Una banda di dodici ragazzini, io e mia sorella le uniche femmine ammesse nel gruppo. Essere del gruppo non era cosa da tutti. Bisognava superare delle prove, tra cui quella di camminare nudi tra le ortiche, fumare il midollo del sambuco, e fare il bagno nel canale tra le feci, le ponghe e i serpenti d'acqua. Mirko si becco' il tifo, ma era un debole, lo era sempre stato lui col suo "moccio" al naso e gli angoli dalla bocca spaccati.
La banda aveva un nascondiglio segreto: un pollaio abbandonato tra i "marughi" che ombreggiavano la riva del fiume. Era uno spazio angusto e puzzolente, infestato di pulci che cercavamo di rendere piacevole attaccando alle pareti i poster dei "Super Eroi della Marvel". Mio fratello rubo' anche un vecchio tappeto dal baule della mamma che stava a impolverarsi in soffitta e io e mia sorella ci scorticammo le dita per attaccare un paio di tendine con le puntine prese di nascosto dal materiale scolastico. Faceva comunque schifo, ma era il nostro rifugio. Sotto al pavimento incrostato di vecchie cagate di gallina fatto di assi, nascondevamo i giornali pornografici che trovavamo tra i rifiuti. Roberto il piu' grande di quasi quindici anni apriva la rivista, l'unico che poteva toccarla e a sua discrezione girava le pagine. Si soffermava sempre tantissimo sull'immagine di una bionda un po' grassoccia con le pesanti tette ciucciate e strizzate da due uomini. Ricordo che erano talmente grandi che i due usavano entrambe le mani per sostenerle. E lei naturalmente si beava trastullandosi coi loro cazzi. I maschi in genere dopo un po' che si guardava il giornale porno, iniziavano ad agitarsi, a parlare ad alta voce dicendo a Roberto che si decidesse a girare pagina. Tutti sembravano essere in preda a forti pruriti tra le gambe, peggio delle pinzate delle pulci, perche' continuamente si afferravano e tiravano il cavallo dei pantaloni. Io e mia sorella ridevamo, deridendo i piccoli turgori che si intravedevano senza sapere veramente di che cosa si potesse trattare. Io ero spesso confusa. Mi sentivo eccitata ma non capivo che quella sensazione di calore e mollezza fosse procurata dalle immagini pornografiche. Un pomeriggio, stufi di guardare la solita lisa e oramai consunta rivistaccia, decidemmo di comprarne un'altra. Il giornalaio del paese era un vecchio cieco che se ne stava chiuso nel suo gabbiotto foderato di giornali. Bastava chiedergli se aveva il tale quotidiano o il tale mensile che lui, a colpo sicuro te lo dava. Decidemmo che doveva andare Sergio, mio cugino, che aveva il tono di voce piu' profondo mentre Roberto in pieno sviluppo adolescenziale aveva la voce "sifolina" con improvvisi acuti che ne manifestavano la giovane eta'. Andammo tutti dopo aver fatto la colletta per racimolare i soldi necessari. Ci fermammo all'ombra dell'enorme gelso che dominava la piccola piazza delle corriere, mandando avanti un titubante Sergio. Lo dovemmo letteralmente spingere perche' il vigliacco esitava vergognandosi.
"E se salta fuori sua moglie? Lo sapete che e' amica di mia madre. Quella va subito a spifferarle tutto! E stasera quando ritorna mio padre sicuramente saranno cinghiate da scortico!"
Frignava tenendo gli occhi bassi sul gruzzoletto che stringeva tra le mani sudaticce, gli occhi lucidi e le guance infiammate. Lello, il piu' intraprendente tra noi lo convinse dicendo che lo avrebbe accompagnato, e che col resto poteva comprarsi le "cicles" al gusto uva. Restammo a guardarli attraversare la strada, poi avvicinarsi all'edicola e con aria indifferente che simulava una tremenda agitazione, a vedere i gesti di Sergio che sottolineavano la richiesta di voler comprare la tale rivista. Stavamo col fiato sospeso, io temevo che da un momento all'altro potesse capitare qualcosa che mandasse a monte il nostro piano, come l'arrivo della moglie o di qualche altro avventore. Non accadde nulla di tutto cio'. Vidi l'edicolante cieco accostare la mano all'orecchio (era affetto anche da una lieve sordita') per poi girarsi e prendere quanto richiesto, posare il giornale sul bordino della cassa, contare i soldi e salutare. Non riuscimmo a trattenere un grido di esultanza per la missione compiuta. Lello trotterellava sganasciandosi dalle risate verso di noi. Sergio invece quasi sulla mezzeria della strada, esitava, si fermava per tornare indietro..."
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