Slego le lettere, guardo il nastrino rosso e penso alle mani di mia nonna che l’hanno toccato e con amore lo poso sul tavolo. La prima e’ datata 1961, maggio. Mia nonna dice:
“Giacomo, amore mio grande. Ho ricevuto la bobina con la tua voce registrata, che bello mi pareva di averti vicino. Ho fatto tutto quello che mi hai detto, e sai che quando sono venuta ho dovuto urlare. E allora e’ corsa la Vincenza, la vicina a domandarmi se stavo male. Mi sono messa a ridere e le ho detto che cantavo una canzone d’amore! Ieri poi ho incontrato al fiol del calsoler, ero in fregola e se n’e’ accorto. Siamo andati dietro la bottega, e intanto che scendevamo le scale per andare dalle fascine per nasconderci a fare le nostre robe, glielo menavo… beh! E’ venuto subito. Poi, insomma gli ho detto che io avevo ancora voglia e che non me ne facevo niente di un cazzo mollo. Lui s’e arrabbiato, m’ha spintonata sulle fascine e m’ha chiavata da dietro ma d’un forte, d’un forte... che mi brucia ancora!...”
Poi continua raccontando del solito tran tran del negozio, dei clienti che non pagano e di quanto si senta sola. Scorro altre lettere, piu’ o meno dicono le stesse cose. Poi in una busta c’e’ una foto. E’ sbiadita e mal sviluppata con delle chiazze color ruggine. Pero’ si distingue la figura di una donna nuda. E’ la nonna in una posizione oscena, spalancata si mostra con una espressione goduta sulla faccia. Apro tutte le lettere e trovo altre foto, anche del nonno e di uomini con loro nudi, che non conosco. Incredula, inizio a ridere in preda ad una sensazione di sgomento.
Eppure non e’ una scoperta, li avevo uditi piu’ di una volta parlare mentre pensavano che noi nipoti dormissimo, protetti dal poco intimo spessore della tenda in campeggio al mare. Sentivo che si raccontavano i ricordi piccanti delle loro avventure e io ascoltandoli mi eccitavo e iniziavo a toccarmi, per godere di loro e dopo, alla fine ero pervasa da una sensazione sporca e vergognosa.
Sto per mettere via tutto quando in fondo alla scatola dello “Stock 84” scorgo una cosa che mi pare familiare. Un quaderno grosso. Il mio quadernone. Quello che tenevo nascosto tra la rete e il materasso della brandina da campeggio. Quello che non trovavo piu’ e che cercai invano per tutta un’estate. Lo prendo in mano, lo apro e, subito in prima pagina il disegno di una donna nuda, con grossi seni e lunghi capelli mi fa sorridere. L’ho fatta io. Io sotto la guida dei miei cugini in fregola che mi dicevano cosa disegnare. Un pomeriggio in cui non andammo al mare perche' pioveva e i nonni erano assenti per fare degli acquisti, ci mettemmo tutti nella tenda piccola che praticamente era un unico accampamento di materassi. Come al solito io presi il quadernone e iniziai a disegnare quello che mi veniva detto. Solo che quella volta ando' a finire in una masturbazione generale e reciproca. Mio cugino, il piu' grande e intraprendente mi chiese anche se mentre si smanettava poteva toccare e guardare le mie tette. Lo lasciai fare e la cosa mi piacque molto. Poi arrivarono i nonni. Il rumore della pioggia sulla tela della tenda non ci fece accorgere del loro rientro e ci sorpresero, in quella che loro definirino, orgia.
(...)
Continua, lo sto scrivendo...


Giselle, perche' hai sentito la necessita' di fare un blog erotico? Ce ne sono gia' tanti...













