Passeggiamo mano nella mano lungo la strada che dal bosco ci riporta alla nostra casetta di montagna. Le tasche piene di castagne, le mie guance arrossate dall'aria pungente di tramontana. In casa il camino e' allegramente acceso, il tepore e' accogliente e l'atmosfera diventa giocosa quando ci mettiamo ad incidere con un coltello appuntito la scorza delle castagne che poi mettiamo a sfrigolare sulla brace. Il riverbero del fuoco gioca sulla mia pelle, tu mi hai voluta nuda, e della mia nudita' ti stai nutrendo, con i tuoi occhi che indugiano sul seno e sulla curva dei fianchi. Ridi, la musica in sottofondo e' discreta e complice. Mi porgi un bicchiere di vino aromatizzato alla cannella, lo gusto ed e' incantevole l'accostamento con il sapore delle caldarroste. Tu continui a sorridere indugiando sulla mia nudita'. Anche io ti voglio nudo e ti sfilo la camicia. Le spalle sono ampie, il petto e' muscoloso e avvicino le labbra per succhiare il tuo piccolo capezzolo. Ti piace. La mano scende a cercare il tuo turgore di uomo, ti stringo, ti sfioro, ti accarezzo arditamente e lentamente scivolo a posare la mia bocca sul tuo roseo glande da cui e' gia' scaturita una piccola goccia trasparente che manifesta il tuo piacere. La mia lingua assapora quell'anteprima della tua essenza e voluttuosa lambisce la pelle tesa, succhiandoti, tenendoti e lasciandoti e le tue spinte di desiderio si fanno largo sino alla gola oltre la mia bocca rilassata. La tua mano scende a cercarmi e si sofferma tra le gambe, che spalanco ad accoglierti meglio. Senti il mio desiderio, me lo fai sentire scivolando dentro e fuori di me, con un dito, con due dita anche a giocare col proibito che s'infiamma di desiderio e la mia bocca diventa ardente intorno alla tua virilita'. Mi giro, ti provoco standomene carponi col mio sedere sfrontato davanti alla tua faccia. Tu non ridi piu'. Hai gli occhi che sono una fessura, la tua voce e' roca e le tue mani sono forti mentre mi afferrano i fianchi, mi stringi da farmi male e fai male quando mi penetri duro, diretto, violento. Cerco di scappare da te e da quel dolce supplizio che pare lacerarmi. Mi tieni ferma sollevando il bacino tanto che le mie gambe non toccano piu' il tappeto. Ti guardo supplicandoti di non farmi male. Ma tu nella furia di eccitazione che ti ho scatenato sei sordo alle mie parole. E mi apri. Entri ruvido e mi fai male, tu lo sai che fai male, ma a te questo mio dolore piace e le tue spinte sono sempre piu' potenti, e ancora piu' lacerante e' il dolore che le tue dita mi causano, dentro me nel loro frenetico movimento e delle altre dita che mi strizzano i seni... Le mie suppliche si sono trasformate in singhiozzi. Mi fai cosi' male che da questo dolore scaturisce all'improvviso uno strano inaspettato sordido piacere. Ora la mia voce e' un flebile gemito e mi sento dire implorandoti: "Si... Spningi di piu', ancora piu' forte... Ti voglio sentire forte e tutto dentro... Ti mangio..."








