Sesta Parte
- "Un cazzo finto?" - Lo stupore di Eugenio si manifesto' in quella esclamazione detta ad alta voce. - "Ma che diavolo, Paola!" - Gli sembrava assurdo che sua moglie potesse avere bisogno di quel giocattolo. Eppure, lui stesso ad Amburgo ne aveva comprato uno simile ad Elena, insaziabile e smaniosa di avere sempre di piu'. Come se l'essere cresciuta nelle privazioni della guerra civile le concedesse ora il diritto di ottenere tutto. Certo, tutto quello che poteva permettersi il ricco, vecchio amante del momento. Non si era mai illuso sull'effimerita' dei sentimenti della ragazza. Carne fresca da godere, da cui attingere nuove energie.Quando aveva smesso di vedere Paola come una donna desiderabile? Eppure i sentimenti che nutriva per lei erano profondi e irrinunciabili.
Eugenio, rimise il fallo nel fondo del cassetto accantonando con un sospiro rassegnato i suoi pensieri. Doveva affrettarsi e raggiungere Elena anche se si sentiva stanco e avrebbe desiderato restare nell'intimita' della sua casa. Doveva sbrigarsi.
Passarono una decina di giorni in cui Paola trascorreva gran parte del suo tempo in compagnia di Diego: si vedevano a colazione, nei pomeriggi in centro o a fare interminabili passeggiate, alla sera per danzare appassionati il tango. Giornate intense e spensierate.
Una sera stavano ballando nel solito locale e lei scorse suo marito prima ancora di essere vista da lui. Era in compagnia di Elena, la sua segretaria amante. Anche loro stavano nel mezzo della pista.
- "Ciao Eugenio," - disse serenamente Paola, quando i loro sguardi s'incrociarono. E con grande soddisfazione noto' il viso del suo sposo trafigurarsi in varie espressioni, prima di stupore quindi di colpevolezza smascherata e lei non pote' fare a meno di sentirsi piacevolmente padrona della situazione.
Una volta tornata al suo tavolo li guardo'. Com'era invecchiato e goffo mentre piu' che ballare rimbalzava sui piedi, con le stesse movenze antiquate di vent'anni prima. Povero Eugenio, cosa non avrebbe fatto pur di sembrare ancora aitante agli occhi della sua annoiata compagna, che vagavano oltre la spalla di lui spersi nella sala.
Lancio' un'occhiata al suo perfetto cavaliere che, sempre pieno di attenzioni, ora taceva comprendendo la situazione. Si sentiva bene con Diego. Lo guardo' di nuovo provando un intenso brivido di desiderio che lui percepi' e sorridendole complice la invito' a ballare nuovamente.
Paola sapeva che il marito contrito la stava vedendo ed era felice di immaginare che fosse geloso, anche se non lo voleva veramente. Non voleva turbare il loro ritrovato quieto menage... in fondo, ora non erano tutti felici?
- "Diego, portami a casa tua." - Sussurro' all'orecchio del suo cavaliere e prima di staccarsi non pote' non notare che anche Elena l'aveva riconosciuta e sorrideva civettuola ad Eugenio, che impietrito stava immobile nel mezzo della pista limitandosi ad osservarli mentre si dileguavano dal locale.
Nell'intimita' dell'appartamento Paola ebbe una partenza decisa; nello stesso istante, nello stesso contrasto e spazio di ognuno. Diego le mise la mano tra i capelli afferrandole la nuca, premendo le sue labbra su quelle di lei. Spinse il suo corpo contro lei con forza, assorbendo la reciporca ansia della prima volta, mentre eccitati e smaniosi quasi si strappavano gli abiti di dosso.
Giunse l'impatto. In un unico profondo grido che li lascio' completamente in balia delle emozioni e lui si muoveva dentro di lei, sollevandola da sotto con le mani, quasi come se volesse sollevare se stesso da un'inconscia provocazione che lo spingeva ad infierire con il suo corpo per scavare solchi profondi e piantare radici profonde.
- "Non sentiro' mai piu' cosi'... " - esclamo' Paola sconvolta mentre con le mani, disperata si aggrappava al collo di lui e pensava che tanto piu' si ha da rinunciare, tanto piu' si e' esigenti. E intanto bruciava nel calore dei movimenti di lui che assecondava aprendosi e concedendosi per riceverlo piu' violento, piu' penetrante, sino quando fu un continuo spasimo, come la sensazione di morire. Ogni volta sentiva che era l'ultima e invece accadeva di nuovo, tanto che arrivo' a percepire solo se stessa, completa e irraggiungibile. Annientata nel piacere era come se non esistesse piu'.
Raggiunse una completezza cosi' intensa da svenire, perdendosi nel buio profondo stretto tra le sue palpebre e le lacrime, rimanendo aggrovigliata nei sensi come una cima bagnata sul ponte di una barca dopo la tempesta.
- "Stupida che sono, ma per la prima volta sono felice di esserlo..." - pronuncio' roca Paola girandosi nella direzione di Diego che giaceva supino e ansimante al suo fianco.
- "Mi piace come ti sento godere. E' stato come una caccia spietata..." - poi l'uomo senza dire altro si mosse verso di lei, cercandola e riperdendosi dentro di lei.
Era quasi l'alba quando Paola chiuse alle sue spalle la porta di casa. Vide Eugenio che stava in cucina, seduto al tavolo davanti ad una tazzina di caffe'.
- "Ehem... " - osservo' lui - "Sei tornata... in tempo per il caffe'. Che strano incontrarti... ci si vede cosi' raramente ultimamente..."
- "Vero?" - ripose lei sedendosi e servendosi.
- "Senti Paola, a proposito di quella ragazza, Elena..."
- "Si' caro?"
- "Io... io, non ho intenzione di turbarti... riguardo a lei, non c'e' niente."
- "Lo so. Sono stata una sciocca... vedila quanto ti pare, se cio' ti rende felice."
Queste parole invece di rallegrare Eugenio, lo irritarono. E tristemente giunse alla conclusione che non c'era nessun piacere nell'uscire con una ragazza, se la moglie consenziente te lo permetteva. Tutta la sensazione di essere un conquistatore, un libertino sicuro, di essere uno che "gioca col fuoco" si estinse sfrigolando nel suo ignominoso orgoglio. Tutt'a un tratto l'uomo, si senti' stanco e abbattuto.
- "Chi era quel tizio?"
- "Non lo conosci. Me lo ha presentato un comune amico. E' Diego, cosi' si chiama. Diego Deverne."
- "Devi essere prudente, sai... questi ballerini a pagamento possono portare le donne di mezza eta' a compiere delle sciocchezze o a fare cose sconvenienti..."
- "Io lo trovo un esercizio molto salutare... come te del resto, immagino." - disse senza sarcasmo Paola - "L'importante e' essere felici, no? Me lo hai ripetuto cosi' tante volte che ora ci credo anche io... avevi ragione."
Eugenio le lancio' un'occhiata penetrante, quasi a trapassarla per radiografare i suoi veri sentimenti. Lei sbadigliando si alzo' dirigendosi verso la camera, poi come ripensandoci ritorno' sui suoi passi per schioccare un bacio sulla fronte di lui.
Una volta a letto, quando prima quelle frasi non avevano prodotto nessun effetto, Paola ripenso' alle parole del marito e si fecero strada ancora di piu' nella consapevolezza del mattino.
- "Poteva essere Diego un gigolo'? - A questo pensiero il viso le avvampo' anche per il ricordo dei momenti intimi trascorsi insieme. - "Bene. E se anche fosse?"
Continua...
