C'ho il blocco creativo. Vorrei sbloccarlo, ma chissa' perche' non mi riesce. Eppure, so che se voglio riesco pure ad aprire il vasetto dei sott'aceti senza barare... per barare intendo non fare leva sotto al coperchio col coltello. Non lo faccio perche' poi i vasetti sterilizzati li uso per contenere la marmellata di more che io stessa medesima con le mie manine faccio. E raccogliere le more non e' mica roba facile.
Intanto ad agosto nel bosco, umido e polveroso fa un caldo tropicale. Poi le more non e' che nascono appese come i grappoli d'uva, li' belli comodi pronti per essere colti: loro stanno attaccate ai rovi! E le piu' grosse e succulente preferiscono svettare in alto in alto, circondate da spine che se hai le maniche corte (ad agosto fa caldo) ti scorticano la pelle, se invece hai le maniche lunghe si impigliano bolccandoti e ogni movimento ti si ritorce contro.
Infatti le subdole sono circondate da amorevoli rami spinati che non aspettano altro di essere aizzati da quel filo della maglietta che se li tira dietro e ogni movimento non fa altro che imprigionarti sempre di piu'.
Insomma, tutto questo per dire che a me le cose difficili non mi spaventano, anzi. Spesso sono un stimolo, una sfida per vedere come me la cavo.
Un'altra cosa invece sono le cose impossibili... se non impassabili.
Come disse il Bianconiglio ad Alice: "Non e' che il buco della serratura e' piccolo, sei tu impassabile da li', sei troppo grande!"
A ben pensarci, tutto e' molto soggettivo. Quando volevo scrivere e non potevo e se lo facevo era di fretta, nei tempi rubati al dovere, era tutto un turbinio di idee che si accalcavano nella mente, pronte per essere espresse. Mi ci mancava solo il numero da dare ad ognuna, come in fila dal salumiere.
Ogni momento di pausa, anche al bagno, era un attimo da dedicare alla fantasia e smaniavo di vederla scritta, raccontata, per leggerla e rileggerla e ancora per fantasticarci sopra.
E poi, che dire della vana ricerca del mio libro perfetto. Libro che non trovero' mai. Allmeno sinche' non lo scrivero' io.
Qualcuno storcera' il naso. La prima a farlo sono io. Detrattrice come me, nei miei confronti vi assicuro non vi e' nessuno.
Quindi, e qui spero di dare una conclusione alla cosa perche' mi scappa la pipi' ma voglio finire prima... anzi no vado che e' meglio...
Faro' felice piu' di uno, oppure rattristero' gli stessi. Tamto, io qui... ci torno.
"And they questioned her, asking her what had befallen her. And she told them how in the dark-what-the-hell she had lost her way. And had wondered many times, till, torn and bleddin' she had lain her down to die, or to pie..."
GiselleB. che fa la sborona con l'inglese... tie'!


Mi guardi. Sento i tuoi occhi sfiorarmi la pelle, invece sono le tue mani che mi toccano. La stanza e' lievemente illuminata dall'unico fioco lampione, fuori, lontano nella notte. I nostri corpi nudi in questa penombra sembrano fotogrammi in bianco e nero. Ti muovi leggero, in punta di dita, ora a toccare il seno, ora a insinuarle tra le mie labbra a raccogliere quell'umido che poserai sui capezzoli desiderosi di baci. Lentamente scendi e ti soffermi sul mio ventre, sempre con quel tocco lieve che mi colma di brividi.
Languida si rigira nel letto assaporando il tepore delle coltri ancora per qualche istante. Ancora un poco di quella languidezza che riaccende il ricordo. Il ricordo e una velata ombra di rimorso. Lei era diventata l'amante, l'altra, nella vita di quell'uomo che l'aveva affascinata semplicemente con la sua discrezione e tenera, costante attenzione. Odiava se stessa per aver ceduto alla tentazione di sentirsi anche se solo per una notte la donna di Giovanni. E poi tutte le sue certezze sarebbero volate via e la malinconia l'avrebbe accompagnata per sempre. Eppure era felice. Si vergognava dei suoi pensieri, del ricordo di quel suo corpo che per qualche ora era come se fosse appartenuto ad un'altra donna. Mai prima di allora aveva provato quelle sensazioni. E mai piu' le avrebbe provate. Essere l'altra, l'amante non era la condizione a cui ambiva. Il cedere alla tentazione era subordinato solo dal fatto che sarebbe stato solo per una volta.










