"Sei felice? In caso contrario rivolgiti al Dottor Saga. Prima consultazione, GRATUITA!" La mente le rimandava quella semplice domanda che aveva appena scorto in un trafiletto di margine del quotidiano. Non era la prima volta che vedeva quell'annuncio, aveva anche sorriso al pensiero che qualche sciocco sarebbe caduto nelle grinfie di un millantatore che si approfittava delle disgrazie altrui.
Eppure Paola quella mattina, con le lacrime trattenute a stento, compose il numero telefonico dell'annuncio per fissare un appuntamento. Era arrivata al limite delle sue possibilita'. Aveva tentato di tutto per tenere in piedi il matrimonio con Erminio.
Seguendo il consiglio della sua migliore amica qualche sera prima, s'era fatta trovare dal marito in una mise provocante vestita solo della guepiere nera che lui le aveva regalato qualche anno prima in occasione del loro ventesimo anniversario di matrimonio. Mentre la indossava, era felice di riscontrare che la sua siloutte non era cambiata quasi per nulla, a differenza del viso in cui le rughe ai lati della bocca avevano assunto una piega amara. Cerco' di camuffarle marcando il trucco sugli occhi e cotonando i folti capelli dai riflessi ramati che le incorniciavano il viso, anzi, quasi lo nascondevano. Rimirandosi allo specchio, cercava la conferma che sarebbe piaciuta assumendo varie pose. Rise di se stessa, ma il sorriso le si gelo' sulle labbra quando l'immagine di Erminio che stava alle sue spalle le rimando' il suo sguardo severo, sembrava disgustato.
"Sei ridicola... vestiti e vediamo di cenare, che ho fame." Parole impietose che la fecero vergognare di se stessa e con un improvviso pudore, prese la vestaglia che stava sul letto per coprirsi.
Cenarono senza parlare: lui fissando la televisione, lei senza avere il coraggio di alzare lo sguardo dal piatto.
La tradiva, non c'era altra spiegazione plausibile per il suo comportamento. Ora i suoi tanti sospetti assumevano la consistenza della certezza. Una certezza che le dilaniava il cuore lasciandola in preda al dolore e allo smarrimento.
Aveva sbagliato, forse, nel tollerare qualche "scappatella" di Erminio. Pero' lui al rientro dai suoi viaggi di lavoro la cercava ancora con foga, la faceva sentire appagata, amata, desiderata.
Le diceva che lei era la casa, che era il suo abbraccio caldo e sicuro, il suo porto. Paola si compiaceva della dedizione del marito, anche se la sua pelle odorava del profumo di un'altra e nel buio della stanza, a letto, sorrideva e se lo teneva stretto sul cuore.
Poi, lentamente, i loro rapporti si erano prima diradati per poi scomparire del tutto. All'inizio, Paola non diede molta importanza alla cosa: il marito dopo la promozione che lo aveva portato ai vertici dell'imprenditoria era spesso stanco. Pero' le aveva comprato un SUV che era stato l'invidia delle sue amiche nell'ultimo soggiorno a Cortina. E il loro conto in banca cresceva permettendole agi e lussi che non avrebbe mai pensato di ottenere. Come permettere ai figli di studiare all'estero per perfezionare le lingue straniere, o acquistare una seconda casa al mare.
Tutto quel denaro e le cose pero' non riuscivano piu' a colmare il vuoto del disamore di Erminio.
Esitante, Paola si ritrovo' sul pianerottolo davanti alla porta. La lucida targa d'ottone diceva: "Dr. Saga Consulente". Questa cosa la rassicuro' e le diede il coraggio di entrare.
Fu accolta da una signora piuttosto anziana, ma di bell'aspetto che le porse un breve questionario da compilare. Poi dopo essere sparita per qualche secondo in un'altra stanza, la invito' ad entrare tenendole gentilmente la porta aperta.
Seduto dietro ad un'imponente scrivania di legno massiccio, vi era un uomo di circa sessant'anni dal viso tondo e gioviale. Nel salutarla si alzo' allungandole la mano che era calda e morbida. Le sorrise guardandola da sopra un paio d'occhiali da lettura, poi prima di sedere le fece un aggraziato cenno d'invito ad accomodarsi.
"Signora Paola, lei e' qui perche' e' infelice. Io l'aiutero'." Pronuncio' quelle parole lentamente e senza incertezze e la voce del dottore fece rilassare la donna, che si mise piu' comoda ad ascoltare.
"So anche che lei e' qui perche' suo marito la tradisce, o meglio, di conseguenza la trascura." Fece una breve pausa, in cui poso' gli occhiali accanto al questionario di Paola su cui erano scritti solo i suoi dati anagrafici. Leggermente perplessa fece cenno di si' con il capo.
"Lo sa, che al mondo ci sono piu' persone infelici che felici? E questo perche' e' nella natura umana. Io faccio statistiche, ho studiato e lavorato per varie aziende di ricerca come consulente, e tutte, dico tutte, sfruttavano l'insoddisfazione che e' connaturata nel nostro essere." Fece un'altra pausa, questa volta assumendo un'espressione drammatica, che fece agitare Paola sulla sedia.
"Ora, so che lei sta pensando che la sua infelicita' non e' paragonabile a nessun' altra. L'infelice e' completamente assorbito da se stesso e dalla causa del suo stato, se ne e' cosciente. E lei, mia cara signora, ha questo vantaggio: conosce la causa del suo malessere." Il silenzio che segui', mise in risalto le ultime parole pronunciate dal dottore. Paola, annuiva e si tromentava il palmo della mano con le unghie.
"Bene. E qui, io, interverro'. Ma per farlo ho bisogno della sua piu' totale fiducia... la metto subito alla prova. E' disposta, a darmi, diecimila euro?"
Paola sbattendo le ciglia, ebbe un piccolo sussulto. Poi esitante pronuncio' le sue prime parole:
"Ecco, io... ma li vuole tutti subito? Magari prima un acconto e se poi la cosa va bene le daro' il resto..."
"Assolutamente no, signora. Vede... lei di me si deve fidare ciecamente. Se questo non accade, non si potra' mettere in moto il meccanismo che controlla tutte le energie e le risorse che si adopereranno affinche' la sua tristezza diventi felicita'. O cosi', o... non se ne fa nulla."
La donna trattenne il respiro, poi tutto d'un fiato disse:
"Posso almeno pensarci? Non sono i soldi che mi mancano, ma... lei mi capisce. Diecimila euro non sono pochi. La chiamero' domani e le faro' sapere." Cosi' dicendo Paola si alzo' e senza porgere la mano al dottore usci' dallo studio, e non saluto' nemmeno la signora che l'aveva ricevuta. Lasciandosi la porta alle spalle si ritrovo' fuori dallo stabile in preda allo sconforto piu' totale.
"Stupida! Sciocca, cretina che sono! Quello mi vuole fregare... ma mica ci casco."
Il giorno dopo Paola era nuovamente nello studio del dottor Saga.
Continua...
NdA: questo mio e' liberamente ispirato da un racconto di Agatha Christie.


Agganciai il telefono ben decisa a raggiungere Filippo a Napoli. Non avevo assolutamente voglia di passare le vacanze pasquali da sola. La signorina della compagnia aerea mi aveva detto gentilmente che non c'erano posti liberi, tutti prenotati. Non mi restava altro da fare che andare in macchina, pensando che in questo modo sarei stata libera di girare senza essere vincolata dagli orari del mio compagno. La mattina mi alzai presto, c'era il sole ma l'aria era aspra e s'insinuava su per la mia corta gonna. Rabbrividendo mi pentii di non avere indossato i caldi pantaloni di flanella, anche se mi consolava il pensiero che di li' a qualche ora sarei stata nel tepore primaverile partenopeo. Sino a Bologna il traffico si muoveva scorrevole, tante macchine colme di gitanti. I piu' avrebbero proseguito sino alla riviera romagnola, e cosi' fu. Mi ritrovai praticamente da sola ad affrontare le curve e i tunnel appenninici. La giornata non era piu' limpida, sulle cime si vedevano cumuli di nuvole grige. All'uscita di una galleria con stupore mi ritrovai il parabrezza spruzzato di nevischio. "Porca miseria, non puo' nevicare ad aprile, non ho nemmeno le catene..." Fortunatamente un cartello mi indicava che una stazione di servizio era poco distante. Il parcheggio era semi deserto, a eccezione di un paio di macchine e un Tir rosso. Stava iniziando a nevicare in modo copioso. All'interno dell'autogril regnava un'atmosfera calda e silenziosa. Ordinai un caffe' e mi sedetti sull'alto sgabello mangiucchiando una brioche.
"Nonna! Dai, vai piu' piano di una lumaca!" Scoppiai a ridere delle mie stesse parole. La nonnina con il foulard cosi' annodato, con i lembi sporgenti sopra la testa, sembrava davvero una lumachina. Mi si strinse il cuore a vederla cosi' vecchia, curva e piccola e le corsi incontro. 










