Terza Parte
La Cesira, sconsolata finisce di sorbire il brodo e ad un certo punto si sente pervadere dalla stanchezza e quel bel calore che le si allarga nello stomaco e che le arriva alla schiena dal fuoco acceso nel camino, le fa tenere a fatica gli occhi aperti."Non c'ho nulla da mettermi per dormire. Il fagotto con dentro la mia roba e' rimasto sulla bicicletta..."
"Via Cesira! Mo gliela do' io una bella camicia da notte e pure le babbucce di lana. Non si stia a preoccupare di queste scemenze. Andum a let, che l'e' bein tard, e domani sara' una giornata bella piena!"
Malgrado il sonno e la stanchezza, una volta nel letto la Cesira stenta ad addormentarsi. E quando appena riesce ad assopirsi, si sveglia di scatto smarrita, col cuore che le batte all'impazzata nel petto e il senso angosciante di aver perduto il marito per sempre.
"Madonna mia! Fa che non sia caduto nel fiume... che il mio Ugo non nuota mica bene e con sto freddo... Madonnina, fammi la grazia di farmelo ritrovare e in voto ti saro' devota per tutta la vita... e se avro' la fortuna di avere dei figli, la prima bambina, la chiamero' come te!"
Le lacrime le scorrevano sulle tempie inzuppando i capelli e la ruvida federa del cuscino, ma lentamente i suoi singhiozzi si smorzano e lei finalmente riesce ad addormentarsi con le mani giunte sul petto che trattengono il fazzoletto bagnato.
"Venga, le ho preparato una tazza di latte e orzo. Se ha fame c'e' anche un po' di pane. Non e' fresco, ma inzuppato va anche bene cosi'... anzi, io lo preferisco un po' raffermo." L'Adalgisa sorridente accoglie la Cesira nella piccola cucina, dove il focolare e' gia' acceso e la tavola e' apparecchiata per la colazione. Il marito sta finendo di bere dalla scodella che posa inclinata per poi raccogliere le briciole sul fondo col cucchiaio.
"Senta... quando poi ha finito la colazione, ho pensato di andare dai carabinieri. Magari suo marito si e' fermato li'... 'nsomma... non per metterla sulla tragedia, non si stia a spaventare ma, con sto nebiun... beh! L'ha ga' capi' che e' meglio far fare le cose a chi se ne capisce... ecco." Gino e' imbarazzato dalle sue stesse parole e dal suo pensiero di immaginare il marito della povera donna, perso a vagare nella nebbia nel bosco di pioppi o, alla peggio, finito nelle sabbie mobili dell'argillaia, o annegato nella piena del fiume, e si rigira una sigaretta presa dal pacchetto di Nazionali senza filtro tra le dita.
"Ve'! Non l'accenderai mica qui! Lo sai che alla mattina ho le nausee!" Gli rimbrotta l'Adalgisa posando il *burazzo sulla spalliera della sedia e massaggiandosi in tondo il ventre. Poi bonaria, con un dolce sorriso va alle spalle del suo uomo e l'abbraccia.
"Sai che l'ho sentito muoversi per la prima volta?"
Cesira, a vedere quella scena cosi' intima e romantica viene assalita da una nostalgia incontenibile e scoppia a piangere e la sua voce lamentosa riesce solo a sussurrare: "Il mio Ugo... voglio il mio Ugo..."
"Dunque, signora... lei e' qui per denunciare la scomparsa di suo marito che e' avvenuta ieri, intorno alle ventitre' e trenta, nella piazza del paese... a seguito della pesante e fitta nebbia che incombeva e, tutt'ora incombe, in tutta la valle."
Il maresciallo Scordia dopo aver fatto accomodare la Cesira indicandole la sedia in formica verde davanti alla scrivania, punta i suoi piccoli occhi azzurri su Gino che se ne sta in piedi, col cappello in mano, indeciso se restare o andare.
"Lei, signor Mazzanti Luigi, e' qui in veste di testimone immagino... anche se purtroppo devo notificarvi che per aprire una denuncia ufficiale e iniziare le indagini, occorre... che siano trascorse almeno ventiquattro ore dalla scomparsa. Prego si accomodi. Appuntato Righin, lei comunque intanto prenda nota e poi informi quelli della fluviale. Bene. Torniamo al caso."
*In alcune forme dialettali dell'Emilia e della Romagna, "buratto" o "burazzo" (buraz) è rimasto in uso col significato di strofinaccio.
GiselleB @ 13:54 | commenti (26)(popup) | commenti (26)













