lunedì, 31 marzo 2008 | in : varie, vita, cazzeggi, attualità








Mammamia! Che fatica stamane alzarsi, come che fatica ieri sera addormentarmi. Il mio corpo si ribella e non si lascia convincere da quello che appare sul display della radiosveglia. Dice: "Non sono le sette! Guarda che l'orologio si sbaglia! Io ho ancora troppo sonno!"
Cavolo, quanto vorrei dirgli: "hai ragione", invece con uno sforzo sovrumano, che mi fa sentire superman davanti alla kriptonite riesco a mettere le gambe fuori dal letto.
Brrr... fa pure freschino. Ieri sera non ho acceso il riscaldamento perche' avevo il calore del sole della giornata trascorsa all'aria aperta ancora sulla pelle, ma ora sento solo la punta del naso che si gela.
Metto il termoventilatore al massimo in bagno, e mi preparo un doppio caffe' extrastrong. Mi ci vuole tutto.
Bevanda e doccia calda mi riscaldano come pure un'energica frizione di crema tonificante al monoi e lime dei Caraibi, dove vorrei essere...
Mi sento pronta ad affrontare questa giornata, che e' pure lunedi'.
Il cielo e' ancora scuretto, e' pure nuvolo - che tristezza - e mi avvio a piedi verso l'ufficio. Pero' accidenti, non c'e' quasi nessuno per strada, che strano... sara' che in molti avranno dato retta all'orologio biologico, piuttosto che alla sveglia.
Il panettiere che parte con il suo carico fragrante sul piccolo rimorchio dell'ape mi da' il suo buongiorno, ma mi guarda pure con una faccia un po' strana - "Mattiniera stamane, neh?" - ridacchia e sparisce nell'abitacolo.
Apro la saracinesca col comando elettrico, pure lui sente il lunedi' e s'inceppa un paio di volte. Faccio mente locale di chiamare l'elettricista in mattinata.
Devo accendere tutte le luci, e' buio, mi ero abituata male in questi ultimi giorni in cui il primo raggio di sole filtrava dalle finestre quasi abbagliandomi.
Vabbe', ancora un paio di settimane e l'alba si anticipera'.
Pero' che strano... c'e' troppa pace. Di solito il lunedi' mattina (e pure tutti gli altri giorni lavorativi) e' scandito dal rumore della strada e del rione che si mobilita per l'attivita' quotidiana.
Accendo la radio. Cavolo non c'e' neppure il solito conduttore che con le sue battute e la sua musica mi allieta mentre organizzo il lavoro. Pure quello dorme!
Poi, una voce che esce dalle casse, dopo un cicalino dice l'ora esatta:
- "Buongiorno! Sono le sette." -
- Ma come le sette? Sono le otto... Ma che dicono? -
Mi sento un po' smarrita. Cerco il cellulare che, come al solito e' finito sotto a tutto l'impossibile che una donna puo' tenere in una borsetta, lo trovo e leggo sul display l'ora che so per certo di avere sistemato la notte tra sabato e domenica e dice:
- 7.01 -
Poi vedo anche il segnalino di un messaggio non letto. Lo apro:
- "Ciao tesoro. Ti ho messo la radio sveglia a posto. Che sbadata sei! Bacio" -
Quindi ieri ho messo l'ora legale quando lui, l'aveva gia' messa. Quindi mi sono alzata alle cinque, cioe' alle sei, anche se di solito mi alzo alle sette...
Ma che casino!







GiselleB @ 12:07 | commenti (55)(popup) | commenti (55)
giovedì, 27 marzo 2008 | in : varie, vita, attualità, malatempora webmag








“L'utente si impegna a non utilizzare i Servizi o qualsiasi altro servizio o funzionalità del Sito per: caricare, pubblicare, inviare o in altro modo trasmettere o diffondere Contenuti che siano illeciti, dannosi, minatori, abusivi, molesti, diffamatori e/o calunniosi, VOLGARI, OSCENI, LESIVI DELLA PRIVACY ALTRUI, razzisti, classisti...” un estratto del regolamento di utilizzo dei servizi di splinder.com, una delle più importanti e utilizzate piattaforme per bloggers (continua qui...)
 

Questo e' l'articolo apparso ieri sul Web Magazine della Malatempora. Poche parole che pero' stanno a significare molto per chi come me e molti di voi, usano la piattaforma di Splinder per pubblicare e comunicare i propri pensieri.
Ora, ho visto molti blog oscurati dalla censura, alcuni li conoscevo perche' li visitavo, altri no. E' capitato di non trovare piu' pagine di persone amiche oppure di altri che terrorizzati di perdere tutto il loro lavoro magari di anni di post, hanno preferito barricarsi dietro i blog ad invito.
Tutto questo non lo ritengo giusto. Ho scritto alla redazione per chiedere se anche il mio fosse passibile di censura, visto che a volte gli argomenti di cui tratto vertono  sull'eros. Silenzio...
Piu' che altro mi preme sapere con "quale criterio" si decide di censurare.
Sin'ora (anche per mia esperienza diretta) mi pare che si accolgano le segnalazioni degli utenti che in qualche modo si sentono urtati da certe immagini e/o parole, quindi la Redazione a suo insindacabile giudizio, interviene con un messaggio in cui  fa notare che si e' contravvenuto al T.O.S.
Mi pare pero' che questo metodo non sia giusto perche' si da' troppo potere a chiunque la possa pensare diversamente dal blogger segnalato, includendo pure bassi sentimenti come: l'invidia e l'arroganza.
Non so che dire. Spostare tutta la mia baracca su altre piattaforme sarebbe una cosa lunga, ma non impossibile.
Intanto dico la mia qui e spero che in tanti che la pensano come me riflettano su quanto accade. Se poi la mia liberta' di espressione urta la sensibilita' di qualcuno abbia almeno la decenza di porgere le sue rimostranze a me per prima.
Ho come la sensazione che se il mio blog chiudesse qui, qualcuno ci perderebbe.




GiselleB @ 10:55 | commenti (98)(popup) | commenti (98)
mercoledì, 19 marzo 2008 | in : varie, racconti, vita, esercizi di scrittura, giallo





Quarta Parte






tangoSaga con il solito piglio professionale spiegava e dimostrava basandosi sulle sue ricerche di statistica, di quante donne fossero vittime della frustazione del proprio uomo. E per quanto fossero realizzati o in piena carriera, ad un certo punto perdevano di vista il loro reale obiettivo cedendo alla paura di non avere ottenuto abbastanza. Divenivano quindi facili prede di persone arriviste e senza scrupoli, abbandonando il loro posto in seno alla famiglia per rincorrere effimere, dispendiose chimere.
Paola seguiva con interesse, ma ad un certo punto la sua attenzione fu distratta. In mezzo alla sala, in piedi, si stagliava in controluce la figura di un uomo. Teneva il soprabito posato sull'avambraccio mentre si guardava intorno e il suo volto si illumino' quando poso' lo sguardo sul dottor Saga.
Si mosse deciso e lieve verso il loro tavolo sorridendo e mostrando la perfezione dei denti per arrestarsi attendendo l'invito ad accomodarsi.
"Diego! Che piacere rivederti. Prego unisciti pure a noi. Ti presento la signora Paola."
"Enchante' madame." Disse l'uomo accennando un inchino col capo mentre agilmente scostava la sedia dal tavolo per accomodarsi.
Paola era ammutolita, non riusciva ad articolare alcuna parola da tanto che era rimasta colpita dal fascino di Diego: alto corpo tonico, eleganza, fascino e mistero bruno.
"Bene." - Pronuncio' Saga alzandosi - "Purtroppo tra poco devo andare in studio per un caso urgente. Mia cara signora, spero si goda il pranzo... sapendo di lasciarla in ottime mani."
L'imbarazzo dei primi momenti, si sciolse quando fu loro servito un ottimo vino d'annata insieme a fragranti delizie per il palato. Paola si lascio' trasportare languidamente dalla calda voce di Diego, che le raccontava delle frivolezze della societa' e di altre curiosita' mondane. Estasiata davanti alla sicura e virile bellezza dell'uomo si limitava a sorridere, a portare il bicchiere alle labbra e ad assentire col capo.
"Ha impegni per oggi?"
"N... no... " La donna chino' lo sguardo sul tovagliolo posato accanto al piatto vuoto, come per celare la soddisfazione di aver ricevuto quell'invito.
Diego fece un cenno al cameriere e dopo aver saldato il conto e aver atteso che Paola si sitemasse le pieghe della gonna, si avviarono insieme verso l'uscita del locale.
"Le piacerebbe andare al lago? In questa stagione vi sono scenari bellissimi. Ci prendiamo un caffe' vicino al piccolo molo dei pescatori..." Cosi' dicendo salirono su di una bassa macchina sportiva e in meno di un'ora giunsero alla loro destinazione.
Paola si era abbandonata ad un chiacchiericcio cicalante, in cui aveva raccontato di se', dei suoi figli che studiavano all'estero, della sua famiglia d'origine omettendo di proposito di parlare di Eugenio. Ancora le doleva vagheggiare sul suo rapporto col marito e una fitta di dolore, come di una spina nel cuore, la trafiggeva al solo pensiero.
Camminavano ora accanto, vicini. Le mani in tasca e l'andatura di chi senza fretta assapora il lento scorrere del tempo. Spesso Diego indugiava con lo sguardo sul viso di Paola che, arrossendo,  lo distraeva mostrandogli ora il migrare di uno stormo di germani o le varie sfumature del paesaggio che s'addensavano nella bruma del tramonto sul lago.
"Sei una bella persona... sto bene con te. Mi piacerebbe rivederti questa sera, sempre che tu non abbia altro da fare..."
Diego senza avvedersene era passato al tu e con la stessa spontaneita' la donna accetto' l'invito.
Nel silenzio della casa deserta, Paola si abbandono' al piacere dei suoi pensieri. Si concesse un lungo, caldo, rilassante bagno arricchito da floreali fragranze che si dispersero nell'ambiente e umide, le giungevano alle narici e avida, le inalava inebriandosi.
Si preparo' all'incontro con Diego scegliendo con cura tra gli abiti nuovi, decidendo per un semplice vestito nero dalla linea diritta che s'allargava in plissettature, mettendo in risalto la slanciata linea dei polpacci e delle caviglie sottili, ancor piu' valorizzate da splendide decolte' nere.
Erano anni che non danzava, anche se da ragazza era stata una corteggiatissima ballerina e presto sotto la guida del suo cavaliere, imparo' i nuovi passi dettati dalla moda. Diego, inaspettatamente l'aveva portata in un locale dove la musica prevalente era quella latino americana. All'inizio Paola, si era sentita rigida, impacciata, poi man mano che il ritmo aumentava d'intensita' sentiva la frenesia pervaderla e si abbandono' con slancio alla consapevolezza del suo corpo.
Diego era un ballerino perfetto, insieme facevano una coppia affiatata e questa sintonia si paleso' al suo massimo esprimendosi in un figurato tango argentino.
Un uomo, una donna. Corpi allacciati, gambe che s'intrecciano. Prese salde in sinonimo di possesso. Sguardi diretti e labbra vicine. Aliti che si confondono. Calore che si scioglie nell'umido contatto. Turgori pecepiti oltre la lievita' dei tessuti. Slanci sensuali nei movimenti fluidi: ora nell'aderenza morbida, ora nel distacco improvviso.
All'ultima battuta, in cui Paola tragicamente si trovava avvinghiata ai fianchi di Diego e con l'interrompersi della musica, tutta l'eccitazione della danza sfocio' alla sua gola emettendo un flebile gemito. Sgomenta si lascio' accompagnare al tavolo dal suo solerte cavaliere.
"Tutto bene? Bevi un poco... sei stata bravissima, hai espresso col corpo tutta la disperazione che era in te."
Paola si sentiva rapita dalle sensazioni che quell'uomo le procurava. Lo desiderava come mai aveva desiderato niente e nessuno. Protese il viso verso quello di Diego alla ricerca del contatto delle sue labbra, che arrivo', posandosi sulla fronte accaldata.
"E' ora che ti riaccompagni a casa. Domani vorrei rivederti ed e' bene concedersi un poco di riposo. Credo che oggi sia stata una giornata molto emozionante... per entrambi"
L'uomo l'aiuto' ad alzarsi e insieme uscirono dall'affollato locale, cingendole confidenzialmente con una mano il fianco. Restarono in silenzio per tutto il tragitto, poi giunti davanti all'abitazione della donna, Diego, le domando':
"Paola... sei felice?"
"Ora come ora... si'... ma ho delle cose in sospeso che mi limitano. Perdonami."
E senza attendere risposta scese dalla macchina, pronunciando solo: "A domani!"
Sali' di corsa la rampa delle scale, scappando dal suo stesso folle desiderio per quell'uomo, che invece la perseguito' ancora nella solitudine dell'appartamento. In cucina, sul tavolo accanto al plico giallo e alla lettera di Saga c'era il misterioso pacchetto che avrebbe dovuto aprire solo dopo l'incontro. Sconcertata, quasi esasperata lacero' l'involto per scoprirne il contenuto: un roseo, fallo finto.



Continua...


GiselleB @ 16:20 | commenti (118)(popup) | commenti (118)
martedì, 18 marzo 2008 | in : varie, riflessioni, vita, cazzeggi









occhiOggi a dispetto del calendario, e' una splendida giornata di primavera. Il sole e' tiepido sin dal mattino e gli uccellini svolazzano intonando i loro canti d'amore: si corteggiano e presto i nidi si riempiranno di pigolii e andirivieni di genitori indaffarati.

Certo lo stare qui mentre la mente si sofferma sulla natura che entra dalla finestra e' davvero molto difficile. Devo trattenere l'impulso di appagare il desiderio di uscire.
Pigramente camminerei per la via principale, senza fretta mi accomoderei al tavolino del bar del parco, condividendo le chiacchiere di chi ha tempo: i vecchi e i piccoli bambini.
Invece, sono qui immersa nelle mille cose da fare e tralascio pure lo scrivere dei miei racconti, ora non e' il momento. Ora, lo farei solo per adempiere ad un dovere invece che soccombere al solo puro piacere di raccontare.
La prendo facile. E mi va bene cosi'.









GiselleB @ 10:33 | commenti (72)(popup) | commenti (72)
martedì, 11 marzo 2008 | in : varie, racconti, prosa, esercizi di scrittura, giallo





Photo By Christian Coigny


Terza Parte


All'interno del plico, Paola trovo' una lettera, un pacchettino e alcuni biglietti da visita. Rimase un poco delusa dalla banalita' del contenuto, poi riscuotendosi inizio' a leggere il messaggio inviatole dal dottor Saga.
"Cara signora Paola, insieme a questa mia, le allego gli indirizzi di alcuni centri estetici e di un atelier. Le ho fissato il primo appuntamento per le quattordici e trenta. Tra poco un taxi arrivera' per portarla nei luoghi indicati. Rinnovo l'invito per domani a pranzo da Maurice. Cordialmente."
"PS: la prego di aprire il pacchettino non prima di domani, dopo il nostro incontro, grazie."
Paola rigiro' il misterioso involucro nelle mani: una carta anonima lo avvolgeva, era leggero, e il suono pieno che scaturiva se agitato le lascio' la curiosita' di scoprirne il contenuto.
Stava per cedere alla tentazione, quando lo squillo del citofono la fermo'. Era il taxi. Afferrando giacca e borsetta al volo, si precipito' in strada.
"Madame! Oh... che trascuratezza cherie... ma noi vedremo di sistemare tutto questo sfacelo!"
Paola guardava quell'uomo decisamente effemminato standosene seduta davanti al grande specchio. Provava vergogna di se stessa, e a fatica ricaccio' dentro se' l'istinto di alzarsi e andarsene. In fondo, aveva ragione. Erano anni, piu' per pigrizia che per altro, che non andava dal parrucchiere o dall'estetista. Chiuse gli occhi e con un rumoroso sospiro rassegnata, disse all'uomo di fare tutto quello che voleva. Quindi apri' una rivista presa a caso dallo scaffaletto accanto, e s'immerse nella lettura dei pettegolezzi mondani.
Quando usci' dall'ultimo centro estetico era gia' buio. Si sentiva leggera, fresca mentre si rifugiava nel sedile posteriore del taxi che la riportava a casa.
Poi a casa, l'accolse il silenzio della solitudine. Accese tutte le luci, quindi si mosse decisa verso la camera da letto e si soffermo' a lungo davanti allo specchio.
Incredula si passo' lieve le dita sulla levigatezza della pelle del viso. Le formicolava il punto intorno alle labbra, dove poche ore prima le era stato iniettato un liquido che serviva a contrastare la troppa mobilita' espressiva e dove sino ad allora vi erano stati profondi solchi d'amarezza. La compattezza turgida compensava la sensazione di paresi e senza fastidio sorrise. Il nuovo taglio e colore dei capelli le illuminava il volto, aveva ragione Gerard, il parrucchiere gay, il ramato di prima la invecchiava conferendo all'incarnato della pelle una sfumatura verdastra, ora i riflessi caldi e dorati facevano risaltare i suoi grandi occhi neri e il suo roseo colorito.
Lentamente, senza riuscire a staccare lo sguardo dalla nuova immagine, si spoglio' per mettere la camicia da notte. Si sentiva stanca, e ancora percepiva il calore della pressione dei massaggi rilassanti a cui era stata sottoposta. Si infilo' nel letto e scivolo' nel sonno rassicurata dal buon odore che il suo corpo emanava.
La mattina, rigirandosi pigramente tra le tiepide coltri, sorrise a se' stessa rendendosi conto di non aver pensato ad Eugenio neppure per un istante. Fece colazione, e nuovamente la sua immagine che rimirava nello specchio del bagno, la lascio' piacevolmente stupita. Era sempre lei, ma ora non aveva piu' quella patina opaca di ossidazione triste: le avevano fatto quello che lei faceva all'argenteria di casa con tanta devozione.
La propietaria dell'atelier non fu meno severa nel giudizio di Gerard. La porto' nel retro dove in un comodo e intimo salottino, inizio' a studiare la figura di Paola e portando una mano al mento il suo commento fu diretto e implacabile:
"Signora, e' assurdo spendere tanti soldi in capi che non la valorizzano per niente. La griffe in se', non dona eleganza."
Aveva ragione. Troppe volte aveva delegato la scelta di cosa comprare a zelanti commesse, piu' interessate al totale dello scontrino, che alla cliente timida e indecisa. Era solo una grassa, stupida gallina da spennare. Ora seguiva attentamente i consigli sulla linea del taglio della gonna che valorizzava il giro-vita, piuttosto che la pesantezza dei glutei. Imparo' che i colori caldi le donavano piu' dei colori freddi: quindi bando al celeste glaciale, al grigio e libera scelta di tutte le altre tonalita', anche pastello.
All'uscita del negozio, c'era il solito taxi, Paola pero' desiderava camminare ed era ancora presto. Diede indicazione all'autista di recapitare tutti i suoi acquisti presso la portineria del palazzo, quindi si incammino' lungo l'affollato marciapiede, lasciandosi trasportare dal flusso dell'indaffarata gente.
Solitamente non sopportava quell'andirivieni frenetico, le causava un'agitazione ansiosa. Solitamente, avanzava senza guardare avanti, tenendo lo sguardo fisso, inclinato a cercare i varchi davanti a se'. Ora si accorse dello sguardo ammirato di un giovane uomo che le era passato accanto, e lei leggera e sfrontata ricambio' il sorriso e maliziosa si volto' a guardare la reazione di altri passanti. Si sentiva bene con se' stessa e quasi dispiaciuta si rese conto di essere giunta al ristorante.
Diede una rapida occhiata all'orologio, mancavano ancora dieci minuti all'appuntamento, tuttavia decise ugualmente di entrare . Il maitre di sala l'accolse sorridente e la fece accomodare al tavolo prenotato dal dottor Saga, le giro' per un poco intorno per assicurarsi che tutto fosse perfetto, quindi le porse il menu' degli aperitivi, raccolse l'ordine e si allontano'.
Paola lascio' vagare lo sguardo incerto nella sala. Conosceva il posto perche' anni prima Eugenio, una sera, l'aveva portata a cena in una delle loro rare uscite mondane. E come allora ebbe la sgradevole sensazione di essere fuori luogo, e di nuovo penso' compiaciuta che erano ore che non pensava al marito e alla sua amante. Imbarazzata, frugo' nella borsetta alla ricerca di una qualsiasi cosa la potesse distrarre dai suoi pensieri.
"Enchante' madame!" La gradevole voce del dottor Saga, anticipo' il lieve bacio sul dorso della sua mano. Poi dopo essersi accomodato e senza che i suoi occhi smettessero di ammirarla, le disse:
"Bene. Direi che la prima parte del mio programma si e' svolta con successo. Ora, si puo' proseguire senza indugi alla seconda parte. Prima pero' devo chiarire alcune cose."
Saga s'interruppe permettendo al maitre di sistemare sul tavolo i flute colmi di una bevanda ambrata, per poi riprendere, quando dopo un lieve inchino, si fu allontanato.
"Signora, lei crede di avere bisogno del mio aiuto. In realta' lei e' solo addolorata. La sua tristezza e' indotta. Chi ha bisogno non e' lei, bensi' suo marito... lui, e' in uno stato confusionale che lo porta a fare cose bizzarre. Lui delega sua consapevolezza di infelicita' a lei, come moglie e, all'altra come amante. "



Continua...

GiselleB @ 13:17 | commenti (154)(popup) | commenti (154)



eXTReMe Tracker