A me non resta che augurarvi una buona lettura. Un bacio dalla vostra GiselleB.
Agganciai il telefono ben decisa a raggiungere Filippo a Napoli. Non avevo assolutamente voglia di passare le vacanze pasquali da sola. La signorina della compagnia aerea mi aveva detto gentilmente che non c'erano posti liberi, tutti prenotati. Non mi restava altro da fare che andare in macchina, pensando che in questo modo sarei stata libera di girare senza essere vincolata dagli orari del mio compagno. La mattina mi alzai presto, c'era il sole ma l'aria era aspra e s'insinuava su per la mia corta gonna. Rabbrividendo mi pentii di non avere indossato i caldi pantaloni di flanella, anche se mi consolava il pensiero che di li' a qualche ora sarei stata nel tepore primaverile partenopeo. Sino a Bologna il traffico si muoveva scorrevole, tante macchine colme di gitanti. I piu' avrebbero proseguito sino alla riviera romagnola, e cosi' fu. Mi ritrovai praticamente da sola ad affrontare le curve e i tunnel appenninici. La giornata non era piu' limpida, sulle cime si vedevano cumuli di nuvole grige. All'uscita di una galleria con stupore mi ritrovai il parabrezza spruzzato di nevischio. "Porca miseria, non puo' nevicare ad aprile, non ho nemmeno le catene..." Fortunatamente un cartello mi indicava che una stazione di servizio era poco distante. Il parcheggio era semi deserto, a eccezione di un paio di macchine e un Tir rosso. Stava iniziando a nevicare in modo copioso. All'interno dell'autogril regnava un'atmosfera calda e silenziosa. Ordinai un caffe' e mi sedetti sull'alto sgabello mangiucchiando una brioche. "Signorina, ha visto che tempaccio? Questa nevicata non era prevista. Anche la Polizia Stradale e' in difficolta' e ha consigliato di attendere qui che i mezzi antineve puliscano la strada." Mi disse un uomo sulla quarantina con un marcato accento romagnolo. Aveva gli occhi di un incredibile azzurro, non era certamente bello, anche se piacevole, e la sua pancetta denotava una mancanza di prestanza fisica. Pero' mi risulto' subito simpatico.
"Mi guarda e parla, parla e appoggia il suo azzurro sguardo sulla mia pelle coperta a mala pena da una minigonna. Ho caldo e mi sfilo la giacca, lasciando che nel movimento la camicetta mi si apra sul seno. Voglio pagare la consumazione, ma l'uomo educatamente me la vuole offrire. Sorrido e lo ringrazio accettando. Lui si chiama Federico, fa il camionista e viaggia con suo nipote. Si gira all'indirizzo di un ragazzotto intento a guardare le copertine delle riviste porno. E' carino, avra' poco piu' di vent'anni, l'espressione dolce e lo stesso incredibile azzurro degli occhi dello zio.
"Piacere, Gianni." Si avvicina sorridendomi e porgendomi la mano.
"Giselle" dico e percepisco un fremito di desiderio nello sguardo del ragazzo.
"Esco a fumare una sigaretta, chi mi accompagna?" Chiedo e sono subito seguita dai due uomini che cavallerescamente fanno gara per aprirmi la porta.
Fuori nevica, fa freddo, sono gia' pentita della decisione presa, quando Federico propone di andare nella cabina del camion. Accetto volentieri e rimango stupita nel vedere quanto sia spaziosa e confortevole. Gianni, accende il lettore di cd e mi domanda se ho preferenze musicali.
"I Gotan Project vanno benissimo". Sono seduta tra i due uomini, le gambe accavallate lasciano intravvedere il pizzo delle autoreggenti, sento i loro sguardi vogliosi bruciare la mia carne. Il piu' anziano dei due arditamente sfiora la mia coscia con una mano. Lo lascio fare mentre sbottono la camicetta e offro il mio seno alla bocca di Gianni, che esaltato bacia dicendomi di quanto sono bella e porca. Federico intanto mi palpa il sedere, sposta le mutandine e insinua le sue dita nelle mie fessure che sono gia' umide. Accolgo nella mia bocca il membro eretto del ragazzo, soffermandomi a giocare col suo violaceo glande, leccandolo lentamente, succhiandolo per brevi attimi per poi rilasciarlo e rileccarlo... Le mie mani accarezzano i suoi testicoli e poi salgono stringendo la sua verga umida e scivolosa della mia saliva che copiosa mi sgorga dalle ghiandole. Intanto Gianni ha oscurato i vetri, celando ad occhi indiscreti quello che accade all'interno della cabina del camion, e si e' foderato il membro con un preservativo. Lo appoggia delicatamente all'ingresso del mio scrigno dorato, e lentamente si fa strada, senza forzare, senza andare in profondita'. Lasciando a meta' la penetrazione facendo crescere in me il desiderio di essere posseduta. Eccitata, le mie labbra diventano sempre piu' ardite, piu' accoglienti e avvolgono quella virilita' che mi si offre con movenze simili all'amplesso. "Giselle, hai una bocca di fuoco..." Gianni e' estasiato, il capo abbandonato all'indietro, gli occhi puntati sulla scena che ha davanti: di me che lo succhio, del mio sedere nudo e dell'uomo che mi penetra. Mi vuole. Dice allo zio di lasciare che sia lui ora a godere di me e io a godere di lui. Mi siedo sulle sue gambe, aprendomi, scivola dentro me. Le sue mani mi stringono il seno, facendo unturgidire i capezzoli che alternativamante porta alle labbra. Federico e' in piedi, mi porge il suo membro, sbattacchiandomelo sulla bocca, sulla lingua, sul viso. Le sue mani si muovono freneticamente. Con la mano libera mi fruga l'orifizio proibito, spalma i miei umori sui glutei, sui fianchi, sul ventre, sul seno... Prima di venire si arresta per sfilare il preservativo, dicendo:
"Voglio riempirti la faccia!" Gianni intanto sotto di me si muove bene, lo assecondo assumendo il suo stesso ritmo e alternativamente strofino il clitoride contro il suo pube. Il primo a raggiungere l'orgasmo e' Fedrico, che come promesso irrora il mio viso con un violento getto, mentre la mia bocca si apre per accogliere gli ultimi spasimi del suo piacere. Sento pervadere il ventre da un crescente pulsare di fremiti che mi fanno impazzire i fianchi cercando l'appagamento, e che sento prossimo... e che arriva con Gianni che urla, e di me che artiglio con le unghie il sedile, alzandomi da lui e lasciando che l'essenza maschile mi schizzi tra le cosce e il ventre."
Dopo un altro caffe' all'autogril, la polizia ci disse che l'autostrada era nuovamente agibile. Salutai con un bacio affettuoso i miei due compagni d'avventura dagli occhi incredibilmente azzurri e dal simpatico accento romagnolo... E ogni volta che vedo un Tir rosso, il loro ricordo affiora alla mia mente, con un sorriso.
Vi ricordo che GiselleB scrive anche qui.
