martedì, 30 ottobre 2007 | in : racconti, ricordi, fantasy, esercizi di scrittura



Terza Parte




al lavoro
La Cesira, sconsolata finisce di sorbire il brodo e ad un certo punto si sente pervadere dalla stanchezza e quel bel calore che le si allarga nello stomaco e che le arriva alla schiena dal fuoco acceso nel camino, le fa tenere a fatica gli occhi aperti.
"Non c'ho nulla da mettermi per dormire. Il fagotto con dentro la mia roba e' rimasto sulla bicicletta..."
"Via Cesira! Mo gliela do' io una bella camicia da notte e pure le babbucce di lana. Non si stia a preoccupare di queste scemenze. Andum a let, che l'e' bein tard, e domani sara' una giornata bella piena!"
Malgrado il sonno e la stanchezza, una volta nel letto la Cesira stenta ad addormentarsi. E quando appena riesce ad assopirsi, si sveglia di scatto smarrita, col cuore che le batte all'impazzata nel petto e il senso angosciante di aver perduto il marito per sempre.
"Madonna mia! Fa che non sia caduto nel fiume... che il mio Ugo non nuota mica bene e con sto freddo... Madonnina, fammi la grazia di farmelo ritrovare e in voto ti saro' devota per tutta la vita... e se avro' la fortuna di avere dei figli, la prima bambina, la chiamero' come te!"
Le lacrime le scorrevano sulle tempie inzuppando i capelli e la ruvida federa del cuscino, ma lentamente i suoi singhiozzi si smorzano e lei finalmente riesce ad addormentarsi con le mani giunte sul petto che trattengono il fazzoletto bagnato.
"Venga, le ho preparato una tazza di latte e orzo. Se ha fame c'e' anche un po' di pane. Non e' fresco, ma inzuppato va anche bene cosi'... anzi, io lo preferisco un po' raffermo." L'Adalgisa sorridente accoglie la Cesira nella piccola cucina, dove il focolare e' gia' acceso e la tavola e' apparecchiata per la colazione. Il marito sta finendo di bere dalla scodella che posa inclinata per poi raccogliere le briciole sul fondo col cucchiaio.
"Senta... quando poi ha finito la colazione, ho pensato di andare dai carabinieri. Magari suo marito si e' fermato li'... 'nsomma... non per metterla sulla tragedia, non si stia a spaventare ma, con sto nebiun... beh! L'ha ga' capi' che e' meglio far fare le cose a chi se ne capisce... ecco." Gino e' imbarazzato dalle sue stesse parole e dal suo pensiero di immaginare il marito della povera donna, perso a vagare nella nebbia nel bosco di pioppi o, alla peggio, finito nelle sabbie mobili dell'argillaia, o annegato nella piena del fiume, e si rigira una sigaretta presa dal pacchetto di Nazionali senza filtro tra le dita.
"Ve'! Non l'accenderai mica qui! Lo sai che alla mattina ho le nausee!" Gli rimbrotta l'Adalgisa posando il *burazzo sulla spalliera della sedia e massaggiandosi in tondo il ventre. Poi bonaria, con un dolce sorriso va alle spalle del suo uomo e l'abbraccia.
"Sai che l'ho sentito muoversi per la prima volta?"
Cesira, a vedere quella scena cosi' intima e romantica viene assalita da una nostalgia incontenibile e scoppia a piangere e la sua voce lamentosa riesce solo a sussurrare: "Il mio Ugo... voglio il mio Ugo..."
"Dunque, signora... lei e' qui per denunciare la scomparsa di suo marito che e' avvenuta ieri, intorno alle ventitre' e trenta, nella piazza del paese... a seguito della pesante e fitta nebbia che incombeva e, tutt'ora incombe, in tutta la valle."
Il maresciallo Scordia dopo aver fatto accomodare la Cesira indicandole la sedia in formica verde davanti alla scrivania, punta i suoi piccoli occhi azzurri su Gino che se ne sta in piedi, col cappello in mano, indeciso se restare o andare.
"Lei, signor
Mazzanti Luigi, e' qui in veste di testimone immagino... anche se purtroppo devo notificarvi che per aprire una denuncia ufficiale e iniziare le indagini, occorre... che siano trascorse almeno ventiquattro ore dalla scomparsa. Prego si accomodi. Appuntato Righin, lei comunque intanto prenda nota e poi informi quelli della fluviale. Bene. Torniamo al caso."



*In alcune forme dialettali dell'Emilia e della Romagna, "buratto" o "burazzo" (buraz) è rimasto in uso col significato di strofinaccio.





GiselleB @ 13:54 | commenti (26)(popup) | commenti (26)
lunedì, 29 ottobre 2007 | in : racconti, ricordi, fantasy, esercizi di scrittura



Seconda Parte




al lavoro"Ma venga dentro, poveretta che sta tremando tutta e con questo umido rischia un malanno!" Il giovane uomo, chiude la finestra e poco dopo riappare al portone lasciando entrare la donna, che nel frattempo era scoppiata in un pianto con singhiozzi cosi' forti che la scuotevano tutta.

"Adalgisa, la signora ha perduto il marito nella nebbia, povrina... metti a scaldare un po' di brodo che ha l'umido nelle ossa. E lei venga e si metta qui vicino al camino e si tolga via quel cappotto bagnato."
Cesira, inebetita e con lo sguardo annebbiato dalle lacrime si lascia guidare accanto al focolare e si siede pesantemente sulla sedia impagliata. Prende un fazzoletto dalla borsa e si soffia rumorosamente il naso, poi lo infila nel rimbocco della manica.
"Ma com'e' che a ga' perdu' al mari in nella nebbia?" A le menga possibile! Vedrai che sara' qui intorno e che anca lu' a le' dietro a cercarla. Gino, senti, perche' non vai dal bar della posta a vedere se magari si e' fermato li'? Ma sta attenti a non perderti anca ti in 'sto nebiun! Che te, non sei mica foresto e se non sei a casa entro dieci minuti, ti aspetto con la ramazza e te la spacco sulla schiena... sta attenti!"
Mentre l'uomo ubbidiente prende il pesante giaccone ed esce, l'Adalgisa, una giovane donna dai modi spicci e sicuri, piccola e bruna, si siede accanto alla Cesira porgendole una scodella di brodo fumante.
"C'ho messo anche un mezzo bicchiere di lambrusco e un bel cucchiaio di grana. Tenga, e mo' basta piangere che il suo sposo non puo' essere lontano... ma di dov'e' che siete, che non l' ho mai vista?"
"Siamo delle Carette, il paesino dopo Ca' del Bosco... siamo partiti che non c'era mica tutto questo nebbione, subito dopo il pranzo dello sposalizio..."
Cosi' la Cesira racconta che dovevano arrivare sino da una zia rimasta vedova che li avrebbe ospitati per un po' nella sua bella casa in riva all'Oglio e che loro in cambio di un po' piu' di intimita', l'avrebbero aiutata a mandare avanti la trattoria e che se magari le cose si mettevano bene, potevano anche fermarsi visto che lei era sola e senza eredi.
"Ma povera! Ma Dio come la compatisco... cosi' questa sarebbe la vostra prima notte di nozze... " L'Adalgisa s'interrompe per il rumore del portone che veniva aperto e poi chiuso col catenaccio e senza aspettare oltre, chiede al marito che si stava togliendo il giaccone se aveva buone notizie.
"Niente! Nessuno ha visto un foresto dall'osteria, e ci credo, perche' con questa nebbia, c'era solo il ciabattino ubriaco come al solito... ma lu' al basta che fa due passi e casa sua l'e' le' subet, dietro l'angolo... non rischia di perdersi che quello e' allenato alla nebbia del suo cervello!"
"Gino! Piantala di fare lo spiritoso, che non e' il momento che 'sta povera donna l'e' disperata! Dai, vai su e prepara al pagliun nella camera della povera nonna e prendi anche due braci da mettere nel *frate che stanotte si gela oltre l'umido!"
"Io vi ringrazio, ma al va bein li stess se sto qui, accanto al camino e guardo fuori dalla finestra, che magari il mio Ugo ritorna..."
L'Adalgisa, energica le dice di non fare storie e che con quella nebbia sicuramente suo marito si era fermato a casa di qualcuno e come lei aveva ricevuto ospitalita'. Che era da pazzi andare in giro con quel tempo e che l'indomani sarebbe stato diverso, alla luce del giorno.

(...)


*Come riscaldamento una volta c’era solo una stufa a legna o il camino ma non in tutte le stanze. La camera era fredda, così per asciugare e scaldare il letto si usava il frate, un attrezzo in ghisa o terracotta nel quale veniva messa la brace rovente.

GiselleB @ 12:08 | commenti (24)(popup) | commenti (24)
venerdì, 26 ottobre 2007 | in : racconti, ricordi, fantasy, esercizi di scrittura








al lavoro


"Ma che bel nebiun! Deh, Cesira che tra poco siamo arrivati."
"Dai Ugo, alora daghe 'na bota e pincia quei pedali, che mi go' fred!"
Due sagome quasi indistinte e intabarrate, l'una che pedala, l'altra a sedere di traverso sulla canna della bici, sbucano all'improvviso alla luce dei fiochi lampioni della piazza dal loggione lastricato di marmo.
"Ma dov'e' che siam finiti? Mo' non mi raccapezzo piu', con tutta questa nebbia potremmo essere a Ca' del Botti invece che alla Martignana! Deh, Cesira... ma te riconosci questo posto qui?"
"Boh? A m'arcord che dopo il ponte di barche hai voltato a destra dalla rotonda, quindi o siamo a Ca' del Botti o abbiamo girato in tondo e siamo tornati indietro alle Carette! Mo' guardiamo se c'e' un buco di osteria qui in questa piazza, che c'e' il municipio ma niente chiesa, perche' senno' a quest'ora si sentivano le campane a battere la mezza!"
Vagando nell'aria lattiginosa i due girano in tondo la piazza, ogni tanto davanti a qualche finestra illuminata si fermano e la Cesira scende per controllare se si tratta di un'osteria o di una casa privata.
"Mo' che spavento! Chi e' lei? E cosa sta a spiare dalla mia finestra?" Un uomo dal naso camuso, piuttosto giovane si para all'improvviso davanti alla Cesira che scrutava da dietro i vetri appannati l'interno dell'abitazione.
"Oh mama! Ma guardi che mi ha spaventato anche lei, sa? E', che ci siamo persi... con 'sto nebiun..."
"Chi persi? A le' menga sola? Mo se non vedo nessuno qui intorno oltre a lei!"
La donna spaesata sforzando la vista cerca di vedere dov'e' che e' finito suo marito. Niente solo nebbia e il selciato umido che rimanda la fioca luce della finestra. Di Ugo neppure l'ombra che comunque vedere ombre in mezzo a quel niente sarebbe gia' stato qualcosa.
"Ugooo! Uuugo!" La donna portando le mani a coppa intorno alla bocca chiama, ma anche la voce e' come ovattata e risucchiata, senza eco, senza risposte. Gira in tondo su se stessa e piano piano il suo richiamo si fa sempre piu' flebile. Rassegnata, allarga le braccia voltando le palme al cielo e poi le lascia ricadere inerti lungo i fianchi mentre guarda l'uomo che e' alla finestra e rimestola le labbra in giu'.
"Non capisco dove sia finito... era qui, dietro di me un attimo fa... e adesso cosa faccio, che con questa nebbia non so dove andare, ne' dove siamo. E te pensa che questa e' la prima notte che siamo sposati... povera me!"


(...)



GiselleB @ 15:52 | commenti (36)(popup) | commenti (36)






***




Photo GisellebyGiselle©
lenzuolo



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Ho sempre tanto, ma tanto sonno! E non sono stata in Africa... la mosca tze tze non c'entra...





GiselleB @ 19:32 | commenti (34)(popup) | commenti (34)
lunedì, 22 ottobre 2007 | in :
GiselleB @ 11:21 | commenti (22)(popup) | commenti (22)



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