghe si impigliano bolccandoti e ogni movimento ti si ritorce contro.
Infatti le subdole sono circondate da amorevoli rami spinati che non aspettano altro di essere aizzati da quel filo della maglietta che se li tira dietro e ogni movimento non fa altro che imprigionarti sempre di piu'.

Insomma, tutto questo per dire che a me le cose difficili non mi spaventano, anzi. Spesso sono un stimolo, una sfida per vedere come me la cavo.
Un'altra cosa invece sono le cose impossibili... se non impassabili.
Come disse il Bianconiglio ad Alice: "Non e' che il buco della serratura e' piccolo, sei tu impassabile da li', sei troppo grande!"
A ben pensarci, tutto e' molto soggettivo. Quando volevo scrivere e non potevo e se lo facevo era di fretta, nei tempi rubati al dovere, era tutto un turbinio di idee che si accalcavano nella mente, pronte per essere espresse. Mi ci mancava solo il numero da dare ad ognuna, come in fila dal salumiere.
Ogni momento di pausa, anche al bagno, era un attimo da dedicare alla fantasia e smaniavo di vederla scritta, raccontata, per leggerla e rileggerla e ancora per fantasticarci sopra.
E poi, che dire della vana ricerca del mio libro perfetto. Libro che non trovero' mai. Allmeno sinche' non lo scrivero' io.
Qualcuno storcera' il naso. La prima
a farlo sono io. Detrattrice come me, nei miei confronti vi assicuro non vi e' nessuno.
Quindi, e qui spero di dare una conclusione alla cosa perche' mi scappa la pipi' ma voglio finire prima...  anzi no vado che e' meglio...
Faro' felice piu' di uno, oppure rattristero' gli stessi. Tamto, io qui... ci torno.
"And they questioned her, asking her what had befallen her. And she told them how in the dark-what-the-hell she had lost her way. And had wondered many times, till, torn and bleddin' she had lain her down to die, or to pie..."

GiselleB. che fa la sborona con l'inglese... tie'!









GiselleB @ 21:00 | commenti (17)(popup) | commenti (17)







al lavoro"Ecco, ci risiamo. Non puo' essere l'ennesima coincidenza!" Solo in quelle poche ore di lavoro mi era accaduto di interagire con i pensieri altrui una decina di volte. Ma questo era davvero troppo.
Avevo scorto di sfuggita mentre saltellavo da un blog all'altro una parola inglese muscle, muscolo, ma l'avevo pensata come si pronuncia massle, e cosi' mi era rimasta focalizzata nella mente.
"Massle! Ma dove ho letto questa parola?" Disse Giorgio il mio collega d'ufficio mettendosi a sfogliare il capitolato che stava revisionando.
"Da nessuna parte, almeno non su quel preventivo. Il tuo e' un pensiero indotto... da me."
L'incredulita' si manifesto' nell'espressione di lui, e dal suo sorrisetto ironico.
"Uh! Cosi' dici di leggere la mente?"
"Non ho detto questo. Anzi volendo sei tu che hai captato il mio pensiero... a volte sono io a ricevere, altre volte invece trasmetto."
"See! Cosa sei? Un'emittente?" Sbotto' Giorgio prima di scoppiare in una fragorosa risata. "Tivu' GisSette!"
"Che cretino sei... ma scusa, a te non e' mai capitato di pensare a qualcosa, chesso' una canzone e all'improvviso eccotela passare in radio?"
Silenzio di pausa, gli occhi rivolti verso destra, in alto. Espressione crucciata, la mano portata ad afferrare il mento. Silenzio.
"Hmmm... si', ma si tratta di coincidenze."
"E, cos'e' per te una coincidenza se non la manifestazione che hai previsto quello che sarebbe accaduto?" Gli feci notare di rimando e senza attendere la sua risposta ripresi incalzando:
"Hai mai pensato che viviamo in ambienti saturi di onde? Te pensa solo in questa stanza tra pc, cellulari, radio quante sollecitazioni elettromagnetiche giungono al nostro cervello, che funziona con i neuroni, cellule che reagiscono agli stimoli elettrici." Giorgio mi seguiva interessato e la sua espressione non era piu' canzonatoria, e questo mi diede l'impulso di andare avanti.
"Sono anni che mi capitano cose strane, specialmente quando sto qui davanti al pc. E' come se in questa postazione il pensiero si potenziasse..."
"Hai mai cercato di scoprire se capita ad altri? A me personalmente non pare, ma e' anche vero che prima d'oggi non ci avevo mai fatto caso."
Senza indugiare aprii la pagina di ricerca. Mi soffermai un istante per formulare la parola chiave: "Telepatia pc".
La mia ricerca fini' in pochi secondi quando aprii la finestra: Cognition and cognitive neuroscience - Manchester University. Avida di sapere m'immersi nella lettura del trattato, dimenticandomi di Giorgio che silenzioso stava alle mie spalle in attesa di una risposta.
"A quanto pare stanno conducendo delle ricerche... la chiamano Neuro Scienza... quindi le mie sono piu' che supposizioni!" Esultante mi spostai di lato permettendo al mio collega di vedere quanto c'era sul monitor.
"Quasi quasi, telefono per saperne di piu'. Magari direttamente al direttore responsabile. Ho visto che cercano dei volontari per i loro esperimenti..."
La mattina dopo, ero immersa nell'ordinato traffico londinese nell'attesa di un taxi che mi portasse al Centro di Ricerche dell'Universita' di Manchester.






GiselleB @ 11:38 | commenti (37)(popup) | commenti (37)
mercoledì, 02 aprile 2008 | in : varie, racconti, vita, prosa, esercizi di scrittura, giallo





Quinta Parte





P
aola sconcertata, soppesava il fallo finto rigirandolo tra le mani e invano cerco' un altro biglietto di Saga che le desse qualsiasi spiegazione. Trovo' invece nella scatola il bugiardino con varie metodologie d' uso con qualche immagine disegnata. - "Pazzesco!" - Disse ad alta voce ben sapendo si essere sola - "Cosa dovrei farci con questo coso finto? Bah!" - Senza degnare l'oggetto di un'altra occhiata, lo infilo' nel suo involucro originale e lo seppelli' nel cassetto della biancheria intima, sotto e in fondo a tutto.
La mattina si sveglio' con lo scampanio della chiesa. Si rese conto che era gia' domenica e che Eugenio non si faceva sentire da tre giorni. Stava sorseggiando il caffe' quando il nome di Diego apparve sul display del cellulare anticipandone lo squillo. Il cuore le balzo' in gola e la sua voce ebbe un lievo tremito di emozione quando rispose.
"Buongiorno Paola! Hai dormito bene, spero... passo a prenderti tra un paio d'ore... a dopo."
"A dopo..."
Trascorsero quella domenica in riva al mare, lei con le scarpe in mano lui coi pantaloni arrotolati camminando sulla battigia, giocando con le piccole onde che si dissolvevano sulla fine sabbia dorata del lido.
Diego le racconto' della sua vita, di quanto avesse amato il padre morto suicida dopo il fallimento della azienda di famiglia. Parlo' delle donne che aveva incontrato con una punta di amarezza e di quanto lei fosse dolce e diversa.
Paola ascoltava con interesse. Si sentiva completamente assorbita dalle vicende di quell'uomo che sentiva sempre piu' vicino, affine. Come se la sofferenza che ognuno di loro aveva provato potesse in qualche modo cementare la complicita' che gia' stava nascendo.
Verso il tramonto si sedettero vicini sulla sabbia tiepida, ad ammirare il lento immergersi del sole nel verde del mare.
"Incredibile! Ho visto questo rituale ripetersi almeno un migliaio di volte. Ma e' sempre emozionante!" - Disse Diego con il sorriso di bimbo sul volto.
"E' vero..." - Sussurro' la donna per non interrompere la magia di quel momento, lasciando vagare lo sguardo nell'orizzonte; respirando a pieni polmoni quell'aria violetta dal profumo salmastro. Si sentiva viva e dopo tanto tempo, serena.
Rientrarono accodandosi al lento flusso di macchine, di gitanti che come loro, avevano trascorso quella domenica fuori citta', e quando giunse il momento di congedarsi a Paola venne spontaneo baciare l'uomo sulle labbra.
Porto' con lei il contatto del calore di quella carne sconosciuta e familiare, dal lieve sapore salato. Sali' le scale in un beato stato di trance e si ritrovo' in casa che ancora tratteneva la sensazione del bacio con la mano premuta sulle labbra. Lo avrebbe rivisto ancora, piu' tardi. Ancora non si sentiva sazia di quell'uomo che ambiva conoscere e possedere.
"Dove sei stata?" - La voce di Eugenio le giunse inaspettata e la fece sobbalzare.
Paola lentamente si volse a guardare la figura del marito, che inquisitoria troneggiava nel mezzo della sala da pranzo. E fu come se lo vedesse per la prima volta dopo anni di lontananza. Si sorprese di sentire le sue emozioni pacate e distanti e di notare quanto fosse invecchiato e stanco.
"Sono andata a vedere il tramonto al mare... e tu? E' spossante Amburgo a quanto pare." -   Rispose mentre con la mente vagava nella serenita' dell'evocazione del suo ricordo sorridendo. Poi, senza aggiungere altro si chiuse nell'intimita' del bagno per concedersi una sferzante doccia. Senza fretta si lascio' accarezzare dall'acqua: prima calda, poi tiepida; di getti ora morbidi ora appuntiti come piccoli aghi. Si dilungo' nel massaggio per fare assorbire alla sua pelle assetata la sofficita' della crema dal profumo di terre orientali e lontane. Si rivesti' con gesti lenti, sicuri scegliendo l'abito tra quelli nuovi da poco acquistati.
"Non resto a cena." Ancora, la voce estranea del marito la distolse dai suoi remoti pensieri.
"Anche io." - disse fredda e lontana - "Esco tra poco e, penso di rientrare tardi."
Eugenio si senti' spiazzato e non fece nulla per camuffare la costernazione che si dipingeva sul viso sbalordito. Aveva pensato che la moglie avrebbe fatto come suo solito una piagnucolosa sceneggiata, in cui lo supplicava di non lasciarla; di quanto si sentiva sola senza di lui. Aveva pensato ad ogni minimo dettaglio conoscendo la prevedibilita' del dialogo, che era sempre lo stesso, preparando con cura giustificazioni e risposte.
Invece lei, non aveva aderito al copione del suo ruolo e lui, non sapeva se sentirsi sollevato e compiaciuto del suo piccolo successo per aver evitato l'ennesima crisi, o turbato da quel cambiamento. Non ebbe tempo di pensare oltre. Il - "Ciao" - inespressivo di Paola dalla porta, mentre usciva lo lascio' per quella prima volta solo e costernato.
"Lei e' diversa. E' cambiata, anzi... e' come era da ragazza. Che succede? - Penso' Eugenio guardandosi intorno e cercando nelle solite cose dell'arredamento della camera da letto delle assurde e impossibili risposte. Lo squillo del cellulare e la voce dal monotono accento slavo di Elena che gli domandava quanto ci stava mettendo a prendere un paio di calzini puliti, lo riportarono alla realta' della situazione. Frugo' scocciato nel cassetto della biancheria, era di fretta e - possibile che i suoi pedalini fossero sempre segregati nel fondo - quando la mano tasto' qualcosa di duro
: una scatola. La prese. Incuriosito l'apri'...




Continua...






GiselleB @ 11:51 | commenti (71)(popup) | commenti (71)
martedì, 11 marzo 2008 | in : varie, racconti, prosa, esercizi di scrittura, giallo





Photo By Christian Coigny


Terza Parte


All'interno del plico, Paola trovo' una lettera, un pacchettino e alcuni biglietti da visita. Rimase un poco delusa dalla banalita' del contenuto, poi riscuotendosi inizio' a leggere il messaggio inviatole dal dottor Saga.
"Cara signora Paola, insieme a questa mia, le allego gli indirizzi di alcuni centri estetici e di un atelier. Le ho fissato il primo appuntamento per le quattordici e trenta. Tra poco un taxi arrivera' per portarla nei luoghi indicati. Rinnovo l'invito per domani a pranzo da Maurice. Cordialmente."
"PS: la prego di aprire il pacchettino non prima di domani, dopo il nostro incontro, grazie."
Paola rigiro' il misterioso involucro nelle mani: una carta anonima lo avvolgeva, era leggero, e il suono pieno che scaturiva se agitato le lascio' la curiosita' di scoprirne il contenuto.
Stava per cedere alla tentazione, quando lo squillo del citofono la fermo'. Era il taxi. Afferrando giacca e borsetta al volo, si precipito' in strada.
"Madame! Oh... che trascuratezza cherie... ma noi vedremo di sistemare tutto questo sfacelo!"
Paola guardava quell'uomo decisamente effemminato standosene seduta davanti al grande specchio. Provava vergogna di se stessa, e a fatica ricaccio' dentro se' l'istinto di alzarsi e andarsene. In fondo, aveva ragione. Erano anni, piu' per pigrizia che per altro, che non andava dal parrucchiere o dall'estetista. Chiuse gli occhi e con un rumoroso sospiro rassegnata, disse all'uomo di fare tutto quello che voleva. Quindi apri' una rivista presa a caso dallo scaffaletto accanto, e s'immerse nella lettura dei pettegolezzi mondani.
Quando usci' dall'ultimo centro estetico era gia' buio. Si sentiva leggera, fresca mentre si rifugiava nel sedile posteriore del taxi che la riportava a casa.
Poi a casa, l'accolse il silenzio della solitudine. Accese tutte le luci, quindi si mosse decisa verso la camera da letto e si soffermo' a lungo davanti allo specchio.
Incredula si passo' lieve le dita sulla levigatezza della pelle del viso. Le formicolava il punto intorno alle labbra, dove poche ore prima le era stato iniettato un liquido che serviva a contrastare la troppa mobilita' espressiva e dove sino ad allora vi erano stati profondi solchi d'amarezza. La compattezza turgida compensava la sensazione di paresi e senza fastidio sorrise. Il nuovo taglio e colore dei capelli le illuminava il volto, aveva ragione Gerard, il parrucchiere gay, il ramato di prima la invecchiava conferendo all'incarnato della pelle una sfumatura verdastra, ora i riflessi caldi e dorati facevano risaltare i suoi grandi occhi neri e il suo roseo colorito.
Lentamente, senza riuscire a staccare lo sguardo dalla nuova immagine, si spoglio' per mettere la camicia da notte. Si sentiva stanca, e ancora percepiva il calore della pressione dei massaggi rilassanti a cui era stata sottoposta. Si infilo' nel letto e scivolo' nel sonno rassicurata dal buon odore che il suo corpo emanava.
La mattina, rigirandosi pigramente tra le tiepide coltri, sorrise a se' stessa rendendosi conto di non aver pensato ad Eugenio neppure per un istante. Fece colazione, e nuovamente la sua immagine che rimirava nello specchio del bagno, la lascio' piacevolmente stupita. Era sempre lei, ma ora non aveva piu' quella patina opaca di ossidazione triste: le avevano fatto quello che lei faceva all'argenteria di casa con tanta devozione.
La propietaria dell'atelier non fu meno severa nel giudizio di Gerard. La porto' nel retro dove in un comodo e intimo salottino, inizio' a studiare la figura di Paola e portando una mano al mento il suo commento fu diretto e implacabile:
"Signora, e' assurdo spendere tanti soldi in capi che non la valorizzano per niente. La griffe in se', non dona eleganza."
Aveva ragione. Troppe volte aveva delegato la scelta di cosa comprare a zelanti commesse, piu' interessate al totale dello scontrino, che alla cliente timida e indecisa. Era solo una grassa, stupida gallina da spennare. Ora seguiva attentamente i consigli sulla linea del taglio della gonna che valorizzava il giro-vita, piuttosto che la pesantezza dei glutei. Imparo' che i colori caldi le donavano piu' dei colori freddi: quindi bando al celeste glaciale, al grigio e libera scelta di tutte le altre tonalita', anche pastello.
All'uscita del negozio, c'era il solito taxi, Paola pero' desiderava camminare ed era ancora presto. Diede indicazione all'autista di recapitare tutti i suoi acquisti presso la portineria del palazzo, quindi si incammino' lungo l'affollato marciapiede, lasciandosi trasportare dal flusso dell'indaffarata gente.
Solitamente non sopportava quell'andirivieni frenetico, le causava un'agitazione ansiosa. Solitamente, avanzava senza guardare avanti, tenendo lo sguardo fisso, inclinato a cercare i varchi davanti a se'. Ora si accorse dello sguardo ammirato di un giovane uomo che le era passato accanto, e lei leggera e sfrontata ricambio' il sorriso e maliziosa si volto' a guardare la reazione di altri passanti. Si sentiva bene con se' stessa e quasi dispiaciuta si rese conto di essere giunta al ristorante.
Diede una rapida occhiata all'orologio, mancavano ancora dieci minuti all'appuntamento, tuttavia decise ugualmente di entrare . Il maitre di sala l'accolse sorridente e la fece accomodare al tavolo prenotato dal dottor Saga, le giro' per un poco intorno per assicurarsi che tutto fosse perfetto, quindi le porse il menu' degli aperitivi, raccolse l'ordine e si allontano'.
Paola lascio' vagare lo sguardo incerto nella sala. Conosceva il posto perche' anni prima Eugenio, una sera, l'aveva portata a cena in una delle loro rare uscite mondane. E come allora ebbe la sgradevole sensazione di essere fuori luogo, e di nuovo penso' compiaciuta che erano ore che non pensava al marito e alla sua amante. Imbarazzata, frugo' nella borsetta alla ricerca di una qualsiasi cosa la potesse distrarre dai suoi pensieri.
"Enchante' madame!" La gradevole voce del dottor Saga, anticipo' il lieve bacio sul dorso della sua mano. Poi dopo essersi accomodato e senza che i suoi occhi smettessero di ammirarla, le disse:
"Bene. Direi che la prima parte del mio programma si e' svolta con successo. Ora, si puo' proseguire senza indugi alla seconda parte. Prima pero' devo chiarire alcune cose."
Saga s'interruppe permettendo al maitre di sistemare sul tavolo i flute colmi di una bevanda ambrata, per poi riprendere, quando dopo un lieve inchino, si fu allontanato.
"Signora, lei crede di avere bisogno del mio aiuto. In realta' lei e' solo addolorata. La sua tristezza e' indotta. Chi ha bisogno non e' lei, bensi' suo marito... lui, e' in uno stato confusionale che lo porta a fare cose bizzarre. Lui delega sua consapevolezza di infelicita' a lei, come moglie e, all'altra come amante. "



Continua...

GiselleB @ 13:17 | commenti (154)(popup) | commenti (154)
martedì, 04 marzo 2008 | in : varie, racconti, vita, prosa, giallo




Photo By Alain Daussin



Parte Seconda


"Dunque, signora Paola. Faccio rientrare il suo problema nella casistica di tipo "A". Questo e' per le mie statistiche e l'archiviazione." Il dottor Saga prese l'assegno che Paola gli porgeva e lo mise in un cassetto della scrivania. Poi, dopo aver compilato una ricevuta che le consegno' prosegui':

"Oggi nel primo pomeriggio le verra' recapitato un plico. All'interno, lei trovera' alcune cose e una lettera che dovra' leggere attentamente e seguire pedestramente in ogni suo dettaglio. D'altronde, io voglio che la felicita' ritorni a regnare in lei e, soprattutto, voglio che suo marito ritorni... con lo stesso ardore, amore e passione di prima."
Paola per la prima volta manifesto' la sua perplessita'.
"Dottore, mi scusi... come pensa di agire? Non mi pare che lei sia un mago o che usi scienze occulte. Altrimenti non sarei qui, logico..." Non riusci' a terminare la frase che Saga intervenne:
"Non si deve preoccupare di nulla, signora. Quello che voglio da lei e' l'abbandono totale di ogni sua incertezza. Si lasci andare... lasci che sia io  a preoccuparmi del suo caso. Ah! Dimenticavo. Nella quasi impossibile evenienza che fallisca, lei sara' rimborsata. Mi tratterro' solo la parcella di consulenza..."
Paola sgrano' gli occhi incredula e un accenno di sorriso le comparve sul volto.
"Signora, lo sa che quando sorride e' proprio carina. Dovrebbe farlo piu' spesso."Cosi' dicendo l'uomo si alzo', quindi prese la mano della donna la sfioro' con un lieve bacio, un gesto galante e antico e, come un anfitrione, l'accompagno' alla porta  dicendole:
"Posso avere l'onore di averla come ospite a pranzo domani all'una da Maurice?"
Paola resto' perplessa da quell'inaspettata domanda e l'unica cosa che le parve carina da fare fu quella di accettare l'invito.
Appena la donna se ne ando', il dottor Saga chiamo' la sua attempata segretaria, suggerendole di portare carta e penna.
"Giulia, la prego di prendere nota. Appena possibile telefoni a Diego e gli dica di farsi trovare domani da Maurice alle 13.30 esatte. Non un minuto prima, ne' uno dopo. Gli dica anche di vestire con un Armani di taglio classico, meglio se di seta opaca, grigio scuro. Niente gel o brillantina. Deve lasciare i capelli morbidi e se sono cresciuti che li tagli. E per ultima cosa, nessun profumo. Voglio che si senta solo il suo odore di maschio rasato da poco e pulito. Tutto chiaro?"
La segretaria rilesse ad alta voce i suoi appunti, quindi si ritiro' dallo studio, lasciando il dottor Saga ai suoi pensieri compiaciuti. Sarebbe stato un grande succeso. Quel caso era semplice e la signora Paola gli avrebbe fatto sicuramente molta pubblicita': in certi ambienti benestanti, lui lo sapeva, c'era molta infelicita'.
Paola chiuse la porta di casa e si diresse a passo spedito verso la cucina. Poso' lo sguardo sul grande orologio che dominava il muro tra le due finestre: era quasi mezzogiorno. Il plico con le istruzioni del dottor Saga sarebbe arrivato a breve e per intrattenersi nell'attesa apri' il cassetto con le posate d'argento e, dopo aver indossato i guanti, inizio' a strofinarle energicamente togliendo la patina opaca di ossidazione. Quell'azione aveva la capacita' di rilassarla, mentre la sua fantasia vagava immaginando l'impossibile.
Non senti' neppure rientrare Eugenio e, quando se lo vide davanti,  in quell'insolita giornata carica d'aspettative, le riusci' solo di domandargli come mai fosse rientrato per pranzo, erano anni che non lo faceva.
"Non resto qui. Sono solo passato per cambiarmi e prendere la valigia. Anticipiamo la partenza per Amburgo di un paio di giorni... il fine settimana lo passo con lei, poverina, si deve riprendere dopo aver trascorso tutto il Natale al capezzale della sua anziana madre malata."
Paola senza smettere di strofinare un cucchiaio che oramai rifletteva la sua immagine come uno specchio sorrise amareggiata, e quel sorriso capovolto, distorto era un ghigno sofferente.
"E non hai pensato a me? Io... cosa faro', qui sola... non ci sono neppure i ragazzi?"
"Senti, la devi smettere di aggrapparti a me per ogni cosa! Esci, vediti con le tue amiche, o stai sola o vattene al diavolo! Io con te mi sento soffocare, il tuo troppo amore mi urta. Ho bisogno di riflettere su di noi e lo devo fare fuori di qui, lontano da te."
Senza attendere alcuna risposta, Eugenio lascio' la cucina. Lo senti' per un poco muoversi avanti e indietro mentre preparava la valigia. Poi il rumore della porta che si chiudeva inghiotti' nel silenzio l'ultima eco della presenza del marito.
Paola sentiva crescere in lei l'ondata del dolore che tracimava nei suoi occhi e il peso che le schiacciava il petto le toglieva il respiro, ma invece di abbandonarsi al pianto spalanco' la bocca sino a disarticolarla e le sue orecchie udirono dall'esterno un lancinante, doloroso: "Nooo!!"
Poi rimase immobile, seduta con le braccia abbandonate lungo il corpo mentre vedeva scorrere nella sua testa l'immagine di Eugenio con quella Elena, la sua segretaria, intenti a ridere, a passeggiare mano nella mano per le vie di Amburgo, e poi nel grande letto dell'albergo a fare l'amore.
Lo squillo del campanello di casa la distolse con un sussulto da quei masochistici pensieri. Un corriere le consegno' una grande busta gialla. Paola con mani tremanti quasi la lacero' alla scoperta di qualcosa che la potesse aiutare. Si sentiva troppo impotente, completamente abbandonata a se stessa.



Continua...






GiselleB @ 12:29 | commenti (49)(popup) | commenti (49)



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