Photo: Giselle by Giselle ©

A capo chino e senza sorriso arrancava nella sua esistenza, fatta di lavoro, cose da sbrigare nel piccolo appezzamento di terra e di lei, Marta. Questa donna che aveva preso il posto della sua amata, precocemente mancata prima ancora di vedere i loro figli sistemati e la casa ultimata. Lei che lo aveva conquistato penetrando nel suo cuore indurito per la sua tenacia e comprensione. Lei che si accontentava di qualche briciola di un amore che non si alimentava di passione, ma di musi duri e incomprensioni.
A poco a poco, Marta, si era arresa davanti a quell'uomo spigoloso e aveva racchiuso la sua spontaneita' riversando le sue attenzioni sugli animali di casa: cinque gatti e tre cani. A volte. Numeri variabili perche' spesso i randagi dopo qualche giorno riprendevano la loro vita di sempre, fatta di vagabondaggi e sacchi d'immondizia da lacerare coi denti e rovistare alla ricerca di nutrimento a cui erano assuefatti piu' che al mangime in scatola. Due persone adulte, nemmeno cinquantenni con atteggiamenti disillusi e da vecchi.
L'arrivo di Chiara, la nuova vicina di casa dalla pelle diafana e gli occhi color del mare, porto' comunque qualcosa di nuovo.
Lui si ritrovo' piu' volte a guardarla mentre lei ignara danzava e cantava nel suo giardino. Si ritrovo' piu' di una volta con uno stupido sorriso stampato sulle labbra che si raggelava appena se ne rendeva conto, e incredulo si passava la mano su quella sua espressione come per cancellarla e sparpagliarla sul viso dalla barba ispida. Il solo vederla o sentirla lo metteva in pace con la vita.
Anche Marta provava le stesse sensazioni e il lavare i piatti con l'acquaio piazzato sotto la finestra era piu' piacevole da quando Chiara popolava il piccolo giardino, attaccato al loro.
Chiara amava levarsi la mattina presto e consumare la sua frugale colazione al tavolino posto sotto al gazebo, ombreggiato da un contorto glicine. Una musica discreta e melodiosa la accompagnava in ogni suo movimento. La bocca piccola e carnosa si apriva appena, mentre sbocconcellava una brioche e qualche briciola finiva a terra e attirava i tanti uccellini che vivevano nel maestoso leccio che dominava la collina davanti. Sapeva che i suoi strani vicini di casa la spiavano, ma lei incurante continuava nelle sue piccole abitudini quotidiane.
Trovava che Marta fosse una donna dolce e pure simpatica, anche se terribilmente sola e strana, con quel volersi circondare da tanti animali e, dal naso assuefatto all'odore dell'urina di gatto, che pungente assaliva le narici ogni volta che accettava l'invito di prendere una tazza di caffe' a casa sua.
L'uomo invece, di cui ancora ignorava il nome ma che in cuor suo chiamava Orco, le incuteva soggezione ed evitava di proposito di incontrarlo, anche se non sempre era possibile. Eccolo che ora era li' intento a zappare l'orticello e di quando in quando, alzava lo sguardo e scrutava tra la siepe che limitava i due terreni alla sua ricerca. Presto la bella stagione avrebbe ceduto all'autunno, che qui dicevano fosse rigido e piovoso. Presto la colazione l'avrebbe consumata nel cucinino senza piu' la compagnia degli uccellini, e la fronda del glicine che gentile si piegava sotto la brezza mattutina. Presto avrebbe ripreso il lavoro che la portava a viaggiare ma le lasciava la voglia di visitare i tanti posti che appena intravedeva dai finestrini dei taxi nel tratto: areoporto hotel, hotel stabilimento, stabilimento aeroporto. Chiara amava il suo lavoro, ma amava anche la sua nuova casetta e si dispiaceva di non godersela. Come si dispiaceva di trascurare un uomo che in silenzio e in un'altra citta' l'aspettava e amava.
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GiselleB @ 15:44 | commenti (72)(popup) | commenti (72)
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Scorrono veloci immagini cerco di mettere a fuoco cerco di seguire il caos non e' facile districarsi tra miriadi di pulsioni che arrivano da ovunque io sono ovunque e cerco cerco sempre qualcosa qualcosa che mi attragga e mi trattenga piu' di tre secondi ma e' difficile c'e' la noia c'e' il vuoto c'e' il non dare un senso a quello che si fa nel contesto di chi ti vede sempre che si consideri che qualcuno prima o poi ti vedra' leggera' scansera' immediatamente oppure ti restera' attaccato addosso come l'odore del sesso dopo un amplesso orgiastico che satura la stanza il naso si raffina il naso e annuso l'aria anche al supermercato e sento quell'odore l'odore che sprigiona la commessa dalle labbra contornate dalla matita marrone troppo trucco troppa bocca troppo sorriso sei bona sei fica sei una cassiera che stringe le cosce e si struscia sulla seduta della sedia per non morire di noia e di freddo c'e' troppa aria condizionata mi viene la sinuisite e mi lacrimano gli occhi e non sento piu' il tuo odore perche' e' quello che vuoi provocarmi e mi dici ciao ragazza e mi sorridi troppo nascosta da troppi capelli neri troppo dritti mi giro e vedo la copertina di un libro oddio inutile che cerchi il mio devo ancora finirlo se mai lo finiro' perche' mi manca la fiducia non l'ispirazione perche' non lo faccio per me perche' ho paura di scrivere cose che poi altri leggeranno sarebbe la prima cosa che faccio per me sarebbe bello e quello e' il terzo libro di una ragazzina ribelle che scandalizza e si diverte a prenderci per il culo che si nutre delle nostre paure ma in una certa societa' le cose funzionano cosi' allora facciamo un prodotto mostruoso creiamo il mostro e lo sbattiamo in prima pagina come bambini che hanno paura dell'orco e dell'orrido ma poi arriva la fatina buona o il principe azzurro e tutto si sistema in una fiaba che si rispetti funziona cosi' noi creiamo i mostri e poi ce li teniamo e ne abbiamo paura e io cretina che mi ostino a parlare di sesso in modo pulito in modo giocoso perche' non e' vero che il sesso e' una cosa sporca non e' vero che il sesso e' trasgressione non e' vero che il sesso e' tristezza anche se ci si veste di nero con la maschera con i buchi per: gli occhi, il naso, la bocca










