Quinta Parte

Paola sconcertata, soppesava il fallo finto rigirandolo tra le mani e invano cerco' un altro biglietto di Saga che le desse qualsiasi spiegazione. Trovo' invece nella scatola il bugiardino con varie metodologie d' uso con qualche immagine disegnata. - "Pazzesco!" - Disse ad alta voce ben sapendo si essere sola - "Cosa dovrei farci con questo coso finto? Bah!" - Senza degnare l'oggetto di un'altra occhiata, lo infilo' nel suo involucro originale e lo seppelli' nel cassetto della biancheria intima, sotto e in fondo a tutto.
La mattina si sveglio' con lo scampanio della chiesa. Si rese conto che era gia' domenica e che Eugenio non si faceva sentire da tre giorni. Stava sorseggiando il caffe' quando il nome di Diego apparve sul display del cellulare anticipandone lo squillo. Il cuore le balzo' in gola e la sua voce ebbe un lievo tremito di emozione quando rispose.
"Buongiorno Paola! Hai dormito bene, spero... passo a prenderti tra un paio d'ore... a dopo."
"A dopo..."
Trascorsero quella domenica in riva al mare, lei con le scarpe in mano lui coi pantaloni arrotolati camminando sulla battigia, giocando con le piccole onde che si dissolvevano sulla fine sabbia dorata del lido.
Diego le racconto' della sua vita, di quanto avesse amato il padre morto suicida dopo il fallimento della azienda di famiglia. Parlo' delle donne che aveva incontrato con una punta di amarezza e di quanto lei fosse dolce e diversa.
Paola ascoltava con interesse. Si sentiva completamente assorbita dalle vicende di quell'uomo che sentiva sempre piu' vicino, affine. Come se la sofferenza che ognuno di loro aveva provato potesse in qualche modo cementare la complicita' che gia' stava nascendo.
Verso il tramonto si sedettero vicini sulla sabbia tiepida, ad ammirare il lento immergersi del sole nel verde del mare.
"Incredibile! Ho visto questo rituale ripetersi almeno un migliaio di volte. Ma e' sempre emozionante!" - Disse Diego con il sorriso di bimbo sul volto.
"E' vero..." - Sussurro' la donna per non interrompere la magia di quel momento, lasciando vagare lo sguardo nell'orizzonte; respirando a pieni polmoni quell'aria violetta dal profumo salmastro. Si sentiva viva e dopo tanto tempo, serena.
Rientrarono accodandosi al lento flusso di macchine, di gitanti che come loro, avevano trascorso quella domenica fuori citta', e quando giunse il momento di congedarsi a Paola venne spontaneo baciare l'uomo sulle labbra.
Porto' con lei il contatto del calore di quella carne sconosciuta e familiare, dal lieve sapore salato. Sali' le scale in un beato stato di trance e si ritrovo' in casa che ancora tratteneva la sensazione del bacio con la mano premuta sulle labbra. Lo avrebbe rivisto ancora, piu' tardi. Ancora non si sentiva sazia di quell'uomo che ambiva conoscere e possedere.
"Dove sei stata?" - La voce di Eugenio le giunse inaspettata e la fece sobbalzare.
Paola lentamente si volse a guardare la figura del marito, che inquisitoria troneggiava nel mezzo della sala da pranzo. E fu come se lo vedesse per la prima volta dopo anni di lontananza. Si sorprese di sentire le sue emozioni pacate e distanti e di notare quanto fosse invecchiato e stanco.
"Sono andata a vedere il tramonto al mare... e tu? E' spossante Amburgo a quanto pare." - Rispose mentre con la mente vagava nella serenita' dell'evocazione del suo ricordo sorridendo. Poi, senza aggiungere altro si chiuse nell'intimita' del bagno per concedersi una sferzante doccia. Senza fretta si lascio' accarezzare dall'acqua: prima calda, poi tiepida; di getti ora morbidi ora appuntiti come piccoli aghi. Si dilungo' nel massaggio per fare assorbire alla sua pelle assetata la sofficita' della crema dal profumo di terre orientali e lontane. Si rivesti' con gesti lenti, sicuri scegliendo l'abito tra quelli nuovi da poco acquistati.
"Non resto a cena." Ancora, la voce estranea del marito la distolse dai suoi remoti pensieri.
"Anche io." - disse fredda e lontana - "Esco tra poco e, penso di rientrare tardi."
Eugenio si senti' spiazzato e non fece nulla per camuffare la costernazione che si dipingeva sul viso sbalordito. Aveva pensato che la moglie avrebbe fatto come suo solito una piagnucolosa sceneggiata, in cui lo supplicava di non lasciarla; di quanto si sentiva sola senza di lui. Aveva pensato ad ogni minimo dettaglio conoscendo la prevedibilita' del dialogo, che era sempre lo stesso, preparando con cura giustificazioni e risposte.
Invece lei, non aveva aderito al copione del suo ruolo e lui, non sapeva se sentirsi sollevato e compiaciuto del suo piccolo successo per aver evitato l'ennesima crisi, o turbato da quel cambiamento. Non ebbe tempo di pensare oltre. Il - "Ciao" - inespressivo di Paola dalla porta, mentre usciva lo lascio' per quella prima volta solo e costernato.
"Lei e' diversa. E' cambiata, anzi... e' come era da ragazza. Che succede? - Penso' Eugenio guardandosi intorno e cercando nelle solite cose dell'arredamento della camera da letto delle assurde e impossibili risposte. Lo squillo del cellulare e la voce dal monotono accento slavo di Elena che gli domandava quanto ci stava mettendo a prendere un paio di calzini puliti, lo riportarono alla realta' della situazione. Frugo' scocciato nel cassetto della biancheria, era di fretta e - possibile che i suoi pedalini fossero sempre segregati nel fondo - quando la mano tasto' qualcosa di duro: una scatola. La prese. Incuriosito l'apri'...
Continua...
