Andrea mi porge una tazzina di caffé e mi fa un gran sorriso. La cosa mi toglie un po' di disagio di dosso e trovo la voglia di chiedergli se ha uno spazzolino da denti da darmi."Certo! Poi, quando abbiamo finito la colazione, ho anche qualcosa di pulito da prestarti.."
In effetti ne vrei bisogno e pure di una doccia. Il musicista intanto sta discutendo al cellulare e dal tono della voce si direbbe che ha delle noie con il suo interlocutore. Non presto molta attenzione al dialogo. Non m'interessa e non vedo l'ora di andarmene da questa casa, da quella situazione assurda.
Chiudo la porta del bagno a chiave. In genere, non lo faccio mai, lo ritengo pericoloso nel caso di un malore, o di un malaugurato scivolone sul pavimento. L'acqua prima bollente e poi gradatamente miscelata e tiepida mi rigenera, mi fa sentire meglio. Avvolgo il corpo bagnato in un morbido telo e cerco di vedere l'immagine del mio volto nello specchio appannato. Non ho con me nulla per il trucco decido quindi di pizzicottare un po' le gote per ravvivarle di colore e lo stesso faccio con le labbra che mordicchio piano sinche' non diventano di un bel rosso acceso. Raccolgo i capelli e penso di essere pronta per uscire abbandonando la sicurezza intima del bagno.
Andrea e' ancora in cucina seduto al tavolo, del musicista non c'e' traccia.
"Giselle! Stai decisamente meglio ora. Vieni in camera con me che ti do qualcosa da mettere."
Lo seguo tenendo stretto contro il mio corpo nudo l'asciugamano che e' umido e pesante. Spalanca le ante di un grosso armadio e mi fa cenno di sedere sul letto. Lo guardo mentre e' intento, con il capo sprofondato tra gli abiti appesi, a cercare qualcosa per me. Mi accorgo che oltre al solito abbigliamento maschile, ci sono parecchi indumenti da donna. Mi viene da ridere pensando che con quella barba di almeno una settimana non e' il massimo della femminilita'...
"Sei stupita vero? Immagino che tu stia pensando che la cosa e' bizzarra... Vedi, lascio crescere la barba cosi' rimane piu' morbida per il trattamento dall'estetista di estirpazione radicale. E' doloroso, ma funziona abbastanza e quando iniziero' a prendere gli antiandrogeni smettera' pure di crescere."
Mi rendo conto di avere un'espressione da ebete, mentre lo ascolto a occhi e bocca spalancata. Andrea e' un transessuale. Mi riscuoto da questa ovvia riflessione perche' mi sta mostrando un abitino di un bell'azzurro, molto corto. Un po' troppo per i miei gusti. Ma non posso mettermi a sottilizzare la questione, va gia' bene cosi'.
Resto immobile, con la gruccia in mano, in piedi accanto al letto. Mi muovo per andare nella stanza degli ospiti, ma Andrea mi chiede se ho vergogna e stupidamente gli dico di no, lasciando cadere il telo umido per terra.
Sono nuda ora davanti a quell'uomo o donna o trans e provo un poco di imbarazzo.
"Ma hai bisogno anche di biancheria pulita! Che sciocca sono a non averci pensato prima..."
Ora parla al femminile. Certo essendosi dichiarata per quello che e' ora puo' abbandonarsi alle sue consuete attitudini.
"Andrea, scusa... ma 'stanotte hai detto di essere gay e... invece sei trans... e, insomma non capisco!"
"Giselle, certo che sono trans e gay... Io mi sento donna e, mi piacciono le donne! Ma non lo avevi capito?"
Gia', non l'avevo capito.












