Quarta Parte
Saga con il solito piglio professionale spiegava e dimostrava basandosi sulle sue ricerche di statistica, di quante donne fossero vittime della frustazione del proprio uomo. E per quanto fossero realizzati o in piena carriera, ad un certo punto perdevano di vista il loro reale obiettivo cedendo alla paura di non avere ottenuto abbastanza. Divenivano quindi facili prede di persone arriviste e senza scrupoli, abbandonando il loro posto in seno alla famiglia per rincorrere effimere, dispendiose chimere.Paola seguiva con interesse, ma ad un certo punto la sua attenzione fu distratta. In mezzo alla sala, in piedi, si stagliava in controluce la figura di un uomo. Teneva il soprabito posato sull'avambraccio mentre si guardava intorno e il suo volto si illumino' quando poso' lo sguardo sul dottor Saga.
Si mosse deciso e lieve verso il loro tavolo sorridendo e mostrando la perfezione dei denti per arrestarsi attendendo l'invito ad accomodarsi.
"Diego! Che piacere rivederti. Prego unisciti pure a noi. Ti presento la signora Paola."
"Enchante' madame." Disse l'uomo accennando un inchino col capo mentre agilmente scostava la sedia dal tavolo per accomodarsi.
Paola era ammutolita, non riusciva ad articolare alcuna parola da tanto che era rimasta colpita dal fascino di Diego: alto corpo tonico, eleganza, fascino e mistero bruno.
"Bene." - Pronuncio' Saga alzandosi - "Purtroppo tra poco devo andare in studio per un caso urgente. Mia cara signora, spero si goda il pranzo... sapendo di lasciarla in ottime mani."
L'imbarazzo dei primi momenti, si sciolse quando fu loro servito un ottimo vino d'annata insieme a fragranti delizie per il palato. Paola si lascio' trasportare languidamente dalla calda voce di Diego, che le raccontava delle frivolezze della societa' e di altre curiosita' mondane. Estasiata davanti alla sicura e virile bellezza dell'uomo si limitava a sorridere, a portare il bicchiere alle labbra e ad assentire col capo.
"Ha impegni per oggi?"
"N... no... " La donna chino' lo sguardo sul tovagliolo posato accanto al piatto vuoto, come per celare la soddisfazione di aver ricevuto quell'invito.
Diego fece un cenno al cameriere e dopo aver saldato il conto e aver atteso che Paola si sitemasse le pieghe della gonna, si avviarono insieme verso l'uscita del locale.
"Le piacerebbe andare al lago? In questa stagione vi sono scenari bellissimi. Ci prendiamo un caffe' vicino al piccolo molo dei pescatori..." Cosi' dicendo salirono su di una bassa macchina sportiva e in meno di un'ora giunsero alla loro destinazione.
Paola si era abbandonata ad un chiacchiericcio cicalante, in cui aveva raccontato di se', dei suoi figli che studiavano all'estero, della sua famiglia d'origine omettendo di proposito di parlare di Eugenio. Ancora le doleva vagheggiare sul suo rapporto col marito e una fitta di dolore, come di una spina nel cuore, la trafiggeva al solo pensiero.
Camminavano ora accanto, vicini. Le mani in tasca e l'andatura di chi senza fretta assapora il lento scorrere del tempo. Spesso Diego indugiava con lo sguardo sul viso di Paola che, arrossendo, lo distraeva mostrandogli ora il migrare di uno stormo di germani o le varie sfumature del paesaggio che s'addensavano nella bruma del tramonto sul lago.
"Sei una bella persona... sto bene con te. Mi piacerebbe rivederti questa sera, sempre che tu non abbia altro da fare..."
Diego senza avvedersene era passato al tu e con la stessa spontaneita' la donna accetto' l'invito.
Nel silenzio della casa deserta, Paola si abbandono' al piacere dei suoi pensieri. Si concesse un lungo, caldo, rilassante bagno arricchito da floreali fragranze che si dispersero nell'ambiente e umide, le giungevano alle narici e avida, le inalava inebriandosi.
Si preparo' all'incontro con Diego scegliendo con cura tra gli abiti nuovi, decidendo per un semplice vestito nero dalla linea diritta che s'allargava in plissettature, mettendo in risalto la slanciata linea dei polpacci e delle caviglie sottili, ancor piu' valorizzate da splendide decolte' nere.
Erano anni che non danzava, anche se da ragazza era stata una corteggiatissima ballerina e presto sotto la guida del suo cavaliere, imparo' i nuovi passi dettati dalla moda. Diego, inaspettatamente l'aveva portata in un locale dove la musica prevalente era quella latino americana. All'inizio Paola, si era sentita rigida, impacciata, poi man mano che il ritmo aumentava d'intensita' sentiva la frenesia pervaderla e si abbandono' con slancio alla consapevolezza del suo corpo.
Diego era un ballerino perfetto, insieme facevano una coppia affiatata e questa sintonia si paleso' al suo massimo esprimendosi in un figurato tango argentino.
Un uomo, una donna. Corpi allacciati, gambe che s'intrecciano. Prese salde in sinonimo di possesso. Sguardi diretti e labbra vicine. Aliti che si confondono. Calore che si scioglie nell'umido contatto. Turgori pecepiti oltre la lievita' dei tessuti. Slanci sensuali nei movimenti fluidi: ora nell'aderenza morbida, ora nel distacco improvviso.
All'ultima battuta, in cui Paola tragicamente si trovava avvinghiata ai fianchi di Diego e con l'interrompersi della musica, tutta l'eccitazione della danza sfocio' alla sua gola emettendo un flebile gemito. Sgomenta si lascio' accompagnare al tavolo dal suo solerte cavaliere.
"Tutto bene? Bevi un poco... sei stata bravissima, hai espresso col corpo tutta la disperazione che era in te."
Paola si sentiva rapita dalle sensazioni che quell'uomo le procurava. Lo desiderava come mai aveva desiderato niente e nessuno. Protese il viso verso quello di Diego alla ricerca del contatto delle sue labbra, che arrivo', posandosi sulla fronte accaldata.
"E' ora che ti riaccompagni a casa. Domani vorrei rivederti ed e' bene concedersi un poco di riposo. Credo che oggi sia stata una giornata molto emozionante... per entrambi"
L'uomo l'aiuto' ad alzarsi e insieme uscirono dall'affollato locale, cingendole confidenzialmente con una mano il fianco. Restarono in silenzio per tutto il tragitto, poi giunti davanti all'abitazione della donna, Diego, le domando':
"Paola... sei felice?"
"Ora come ora... si'... ma ho delle cose in sospeso che mi limitano. Perdonami."
E senza attendere risposta scese dalla macchina, pronunciando solo: "A domani!"
Sali' di corsa la rampa delle scale, scappando dal suo stesso folle desiderio per quell'uomo, che invece la perseguito' ancora nella solitudine dell'appartamento. In cucina, sul tavolo accanto al plico giallo e alla lettera di Saga c'era il misterioso pacchetto che avrebbe dovuto aprire solo dopo l'incontro. Sconcertata, quasi esasperata lacero' l'involto per scoprirne il contenuto: un roseo, fallo finto.
Continua...
