
Ti ho rivista un giorno al supermercato. Carrelli in fila davanti alle casse, sguardi annoiati persi a guardare la merce offerta negli ultimi espositori.
Non so cosa mi abbia fatto girare verso di te, forse il colore pacchiano della tua giacca, forse la tua voce che ho riconosciuto e snebbiato tra tanti ricordi.
Irina, la mia migliore amica di un tempo. Quella con cui dividevo tutto: la merenda, le cicles, i vestiti, le sigarette e pure i ragazzi.
Ti guardo, ma non dico nulla. Sei tu malgrado la fresca bellezza di un tempo sia offuscata da un'espressione dura. Sorridi alla cassiera, e per un attimo vorrei dirti chi sono, ma non lo faccio.
"Ricordi quella sera, la sera prima degli esami io a casa tua per l'ultimo micidiale ripasso. Faceva caldo e le zanzare ci tormentavano e tua mamma che ogni tanto entrava a dirci di spegnere la luce. L'agitazione, i fogli e i libri sparsi con le briciole sul letto. Le nostre risate trattenute, e i bisbigli a raccontarci quello che facevamo coi nostri ragazzi. Poi sdraiate nel buio, la pelle appiccicosa, il tuo odore, le nostre labbra che si sfiorano e le mani... le mani che accarezzano i seni, gli aliti che si confondono e si confondono gli umori. I sospiri e il piacere che sale e ci diamo quello che a noi piace con lingue ardite e curiose, di sapori e le parole che non diciamo diventano baci audaci. E il respiro diventa quasi affanno, e si che ti voglio e tu mi vuoi, e aumenta l'intensita' del movimento e ruzzoliamo a terra e smorziamo risatine e mugolii di piacere..."
Irina, con due borse della spesa colme ti giri verso di me. Ti sorrido, corrughi la fronte, mi riconosci. Stai per ricambiare.
Ma abbassi lo sguardo sullo scontrino che la cassiera ti porge, alzo la mano per salutarti, ti volti e senza una parola sei fuori dal supermercato.
Resto col braccio in aria mentre ti seguo con lo sguardo, poi e' il mio turno, svuoto il carrello, scuoto la testa e sorrido.
