PS: A lato appare una finestrella in cui faccio un minisondaggio. Purtroppo non sono riuscita a modificare il colore: e del testo e dello sfondo. Quindi nero su nero risulta invisibile. Sin quando non avro' capito come la cosa si puo' cambiare, troverete lo stesso sondaggio sul mio PROFILO. Quindi, se avete voglia di far capire "che cosa volete da me" o "come devo continuare" oppure "far intendere a quegli zucconi di Editori che potrei essere utile anche con quello che ho fatto sin'ora", aderite con le vostre proposte. Confido in voi... come sempre. Baci vostra Giselle.


Un sentito ringraziamento ad anneheche per l'idea.


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Photo GisellebyGiselle©
verde6



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Trovo questa decisamente orribile. Tra il segno del costume, i mozzichi delle zanzare, la schiacciata di tette, le costole in fuori e il culone in primo piano direi che sono proprio alla frutta... non ho nulla di nuovo da postare. Vabbe', dicono che: "Chi si accontenta gode..." Sara'.
 

A voi tutti comunque auguro un felice e sereno fine settimana.






GiselleB @ 18:59 | commenti (65)(popup) | commenti (65)
mercoledì, 05 settembre 2007 | in : racconti, fantasy, , esercizi di scrittura



Quarta ed ultima parte




tullePhoto GisellebyGiselle©



Chiara noto' la ferita al polso di Bruno, che ancora aperta, aveva lasciato sulla tasca delle braghe una macchia scura di sangue.
"Ma lei e' ferito!"
"Non e' nulla... mi sono tagliato intanto che potavo le rose di Marta..." A disagio l'uomo spostava il peso del corpo da un piede all'altro, mentre con la mano sana cercava il fazzoletto per tamponare la ferita.
"Venga Bruno, non faccia il bambino e si lasci medicare. Non sa quali infezioni possono portare le rose. Vado a prendere l'occorrente. Intanto lei metta il polso sotto l'acqua fredda." Sicura Chiara si diresse verso la camera mentre Bruno ubbidiente apriva il rubinetto.
Marta non fece neppure in tempo a rimettersi la vestaglia che la porta del piccolo bagno si spalanco' e la luce le riempi' gli occhi obbligandola a strizzarli. Se ne stava nell'angolo tra i sanitari e la finestra, rigida con il fagotto premuto contro il petto e il suo sguardo era atterrito mentre guardava l'abito bianco abbandonato sul bordo della vasca e la ragazza che ignara apriva il pensile sopra il lavabo.
"L'acqua ossigenata dovrebbe bastare... ah! Un cerotto e pure del cotone." Chiara stava per chiudere l'antina a specchio quando vide l'immagine della donna nuda. Senza scomporsi, ne' parlare noto' il suo abito di seta bianco con la macchia di rossetto abbandonato sulla vasca. Chiuse con uno scatto il mobiletto, e uno strano sorriso le apparve sulle labbra mentre si voltava a guardare Marta. La guardo' con uno sguardo freddo, ancora piu' glaciale accompagnato da una smorfia che non era piu' un sorriso, ma un ghigno terrificante. Non disse una parola mentre uscendo sfilava la chiave dalla toppa per poi rimetterla all'esterno, chiudendo la donna nel bagno.
"Signorina, guardi che la ferita ha smesso di sanguinare. La ringrazio di tutto, non si stia a scomodare per nulla." Disse Bruno sentendo la presenza di Chiara alle sue spalle.
"No! Direi che avresti pure bisogno di un paio di punti. E' profonda." L'uomo si volto' di scatto, perche' la voce che aveva sentito non era quella solita della ragazza.
Invece era lei, anche se aveva una strana espressione e si lascio' accompagnare al tavolo, sedendosi accanto a Chiara che con un asciugamano sul grembo armeggiava con la boccetta del disinfettante e il cerotto.
"Dio mio! Dio mio! Quella mi ha chiuso dentro!" Marta spaventata e tremante si rivestiva cercando di comprendere il comportamento bizzarro di Chiara. Certo, poteva capire che si fosse arrabbiata per la macchia sul vestito, ma la tintoria a sue spese avrebbe sistemato la cosa... doveva uscire da li' e da quella assurda situazione. La finestra del bagno era stretta e lunga, pero' anche se a fatica poteva farcela. Il problema era il grosso cespuglio di rose, quelle maledette rose che aveva piantato lei stessa e che sapeva essere spinoso. Si sarebbe scorticata, ma poco importava, doveva uscire, ad ogni costo.
Bruno sedendosi avverti' il fastidio delle cesoie appuntite premere contro la coscia, quindi le tolse dalla tasca per posarle sul tavolo.
"Ora sentirai un po' di male. Posso darti del tu, vero Bruno? E smettila di chiamarmi signorina..." Chiara portando il braccio ferito sul grembo, noto' che sotto ad un lembo di tessuto c'era una spina.
"Questa bisogna toglierla. Prendo le pinzette..."
Marta apri' la finestra, quindi spalanco' le imposte. Guardo' in giu'. Il salto era minimo, un paio di metri, ma il rovo minaccioso era la sua preoccupazione principale. "Magari, se uso il grosso telo da bagno, un po' mi proteggera' dalle spine." Cosi' pensando e sporgendosi dalla finestra fodero' il cespuglio di rose come meglio poteva, poi sali' in ginocchio sul davanzale e stava per calarsi quando girandosi vide Chiara. Vide il suo braccio, poi la sua mano guantata stretta a pugno intorno alle cesoie di Bruno. Segui' il levarsi in aria e l'abbassarsi della doppia lama, poi il dolore improvviso che le scoppio' nel petto le fece abbandonare le forze e lascio' la presa con cui si sorreggeva alla finestra. Cadde all'indietro. Senza rumore. Non avverti' altro dolore e si ritrovo' a pensare, in quell'ultimo momento che lo stratagemma del telo sul rovo aveva funzionato. Poi fu cielo e petali di rosa che lievi le cadevano sul viso... poi fu solo buio.
"Eccomi! Ora fai il bravo mentre ti tolgo la spina dal polso." Bruno guardo' la ragazza come se fosse la prima volta: era lei, eppure la sua espressione era cambiata, fredda e determinata mentre con il tocco lieve della mano guantata di un usa e getta, rovistava dentro la sua ferita.
Istintivamente sentendo un dolore intenso ritrasse il braccio ma Chiara saldamente lo trattenne, mentre scuotendo la testa e rimproverandolo come si fa con un bambino gli diceva: "Senti male, lo so... ma, quanto ne hai fatto a Marta? Un tipo di dolore diverso, non fisico, non positivizzabile come quello che provi ora che ti curo... direi che non c'e' paragone."
"Ehi! Ora basta! Mi stai torturando, altro che togliere una spina! Non vedi quanto sangue perdo?" La voce di Bruno era lamentosa, quasi supplichevole mentre vedeva l'asciugamano impregnarsi di rosso e le forze iniziavano ad abbandonarlo.
"Vedi, Bruno, ti ho reciso una vena... una sola, ecco ora sono due... tra poco sara' tutto finito..."
"Tu... mi vuoi uccidere? Perche'? Lasciami andare! Marta! Aiuto!"
"No. Non ti voglio uccidere, meriti una punizione questo e' vero perche' sei un uomo gretto e cattivo e non meritavi Marta. Lei era una donna debole, non si e' mai ribellata."
"Marta? Che le hai fatto?" La voce di Bruno era fioca, il suo capo era del tutto riverso sul tavolo, abbandonato come le forze che sentiva scivolare ogni attimo di piu' fuori di lui, con il sangue che copioso colava sul pavimento.
Chiara si alzo' di scatto non curante della smorfia di dolore che apparve sul volto dell'uomo che oramai privo di sensi si limitava a guardarla in silenzio.
"Pronto... vorrei segnalare una disgrazia. E' incredibile quello che e' successo... vi prego mandate subito un'ambulanza, ma fate presto! Si'... qui in Via Pascoli dodici. Presto vi prego!" La voce concitata di Chiara fu l'ultimo suono che Bruno senti' prima di perdere i sensi.
"Bene, si sta riprendendo. Signor Cremaschi, lei e' ricoverato all'ospedale in seguito alla forte emorragia che si e' procurato cercando di togliersi la vita recidendosi le vene... la avverto che e' in stato di fermo perche' sospettato di aver ucciso sua moglie. Al momento, lei, e' fuori pericolo anche se c'e' mancato poco..." L'uomo in divisa accanto al letto parlava di cose incomprensibili, assurdita'.
"Ahahaha! Non sono stato io! Marta... mio Dio no... Lei! E' stata Chiara! Lei ha ucciso la mia Marta e mi... mi ha ferito! E' lei l'assassina, dovete prenderla..." Bruno disperato diceva la verita', la sua verita' che avrebbe gridato sino allo sfinimento, sino ad impregnare di urla gli sterili corridoi e le stanze imbottite delle case di cura, mentre le cinghie della camicia di forza gli impedivano qualsiasi movimento.
"Chiara? Non mi dire che ti sei arrabbiata per la faccenda dell'altra sera. Poi con quella donna non ci sono andato. Ti amo troppo e senza di te, non funziono... Chiara? Ma che fai piccola? Piangi?" La voce del suo uomo al cellulare pareva piu' vicina del solito.
"Si... piango..."
"Piccola, sei cosi' tenera a sensibile... perdonami se puoi..."
"Ti perdono amore mio... e se solo fossimo piu' vicini..." Gli occhi verdi di Chiara, gonfi di lacrime per un attimo brillarono di una luce diabolica mentre la sua voce sussurrava: "Ti ucciderei."



Parte Prima e Seconda qui  -  Parte Terza qui


GiselleB @ 17:40 | commenti (24)(popup) | commenti (24)



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