E' sempre bello partire, mettersi in viaggio per andare... Non siamo in autostrada, in estate ad agosto ha un che di claustrofobico. Preferiamo percorrere strade secondarie, con poco traffico, tante case e inaspettati paesaggi. La piccola utilitaria azzurra procede senza fretta, con l'aria che entra dalla capote aperta, asseconda sicura le tante curve e tornanti di questo tratto montano.
Il verde dei boschi, l'azzurro del cielo e la luce intensa del sole che gioca con le chiome frondose che a volte ombreggiano la strada, sono la nostra compagnia. E ci basta.
Non parliamo, non ce n'e' bisogno. Non ascoltiamo musica, il motore della macchina sovrasta tutto anche i nostri pensieri. Non abbiamo comunque pensieri se non la voglia di essere sereni in questo viaggio che sappiamo essere lungo, ma piacevole io e te insieme. Ogni tanto ti osservo intento alla guida, tu ti volti verso di me e sorridi allungando la mano e posandola lieve e sicura sulla mia. Guardiamo avanti felici e stupiti di tutto quello che incontriamo. Attraversiamo un paesino, fatto di piccole case di sasso, il piccolo bar con due tavolini e la tovaglietta blu che svolazza alla brezza montana. Sorrido ad una signora che ci guarda interrogativa schermandosi gli occhi con la mano alla fronte. Porta in equilibrio sul capo un vaso di terracotta. Mi domando cosa possa contenere: forse latte, forse acqua, forse nulla...
Usciamo dal paese e dopo un tornante un signore ci fa segno di rallentare, e' un pastore. Centinaia di pecore camminano lente invadendo la strada, i fossi e le radure che la costeggiano mentre placide masticano l'erba. Qualcuna attirata dal rumore del motore della macchina spazientita si allontana, altre imperterrite continuano il loro ruminare. Siamo fermi, circondati dal gregge che sembra cingerci d'assedio senza via d'uscita. Mi sporgo dal finestrino guardando il pastore che fischia al cane e gli dice parole a me incomprensibili, che sono ordini che esegue pronto abbaiando alle pecore piu' lontane per reggrupparle al centro della strada.
Una sensazione di angoscia si fa largo nel mio animo, non vorrei e sorrido nervosa a te che continui a tenere le mani sul volante impotente e mi ricambi con lo stesso sguardo interrogativo e lo stesso sorriso nervoso. Non abbiamo fretta, penso.
"Non dovete avere fretta voi due!". La voce e' quella di un ragazzo che non avevo visto prima e sta al lato destro della strada. E' vestito da contadino e porta un cappello di paglia a falde larghe. Ha una bella faccia, gli occhi chiari e i riccioli biondo scuro gli contornano il volto abbronzato. Guida tenendo per la corda un bue enorme, bellissimo. Una bestia maestosa e mite dal pelo lucido e nero. Porta sulla schiena due orci di terracotta con i coperchi legati alle maniglie.
"Non abbiamo fretta infatti. Al massimo ci fermiamo qua a dormire per la notte, sempre che ci sia un posto, altrimenti ci arrangiamo qui, in macchina." Gli dico di rimando mentre mi accorgo che il sole che solo sino a poco fa splendeva alto nel cielo, ora e' una sfera arancione all'orizzonte, pronta ad adagiarsi tra i monti scuri.
"Cosa porta il bue negli orci?" Domando al ragazzo che ora si e' accostato alla nostra macchina.
"Oro". Mi risponde indifferente.
"Oro? Ma com'e' possibile che trasporti oro, con un bue e li' dentro?" Ribatto incredula.
"Questo e' oro liquido." E cosi' dicendo inizia a slegare i lacci che trattengono il coperchio. Mi alzo e mi sporgo dalla capote aperta per guardare all'interno dell'orcio. C'e' davvero dell'oro liquido.
"Ma com'e' possibile mantenerlo in quello stato, senza che l'animale si bruci?" Chiedo incredula al ragazzo che ride guardando la mia faccia allibita.
"E' molto semplice. Stai sognando e qui tutto e' possibile. Ma ricordati di me. Io sono il tuo destino."

NdA: Anni fa comprai "L'Alchimista" di P. Coelho, l'ho letto e accantonato come una bella cosina piacevole ma solo di diletto. Nel frattempo ho traslocato, cambiato nazione, imparato nuove abitudini, incontrato altre persone e seguito nuove ambizioni. Ieri sera m'e' capitato tra le mani. Ho deciso di rileggerlo e ho deciso di raccontare questo sogno che feci anni e anni fa... Apro a caso e trovo queste parole dette da Melchisedek Re di Salem:
"Se cominci a promettere quanto ancora non possiedi, finirai per perdere la voglia di ottenerlo.".












