C'ho il blocco creativo. Vorrei sbloccarlo, ma chissa' perche' non mi riesce. Eppure, so che se voglio riesco pure ad aprire il vasetto dei sott'aceti senza barare... per barare intendo non fare leva sotto al coperchio col coltello. Non lo faccio perche' poi i vasetti sterilizzati li uso per contenere la marmellata di more che io stessa medesima con le mie manine faccio.
E raccogliere le more non e' mica roba facile.
Intanto ad agosto nel bosco, umido e polveroso fa un caldo tropicale. Poi le more non e' che nascono appese come i grappoli d'uva, li' belli comodi pronti per essere colti: loro stanno attaccate ai rovi! E le piu' grosse e succulente preferiscono svettare in alto in alto, circondate da spine che se hai le maniche corte (ad agosto fa caldo) ti scorticano la pelle, se invece hai le maniche lunghe si impigliano bolccandoti e ogni movimento ti si ritorce contro.
Infatti le subdole sono circondate da amorevoli rami spinati che non aspettano altro di essere aizzati da quel filo della maglietta che se li tira dietro e ogni movimento non fa altro che imprigionarti sempre di piu'.
Insomma, tutto questo per dire che a me le cose difficili non mi spaventano, anzi. Spesso sono un stimolo, una sfida per vedere come me la cavo.
Un'altra cosa invece sono le cose impossibili... se non impassabili.
Come disse il Bianconiglio ad Alice: "Non e' che il buco della serratura e' piccolo, sei tu impassabile da li', sei troppo grande!"
A ben pensarci, tutto e' molto soggettivo. Quando volevo scrivere e non potevo e se lo facevo era di fretta, nei tempi rubati al dovere, era tutto un turbinio di idee che si accalcavano nella mente, pronte per essere espresse. Mi ci mancava solo il numero da dare ad ognuna, come in fila dal salumiere.
Ogni momento di pausa, anche al bagno, era un attimo da dedicare alla fantasia e smaniavo di vederla scritta, raccontata, per leggerla e rileggerla e ancora per fantasticarci sopra.
E poi, che dire della vana ricerca del mio libro perfetto. Libro che non trovero' mai. Allmeno sinche' non lo scrivero' io.
Qualcuno storcera' il naso. La prima a farlo sono io. Detrattrice come me, nei miei confronti vi assicuro non vi e' nessuno.
Quindi, e qui spero di dare una conclusione alla cosa perche' mi scappa la pipi' ma voglio finire prima... anzi no vado che e' meglio...
Faro' felice piu' di uno, oppure rattristero' gli stessi. Tamto, io qui... ci torno. "And they questioned her, asking her what had befallen her. And she told them how in the dark-what-the-hell she had lost her way. And had wondered many times, till, torn and bleddin' she had lain her down to die, or to pie..."
GiselleB. che fa la sborona con l'inglese... tie'!
"Ecco, ci risiamo. Non puo' essere l'ennesima coincidenza!" Solo in quelle poche ore di lavoro mi era accaduto di interagire con i pensieri altrui una decina di volte. Ma questo era davvero troppo. Avevo scorto di sfuggita mentre saltellavo da un blog all'altro una parola inglese muscle, muscolo, ma l'avevo pensata come si pronuncia massle, e cosi' mi era rimasta focalizzata nella mente. "Massle! Ma dove ho letto questa parola?" Disse Giorgio il mio collega d'ufficio mettendosi a sfogliare il capitolato che stava revisionando. "Da nessuna parte, almeno non su quel preventivo. Il tuo e' un pensiero indotto... da me." L'incredulita' si manifesto' nell'espressione di lui, e dal suo sorrisetto ironico. "Uh! Cosi' dici di leggere la mente?" "Non ho detto questo. Anzi volendo sei tu che hai captato il mio pensiero... a volte sono io a ricevere, altre volte invece trasmetto." "See! Cosa sei? Un'emittente?" Sbotto' Giorgio prima di scoppiare in una fragorosa risata. "Tivu' GisSette!" "Che cretino sei... ma scusa, a te non e' mai capitato di pensare a qualcosa, chesso' una canzone e all'improvviso eccotela passare in radio?" Silenzio di pausa, gli occhi rivolti verso destra, in alto. Espressione crucciata, la mano portata ad afferrare il mento. Silenzio. "Hmmm... si', ma si tratta di coincidenze." "E, cos'e' per te una coincidenza se non la manifestazione che hai previsto quello che sarebbe accaduto?" Gli feci notare di rimando e senza attendere la sua risposta ripresi incalzando: "Hai mai pensato che viviamo in ambienti saturi di onde? Te pensa solo in questa stanza tra pc, cellulari, radio quante sollecitazioni elettromagnetiche giungono al nostro cervello, che funziona con i neuroni, cellule che reagiscono agli stimoli elettrici." Giorgio mi seguiva interessato e la sua espressione non era piu' canzonatoria, e questo mi diede l'impulso di andare avanti. "Sono anni che mi capitano cose strane, specialmente quando sto qui davanti al pc. E' come se in questa postazione il pensiero si potenziasse..." "Hai mai cercato di scoprire se capita ad altri? A me personalmente non pare, ma e' anche vero che prima d'oggi non ci avevo mai fatto caso." Senza indugiare aprii la pagina di ricerca. Mi soffermai un istante per formulare la parola chiave: "Telepatia pc". La mia ricerca fini' in pochi secondi quando aprii la finestra: Cognition and cognitive neuroscience - Manchester University. Avida di sapere m'immersi nella lettura del trattato, dimenticandomi di Giorgio che silenzioso stava alle mie spalle in attesa di una risposta. "A quanto pare stanno conducendo delle ricerche... la chiamano Neuro Scienza... quindi le mie sono piu' che supposizioni!" Esultante mi spostai di lato permettendo al mio collega di vedere quanto c'era sul monitor. "Quasi quasi, telefono per saperne di piu'. Magari direttamente al direttore responsabile. Ho visto che cercano dei volontari per i loro esperimenti..." La mattina dopo, ero immersa nell'ordinato traffico londinese nell'attesa di un taxi che mi portasse al Centro di Ricerche dell'Universita' di Manchester.
Si incontrarono il pomeriggio. Lui la porto' al lago, e camminando mano nella mano rivissero nel silenzio l'emozione del loro primo incontro.
Poi davanti all'immobilita' dell'aria sciolta nella bruma lacustre, Paola estrasse dalla borsetta una busta. Esitante la porse a Diego
- "Cos'e'?" - le chiese aprendola e sorridendo. Poi quello stesso sorriso si spense dissolvendosi in una terribile smorfia, quasi disgustata.
- "Soldi? Paola, perche'?"
- "Non e' questa la prassi? Per la tua prestazione di questa notte."
La mano di lui si serro' sulla busta - "Perche' fai questo? Perche'? - era furente - "Riprenditi subito i tuoi soldi!" - i suoi grandi occhi scuri mandavano lampi.
Lei sussuro' - "Scusa" - e tenendo chino lo sguardo rimise la busta col suo contenuto nella borsetta.
La tensione era palpabile tra loro e prima di salutarsi sotto casa di lei, lui pallido e teso l'affronto'.
- "Per chi mi hai preso? Eravamo amici... poi piu' che amici, amanti. Ma nonostante questo, tu pensi che io sia un uomo in vendita... un individuo che vive sulle spalle delle donne... uno spregevole ballerino in affitto..."
- "No, no..." - Diego non tenne in nessun conto la flebile protesta di lei, e con il volto stravolto rincalzo' - "Si' che lo pensi. Ebbene, e' vero!"
Paola silenziosa si volse a guardarlo consapevole di sentire la nota e dolorosa verita'.
- "E' vero. Il dottor Saga mi aveva dato l'incarico di farti divertire, di farti dimenticare della trascuratezza di tuo marito. Spregevole, eh?"
- "Perche' mi dici queste cose? - chiese lei.
- "Perche' ho chiuso... non posso continuare... non con te. Tu sei il tipo di donna di cui ci s'innamora, di cui potrei fidarmi e ti adorerei teneramente. E non te lo dico perche' fa parte del gioco." - Paola gli si fece piu' vicina e lui le prese le mani tra le sue.
- "Ti dimostrero' che non e' cosi'. Me ne vado, per te... sparisco. Per te cerchero' di cambiare e trasformare la disgustosa creatura che sono in un uomo."
Improvvisamente la prese tra le braccia. La sua bocca si avvicino' a quella di lei congiungendosi in un disperato bacio. Poi la lascio' andare.
- "Ti dimostrero' che sono cambiato. Che mi hai fatto cambiare." - pronuncio' drammatico - "Ti ricordi che mi hai detto che ti diverte leggere gli annunci economici e personali sui quotidiani? Bene... in questo stesso giorno, ogni anno ci troverai un messaggio da parte mia per dirti, che non ti ho dimenticata e che segretamente sei diventata e rimasta speciale. Allora capirai che cosa hai significato per me... e cosa continuerai a significare."
Quindi, si sfilo' dal mignolo un semplice anello d'oro. - "Era di mia madre. E' giusto che lo tenga tu." - Quindi la aiuto' a scendere dalla macchina e la lascio' li, sbalordita con la vera in mano e il suono della sua amata voce che le diceva addio.
Quella sera Eugenio rincaso' presto e trovo' Paola che fissava il nulla oltre la finestra della cucina. Lo sguardo vuoto e lontano e la voce dolce ma assente, gli rispondeva meccanicamente.
- "Potremmo andarcene da qualche parte se ne hai voglia, magari in riviera. E' da tanto che non ci andiamo." - Suggeri' timidamente il marito.
- "Non ti preoccupare per me. Non ho bisogno di nulla. " - Rispose laconica Paola.
Povero, vecchio Eugenio... le faceva quasi pena, era cosi' patetico e nella sua esistenza non c'era nulla di paragonabile al segreto splendore che ravvivava la sua: sarebbe stato un grande amore senza fine, a cui aveva rinunciato solo per amore.
Gli sorrise teneramente, mentre nella sua mente il volto di Diego si dileguava e rigirava sfiorandolo possessiva l'anello.
- "Eugenio, fammi sognare!" -
Il dottr Saga stava parlando con la sua segretaria. - "Conto intrattenimenti?"
- "Duemila euro..."
Improvvisamente la porta dell'ufficio si spalanco' ed entro' Diego visibilmente di cattivo umore.
- "Oh, buongiorno caro" - disse il dottore - "E' andato tutto bene a quanto pare."
- "Credo di si'... le ho dato l'anello su cui ho fatto incidere il nome di mia madre, Lucia."
- "Ottimo. E, il testo dell'inserzione?"
- "Ricordo sempre. Sii felice. Diego."
Saga inarco' pensieroso un sopracciglio mentre veloce digitava dei numeri sulla tastiera del suo portatile.
- "Dunque... vediamo. Duemila euro di spese d'intrattenimento, quindi abbiamo un margine di guadagno di circa seimila euro. Si', direi che per una decina d'anni quell'annuncio si puo' ripeterere... adeguato, assolutamente perfetto. Giulia, per favore, prenda nota e si ricordi della data. Grazie. Si puo' accomodare di la'."
Quando la segretaria se ne fu andata, Saga rilassandosi nella sua comoda poltrona e incrociando le mani sul suo prominente ventre, si rivolse diretto a Diego.
- "Che accade? Non mi pare tu sia soddisfatto..."
- "Senta," - sbotto' l'uomo - "non mi piace! E' una cosa schifosa quello di giocare coi sentimenti degli altri!"
Il dottor Saga, si sfilo' gli occhiali, li controllo' in controluce e lentamente prese a pulirli. Ricontrollo' il risultato e soddisfatto li pose accanto al portatile, e osservo' Diego con una sorta di interesse scientifico.
- "Non mi risulta che la tua coscienza ti abbia mai, ehem... disturbato durante la tua longeva e notoria carriera di mercenario d'amore." - "Be', inizio a vedere le cose in un altro modo... e sono stanco di essere paragonato ad un fallo finto, solo per sviare l'attenzione di qualche marito distratto che trascura la moglie!" Saga parlo' con un tono di voce da insegnante che ammonisce il suo alunno prediletto, seriamente impensierito dal suo moto ribelle. - "Diego, Diego, Diego... hai compiuto un'azione generosa e meritoria. Ogni donna ha bisogno di un'avventura romantica da cui attingere, come da un'ampolla di essenze, un paio di gocce da porre dietro i lobi e rivisitare nel corso degli anni venturi. Un'avventura giust'appunto... non un amore lacerante. Conosco la natura umana, so quello che dico e Paola di questo episodio si nutrira' per anni ed anni e solo il rievocarlo la rendera' felice." - Il dottor Saga s'interruppe, per tossire e schiarisrsi la voce - "Se tu avessi continuato, saresti divenuto l'amante, il segreto da vivere con sensi di colpa e dolore... e sarebbe finita malamente." - "Io, iniziavo ad amarla. E tutto questo non mi piace." - Replico' Diego prima di voltarsi per andarsene. Rimasto solo Saga, apri' un cassetto della scrivania e ne estrasse un fallo finto. Quindi osservandolo e rigirandolo davanti a se' studiandolo, penso' ad alta voce: - "Interessante! Un incallito gigolo' con ingombranti tracce di coscienza... devo analizzarne gli sviluppi, per le mie statistiche." - Ripose l'oggetto nel cassetto. Premette il pulsante dell'interfono. - "Giulia, la prego. Mi porti il fascicolo numero 318 e fissi l'appuntamento con la signora Cerutti per le quattordici. Grazie."
- "Un cazzo finto?" - Lo stupore di Eugenio si manifesto' in quella esclamazione detta ad alta voce. - "Ma che diavolo, Paola!" - Gli sembrava assurdo che sua moglie potesse avere bisogno di quel giocattolo. Eppure, lui stesso ad Amburgo ne aveva comprato uno simile ad Elena, insaziabile e smaniosa di avere sempre di piu'. Come se l'essere cresciuta nelle privazioni della guerra civile le concedesse ora il diritto di ottenere tutto. Certo, tutto quello che poteva permettersi il ricco, vecchio amante del momento. Non si era mai illuso sull'effimerita' dei sentimenti della ragazza. Carne fresca da godere, da cui attingere nuove energie.
Quando aveva smesso di vedere Paola come una donna desiderabile? Eppure i sentimenti che nutriva per lei erano profondi e irrinunciabili.
Eugenio, rimise il fallo nel fondo del cassetto accantonando con un sospiro rassegnato i suoi pensieri. Doveva affrettarsi e raggiungere Elena anche se si sentiva stanco e avrebbe desiderato restare nell'intimita' della sua casa. Doveva sbrigarsi.
Passarono una decina di giorni in cui Paola trascorreva gran parte del suo tempo in compagnia di Diego: si vedevano a colazione, nei pomeriggi in centro o a fare interminabili passeggiate, alla sera per danzare appassionati il tango. Giornate intense e spensierate.
Una sera stavano ballando nel solito locale e lei scorse suo marito prima ancora di essere vista da lui. Era in compagnia di Elena, la sua segretaria amante. Anche loro stavano nel mezzo della pista.
- "Ciao Eugenio," - disse serenamente Paola, quando i loro sguardi s'incrociarono. E con grande soddisfazione noto' il viso del suo sposo trafigurarsi in varie espressioni, prima di stupore quindi di colpevolezza smascherata e lei non pote' fare a meno di sentirsi piacevolmente padrona della situazione.
Una volta tornata al suo tavolo li guardo'. Com'era invecchiato e goffo mentre piu' che ballare rimbalzava sui piedi, con le stesse movenze antiquate di vent'anni prima. Povero Eugenio, cosa non avrebbe fatto pur di sembrare ancora aitante agli occhi della sua annoiata compagna, che vagavano oltre la spalla di lui spersi nella sala.
Lancio' un'occhiata al suo perfetto cavaliere che, sempre pieno di attenzioni, ora taceva comprendendo la situazione. Si sentiva bene con Diego. Lo guardo' di nuovo provando un intenso brivido di desiderio che lui percepi' e sorridendole complice la invito' a ballare nuovamente.
Paola sapeva che il marito contrito la stava vedendo ed era felice di immaginare che fosse geloso, anche se non lo voleva veramente. Non voleva turbare il loro ritrovato quieto menage... in fondo, ora non erano tutti felici?
- "Diego, portami a casa tua." - Sussurro' all'orecchio del suo cavaliere e prima di staccarsi non pote' non notare che anche Elena l'aveva riconosciuta e sorrideva civettuola ad Eugenio, che impietrito stava immobile nel mezzo della pista limitandosi ad osservarli mentre si dileguavano dal locale.
Nell'intimita' dell'appartamento Paola ebbe una partenza decisa; nello stesso istante, nello stesso contrasto e spazio di ognuno. Diego le mise la mano tra i capelli afferrandole la nuca, premendo le sue labbra su quelle di lei. Spinse il suo corpo contro lei con forza, assorbendo la reciporca ansia della prima volta, mentre eccitati e smaniosi quasi si strappavano gli abiti di dosso.
Giunse l'impatto. In un unico profondo grido che li lascio' completamente in balia delle emozioni e lui si muoveva dentro di lei, sollevandola da sotto con le mani, quasi come se volesse sollevare se stesso da un'inconscia provocazione che lo spingeva ad infierire con il suo corpo per scavare solchi profondi e piantare radici profonde.
- "Non sentiro' mai piu' cosi'... " - esclamo' Paola sconvolta mentre con le mani, disperata si aggrappava al collo di lui e pensava che tanto piu' si ha da rinunciare, tanto piu' si e' esigenti. E intanto bruciava nel calore dei movimenti di lui che assecondava aprendosi e concedendosi per riceverlo piu' violento, piu' penetrante, sino quando fu un continuo spasimo, come la sensazione di morire. Ogni volta sentiva che era l'ultima e invece accadeva di nuovo, tanto che arrivo' a percepire solo se stessa, completa e irraggiungibile. Annientata nel piacere era come se non esistesse piu'.
Raggiunse una completezza cosi' intensa da svenire, perdendosi nel buio profondo stretto tra le sue palpebre e le lacrime, rimanendo aggrovigliata nei sensi come una cima bagnata sul ponte di una barca dopo la tempesta.
- "Stupida che sono, ma per la prima volta sono felice di esserlo..." - pronuncio' roca Paola girandosi nella direzione di Diego che giaceva supino e ansimante al suo fianco.
- "Mi piace come ti sento godere. E' stato come una caccia spietata..." - poi l'uomo senza dire altro si mosse verso di lei, cercandola e riperdendosi dentro di lei.
Era quasi l'alba quando Paola chiuse alle sue spalle la porta di casa. Vide Eugenio che stava in cucina, seduto al tavolo davanti ad una tazzina di caffe'.
- "Ehem... " - osservo' lui - "Sei tornata... in tempo per il caffe'. Che strano incontrarti... ci si vede cosi' raramente ultimamente..."
- "Vero?" - ripose lei sedendosi e servendosi.
- "Senti Paola, a proposito di quella ragazza, Elena..."
- "Si' caro?"
- "Io... io, non ho intenzione di turbarti... riguardo a lei, non c'e' niente."
- "Lo so. Sono stata una sciocca... vedila quanto ti pare, se cio' ti rende felice."
Queste parole invece di rallegrare Eugenio, lo irritarono. E tristemente giunse alla conclusione che non c'era nessun piacere nell'uscire con una ragazza, se la moglie consenziente te lo permetteva. Tutta la sensazione di essere un conquistatore, un libertino sicuro, di essere uno che "gioca col fuoco" si estinse sfrigolando nel suo ignominoso orgoglio. Tutt'a un tratto l'uomo, si senti' stanco e abbattuto.
- "Chi era quel tizio?"
- "Non lo conosci. Me lo ha presentato un comune amico. E' Diego, cosi' si chiama. Diego Deverne."
- "Devi essere prudente, sai... questi ballerini a pagamento possono portare le donne di mezza eta' a compiere delle sciocchezze o a fare cose sconvenienti..."
- "Io lo trovo un esercizio molto salutare... come te del resto, immagino." - disse senza sarcasmo Paola - "L'importante e' essere felici, no? Me lo hai ripetuto cosi' tante volte che ora ci credo anche io... avevi ragione."
Eugenio le lancio' un'occhiata penetrante, quasi a trapassarla per radiografare i suoi veri sentimenti. Lei sbadigliando si alzo' dirigendosi verso la camera, poi come ripensandoci ritorno' sui suoi passi per schioccare un bacio sulla fronte di lui.
Una volta a letto, quando prima quelle frasi non avevano prodotto nessun effetto, Paola ripenso' alle parole del marito e si fecero strada ancora di piu' nella consapevolezza del mattino.
- "Poteva essere Diego un gigolo'? - A questo pensiero il viso le avvampo' anche per il ricordo dei momenti intimi trascorsi insieme. - "Bene. E se anche fosse?"
Paola sconcertata, soppesava il fallo finto rigirandolo tra le mani e invano cerco' un altro biglietto di Saga che le desse qualsiasi spiegazione. Trovo' invece nella scatola il bugiardino con varie metodologie d' uso con qualche immagine disegnata. - "Pazzesco!" - Disse ad alta voce ben sapendo si essere sola - "Cosa dovrei farci con questo coso finto? Bah!" - Senza degnare l'oggetto di un'altra occhiata, lo infilo' nel suo involucro originale e lo seppelli' nel cassetto della biancheria intima, sotto e in fondo a tutto.
La mattina si sveglio' con lo scampanio della chiesa. Si rese conto che era gia' domenica e che Eugenio non si faceva sentire da tre giorni. Stava sorseggiando il caffe' quando il nome di Diego apparve sul display del cellulare anticipandone lo squillo. Il cuore le balzo' in gola e la sua voce ebbe un lievo tremito di emozione quando rispose.
"Buongiorno Paola! Hai dormito bene, spero... passo a prenderti tra un paio d'ore... a dopo."
"A dopo..."
Trascorsero quella domenica in riva al mare, lei con le scarpe in mano lui coi pantaloni arrotolati camminando sulla battigia, giocando con le piccole onde che si dissolvevano sulla fine sabbia dorata del lido.
Diego le racconto' della sua vita, di quanto avesse amato il padre morto suicida dopo il fallimento della azienda di famiglia. Parlo' delle donne che aveva incontrato con una punta di amarezza e di quanto lei fosse dolce e diversa.
Paola ascoltava con interesse. Si sentiva completamente assorbita dalle vicende di quell'uomo che sentiva sempre piu' vicino, affine. Come se la sofferenza che ognuno di loro aveva provato potesse in qualche modo cementare la complicita' che gia' stava nascendo.
Verso il tramonto si sedettero vicini sulla sabbia tiepida, ad ammirare il lento immergersi del sole nel verde del mare.
"Incredibile! Ho visto questo rituale ripetersi almeno un migliaio di volte. Ma e' sempre emozionante!" - Disse Diego con il sorriso di bimbo sul volto.
"E' vero..." - Sussurro' la donna per non interrompere la magia di quel momento, lasciando vagare lo sguardo nell'orizzonte; respirando a pieni polmoni quell'aria violetta dal profumo salmastro. Si sentiva viva e dopo tanto tempo, serena.
Rientrarono accodandosi al lento flusso di macchine, di gitanti che come loro, avevano trascorso quella domenica fuori citta', e quando giunse il momento di congedarsi a Paola venne spontaneo baciare l'uomo sulle labbra.
Porto' con lei il contatto del calore di quella carne sconosciuta e familiare, dal lieve sapore salato. Sali' le scale in un beato stato di trance e si ritrovo' in casa che ancora tratteneva la sensazione del bacio con la mano premuta sulle labbra. Lo avrebbe rivisto ancora, piu' tardi. Ancora non si sentiva sazia di quell'uomo che ambiva conoscere e possedere.
"Dove sei stata?" - La voce di Eugenio le giunse inaspettata e la fece sobbalzare.
Paola lentamente si volse a guardare la figura del marito, che inquisitoria troneggiava nel mezzo della sala da pranzo. E fu come se lo vedesse per la prima volta dopo anni di lontananza. Si sorprese di sentire le sue emozioni pacate e distanti e di notare quanto fosse invecchiato e stanco.
"Sono andata a vedere il tramonto al mare... e tu? E' spossante Amburgo a quanto pare." - Rispose mentre con la mente vagava nella serenita' dell'evocazione del suo ricordo sorridendo. Poi, senza aggiungere altro si chiuse nell'intimita' del bagno per concedersi una sferzante doccia. Senza fretta si lascio' accarezzare dall'acqua: prima calda, poi tiepida; di getti ora morbidi ora appuntiti come piccoli aghi. Si dilungo' nel massaggio per fare assorbire alla sua pelle assetata la sofficita' della crema dal profumo di terre orientali e lontane. Si rivesti' con gesti lenti, sicuri scegliendo l'abito tra quelli nuovi da poco acquistati.
"Non resto a cena." Ancora, la voce estranea del marito la distolse dai suoi remoti pensieri.
"Anche io." - disse fredda e lontana - "Esco tra poco e, penso di rientrare tardi."
Eugenio si senti' spiazzato e non fece nulla per camuffare la costernazione che si dipingeva sul viso sbalordito. Aveva pensato che la moglie avrebbe fatto come suo solito una piagnucolosa sceneggiata, in cui lo supplicava di non lasciarla; di quanto si sentiva sola senza di lui. Aveva pensato ad ogni minimo dettaglio conoscendo la prevedibilita' del dialogo, che era sempre lo stesso, preparando con cura giustificazioni e risposte.
Invece lei, non aveva aderito al copione del suo ruolo e lui, non sapeva se sentirsi sollevato e compiaciuto del suo piccolo successo per aver evitato l'ennesima crisi, o turbato da quel cambiamento. Non ebbe tempo di pensare oltre. Il - "Ciao" - inespressivo di Paola dalla porta, mentre usciva lo lascio' per quella prima volta solo e costernato.
"Lei e' diversa. E' cambiata, anzi... e' come era da ragazza. Che succede? - Penso' Eugenio guardandosi intorno e cercando nelle solite cose dell'arredamento della camera da letto delle assurde e impossibili risposte. Lo squillo del cellulare e la voce dal monotono accento slavo di Elena che gli domandava quanto ci stava mettendo a prendere un paio di calzini puliti, lo riportarono alla realta' della situazione. Frugo' scocciato nel cassetto della biancheria, era di fretta e - possibile che i suoi pedalini fossero sempre segregati nel fondo - quando la mano tasto' qualcosa di duro: una scatola. La prese. Incuriosito l'apri'...