Mio nonno e' sempre stato un gran rompicoglioni. Ha chiuso pure con la sua vita in modo da non smentirsi, non tanto con la morte improvvisa e indolore, quanto per il fatto che sia capitato a luglio. Il funerale in una torrida giornata, con un sole impietoso da fare squagliare e mia zia Elsa che ha un malore, l'ambulanza accanto al carro funebre lungo il viale che porta al cimitero, dove non ci sono piu' i cipressi ad ombreggiare. Nessun pianto. Solo volti sudati e affannati. Mio cugino abbronzatissimo tiene in braccio l'ultima nata, frignante, disperata dice che vuole ritornare al mare.
In casa, una donna e' indaffarata a fare caffe' a servire pezzi di torta sbrisolona e a servire l'erbazzone. Mio zio mi chiama in disparte, mi dice che se voglio posso prendere qualcosa del nonno, in ricordo. Mi accompagna nel suo appartamento che sta sotto, nel seminterrato. Fa fresco, mi indica un armadio e lo apro. Odore pungente di naftalina, scatole colorate, giornali... rimango sola, mio zio dice che deve andare a dare una mano con gli ospiti. Mi siedo per terra, tra le ante spalancate e lentamente inizio a cercare qualcosa che mi possa far ricordare il nonno. Vedo la vecchia scatola di legno dello "Stock 84" che so contenere le foto. Foto di lui e la nonna giovani e sorridenti in gita, al mare, in montagna... foto di me piccola imbronciata, con gli occhi strizzati per il sole, che rido, che corro tra i miei fratelli, i miei cugini. Rivivo quei momenti, e risento le voci, le risa, le parole dette... Mi commuovo. Con gli occhi appannati dalle lacrime che non vogliono scorrere, scorgo in fondo, sotto a tutto un panno verde che avvolge una scatola.
Dentro, ancora nella confezione originale che dice "Magnetofono Geloso a bobine" c'e' il registratore. Sorrido pensando alle canzoni che noi bambini in coro sbraitavamo davanti al microfono, col nonno che scandiva il tempo con la mano e la nonna che rideva forte. Altra commozione, con le lacrime che ora scivolano sulle gote. Cerco la presa della corrente, lo aziono. La grossa bobina marrone lentamente parte, gira. Alzo il volume: "Una mattina, mi son svegliatooo, oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao..." Siamo io, mia sorella, mio fratello e i miei cugini che cantiamo. Ricordo che eravamo in gita sulla Pietra di Bismantova il 25 aprile ma di quale anno non saprei dire. Schiaccio il tasto per lo scorrimento veloce, le voci accelerate mi fanno sorridere, sembriamo dei topini che squittiscono. Poi, silenzio... dei rumori strani. Fermo la bobina a velocita' normale. Una voce di uomo, quella del nonno. "Aldina, sono solo qui in Germania e ti penso. Ti immagino tutta nuda, con le tue belle tettone tra le mani e ti strizzi i capezzoli..."
"Cazzo e'?" Automaticamente spengo il registratore e mi guardo intorno. Sono sola e imbarazzata. Un moto di vergogna stupita mi assale. Rimetto il "Geloso" nella scatola e rimango seduta a terra, pensierosa, la testa tra le mani.
Quindi, dopo un po' mi alzo e porto il registratore nella mia macchina. Ho deciso che quello sara' "il ricordo del mio nonno". Ritorno nell'appartamentino, e rovisto tra le cose e la puzza di naftalina, mi viene un po' di nausea, oppure sono sconvolta. Cerco e trovo delle lettere. Riconosco la scrittura della nonna. Sono infiocchettate, trattenute da un nastrino di raso rosso. Le infilo nella borsetta. Prendo anche la vecchia scatola di "Stock 84" me la metto sotto il braccio e raggiungo gli altri nella grande sala dello zio. Penso sia giusto che debba essere io ad avere quei ricordi ingombranti. Io, la nipote ribelle, quella che "dava dei problemi", quella che di notte era stata beccata piu' di una volta a rientrare di nascosto dalle sue scappatelle, quella che "magari si drogava anche", quella che era diventata una troietta... Sono le parole che il nonno piu' di una volta mi ha detto. Senza la preoccupazione giusta di chi ti vuole bene, solo con il rimprovero e l'ineluttabilita' della cosa. Parole che ti marchiano e restano addosso, per sempre.
Il viaggio di ritorno e' lungo, sull'autostrada infuocata si procede piano a file alternate a causa di un cantiere. Mi fermo in autogrill e spendo un capitale per comprare le grosse pile per dare autonomia al registratore, che posiziono sul sedile accanto al mio. "Aldina, te... sei la porca piu' porca che ci sia... e toccati mentre mi ascolti. Spalanca le gambe, apriti tutta e toccati la sorca nera e bagnata! Che te sei la mia puttana! C'ho il cazzo duro e me lo meno pensando a te che ti fai sbattere da un altro... che lo so che non resisti senza cazzi te, che sei porca..."
A casa, assetata e accaldata, sconvolta mi spoglio mentre raggiungo il bagno. Il getto d'acqua gelata sul viso, sulle spalle mi punge, ma sto meglio. In cucina mi siedo posando sul tavolo il registratore, la scatola delle foto e le lettere.
Rimango per un po' ferma a pensare, con il frastuono dei miei pensieri che rimbombano nella testa. Affiorano ricordi, non piacevoli, volutamente accantonati e dimenticati di me piccola nel lettone dei nonni, con loro non curanti della mia presenza a fare le loro cose. Io, bimba schiacciata da un pesante senso di vergogna, che mi blocca il respiro e fingo di dormire nascondendo la testa sotto le coltri e tappandomi le orecchie per non sentire i loro gemiti. Anche ora, adulta mi addormento solo se ho le orecchie coperte, anche in estate col caldo. Se non lo faccio mi assale un senso di paura angosciante.
lo sto scrivendo... continua

In casa, una donna e' indaffarata a fare caffe' a servire pezzi di torta sbrisolona e a servire l'erbazzone. Mio zio mi chiama in disparte, mi dice che se voglio posso prendere qualcosa del nonno, in ricordo. Mi accompagna nel suo appartamento che sta sotto, nel seminterrato. Fa fresco, mi indica un armadio e lo apro. Odore pungente di naftalina, scatole colorate, giornali... rimango sola, mio zio dice che deve andare a dare una mano con gli ospiti. Mi siedo per terra, tra le ante spalancate e lentamente inizio a cercare qualcosa che mi possa far ricordare il nonno. Vedo la vecchia scatola di legno dello "Stock 84" che so contenere le foto. Foto di lui e la nonna giovani e sorridenti in gita, al mare, in montagna... foto di me piccola imbronciata, con gli occhi strizzati per il sole, che rido, che corro tra i miei fratelli, i miei cugini. Rivivo quei momenti, e risento le voci, le risa, le parole dette... Mi commuovo. Con gli occhi appannati dalle lacrime che non vogliono scorrere, scorgo in fondo, sotto a tutto un panno verde che avvolge una scatola.
Dentro, ancora nella confezione originale che dice "Magnetofono Geloso a bobine" c'e' il registratore. Sorrido pensando alle canzoni che noi bambini in coro sbraitavamo davanti al microfono, col nonno che scandiva il tempo con la mano e la nonna che rideva forte. Altra commozione, con le lacrime che ora scivolano sulle gote. Cerco la presa della corrente, lo aziono. La grossa bobina marrone lentamente parte, gira. Alzo il volume: "Una mattina, mi son svegliatooo, oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao..." Siamo io, mia sorella, mio fratello e i miei cugini che cantiamo. Ricordo che eravamo in gita sulla Pietra di Bismantova il 25 aprile ma di quale anno non saprei dire. Schiaccio il tasto per lo scorrimento veloce, le voci accelerate mi fanno sorridere, sembriamo dei topini che squittiscono. Poi, silenzio... dei rumori strani. Fermo la bobina a velocita' normale. Una voce di uomo, quella del nonno. "Aldina, sono solo qui in Germania e ti penso. Ti immagino tutta nuda, con le tue belle tettone tra le mani e ti strizzi i capezzoli..."
"Cazzo e'?" Automaticamente spengo il registratore e mi guardo intorno. Sono sola e imbarazzata. Un moto di vergogna stupita mi assale. Rimetto il "Geloso" nella scatola e rimango seduta a terra, pensierosa, la testa tra le mani.
Quindi, dopo un po' mi alzo e porto il registratore nella mia macchina. Ho deciso che quello sara' "il ricordo del mio nonno". Ritorno nell'appartamentino, e rovisto tra le cose e la puzza di naftalina, mi viene un po' di nausea, oppure sono sconvolta. Cerco e trovo delle lettere. Riconosco la scrittura della nonna. Sono infiocchettate, trattenute da un nastrino di raso rosso. Le infilo nella borsetta. Prendo anche la vecchia scatola di "Stock 84" me la metto sotto il braccio e raggiungo gli altri nella grande sala dello zio. Penso sia giusto che debba essere io ad avere quei ricordi ingombranti. Io, la nipote ribelle, quella che "dava dei problemi", quella che di notte era stata beccata piu' di una volta a rientrare di nascosto dalle sue scappatelle, quella che "magari si drogava anche", quella che era diventata una troietta... Sono le parole che il nonno piu' di una volta mi ha detto. Senza la preoccupazione giusta di chi ti vuole bene, solo con il rimprovero e l'ineluttabilita' della cosa. Parole che ti marchiano e restano addosso, per sempre.
Il viaggio di ritorno e' lungo, sull'autostrada infuocata si procede piano a file alternate a causa di un cantiere. Mi fermo in autogrill e spendo un capitale per comprare le grosse pile per dare autonomia al registratore, che posiziono sul sedile accanto al mio. "Aldina, te... sei la porca piu' porca che ci sia... e toccati mentre mi ascolti. Spalanca le gambe, apriti tutta e toccati la sorca nera e bagnata! Che te sei la mia puttana! C'ho il cazzo duro e me lo meno pensando a te che ti fai sbattere da un altro... che lo so che non resisti senza cazzi te, che sei porca..."
A casa, assetata e accaldata, sconvolta mi spoglio mentre raggiungo il bagno. Il getto d'acqua gelata sul viso, sulle spalle mi punge, ma sto meglio. In cucina mi siedo posando sul tavolo il registratore, la scatola delle foto e le lettere.
Rimango per un po' ferma a pensare, con il frastuono dei miei pensieri che rimbombano nella testa. Affiorano ricordi, non piacevoli, volutamente accantonati e dimenticati di me piccola nel lettone dei nonni, con loro non curanti della mia presenza a fare le loro cose. Io, bimba schiacciata da un pesante senso di vergogna, che mi blocca il respiro e fingo di dormire nascondendo la testa sotto le coltri e tappandomi le orecchie per non sentire i loro gemiti. Anche ora, adulta mi addormento solo se ho le orecchie coperte, anche in estate col caldo. Se non lo faccio mi assale un senso di paura angosciante.
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Per la rubrica Bloggers oggi redatta dal Collettivo, si e' parlato di: Il Blog Che Spacca Il Minuto






