venerdì, 30 marzo 2007 | in : giselle in foto sexy
gisel2
GiselleB @ 10:56 | commenti (69)(popup) | commenti (69)
giovedì, 29 marzo 2007 | in : racconti erotici
Accosti la macchina, siamo arrivati davanti ad una casa che non conosco, e' la tua. Gentile mi apri apri lo sportello, e mi porgi il braccio. Fai bene. La stanchezza che mi avvolge e' incredibilmente insistente.
"Ho bisogno di un caffe'... ora sono esattamente ventiquattro ore che sono in piedi."
Tu guardi l'orologio scoprendo il polso, poi mentre ti dirigi verso la cucina, ti sento dire "Ma perche' ti sei alzata alle quattro? Che lavoro fai?"
Gia'. Lui non sa nulla di me e della mia vita. Crollo letteralmente sul divano di pelle, che profuma di cuoio, di uomo, di buono... e alzando leggermente la voce, con sforzo, ti spiego che non e' il lavoro che mi ha fatta levare presto, ma il mio dovere di figlia.
"Ho accompagnato mia madre all'aeroporto. Il suo volo partiva alle cinque..."
Ti affacci sulla porta, mi guardi "Il caffe' arriva tra un secondo. Zucchero? Quanto?"
"Niente zucchero, grazie."
Premuroso ti siedi accanto a me, poi mi porgi la tazzina. Adoro guardare i tuoi modi sicuri. Sicuri e garbati. Adoro le tue mani, forti e delicate, grandi con le dita affusolate, da musicista. Ti togli gli occhiali, altrimenti il vapore del caffe' li appanna, e azioni lo stereo. La musica... eccola ancora invadere la mia essenza d'anima sensibile. Un blues dalle note ammiccanti, suadenti pervade lieve la stanza. Mi rilasso completamente abbandonando il capo contro il morbido schienale del divano. Chiudo gli occhi. Ti sento muovere accanto a me, mi sfili le scarpe, e con le tua belle mani inizi a massaggiare con metodo i miei piedi.
"Oddio, se continui cosi' io crollo... e non mi svegli neppure con le cannonate!" Ti dico sorridendo, senza riuscire ad alzare le palpebre che sembrano incollate.
"E tu dormi! Quello che voglio da te, lo posso avere anche cosi'..."
Apro un occhio, e ti guardo incuriosita.
"Davvero? E che potresti fare con me addormentata?"
Taci, ti alzi, mi alzi la gonna e sfili le mutandine. Io rimango cosi' in balia di te, che mi usi come fossi una cosa inanimata. Sento le mie labbra piegarsi in un sorriso, tengo gli occhi chiusi, la musica, i profumi di cuoio e caffe' mi fanno lievitare in questa mia stanchezza che e' l'abbandono totale.
"Apri un po' le gambe, lascia che possa ammirarti nella tua piu' intima bellezza..."
Scivolo col sedere un po' in avanti verso di te, il cuoio del divano contro la mia pelle nuda si appiccica, scricchiola umido senza attrito. Sollevo leggermente il bacino, occhi chiusi, e sento il calore del tuo alito sfiorare la mia carne fresca, esposta ai tuoi sguardi che non vedo. Non dormo, ma sono in una specie di limbo in cui ogni percezione e' amplificata dalla cecita'. Il mio corpo e' completamente abbandonato, rilassato, sereno non s'aspetta nulla se non le tue attenzioni.
Sento una lieve pressione dal clitoride premuto, forse da un dito un po' freddo, un po' rigido...
"No. Non puo' essere un dito... e' qualcosa di piu' duro, forse metallico... O... non so... ma non importa, e' piacevole." Penso, non permettendo alla mia curiosita' di farmi aprire gli occhi, perche' e' bello non sapere. Eccita e stimola la mia fantasia, che non e' sopita, ma vigila per me guardinga e preparandomi ad altre aspettative.


under costruction...
GiselleB @ 12:15 | commenti (44)(popup) | commenti (44)
mercoledì, 28 marzo 2007 | in : racconti erotici, malatempora webmag
WebMag Malatempora: Lesbo e' un'isola del Mar Egeo

Eccomi qui con il mio appuntamento per la rubrica "Bloggers", che trovate ogni mercoledi' sul Malatempora Magazine OnLine,  in cui viene pubblicata una mia dedicatissima recensione ad un personaggio della blogsfera.

Questa settimana, ho il piacere di parlare di: AnneHeche


Qui di seguito la Prima Parte di un nuovo racconto a puntate

Il Musicista


giselle5La musica aveva cessato di riempire la piccola sala del pub, ora il brusio della gente copriva il ronzio delle orecchie, che ovattato mi ricordava di quanto ero stanca. Essere in piedi da quasi ventiquattro ore mi faceva sentire le cose come filtrate dallo stordimento con un corpo dolente e quasi assente. Il desiderio di chiudere gli occhi era forte, ma lo combattevo pensando a quello che a breve sarebbe accaduto. Sentivo il bisogno di dormire li' in agguato, appena dietro le palpebre, la schiena indolenzita e i piedi leggermente gonfi, scalzi, le scarpe sfilate e abbandonate sotto il tavolino. Ti guardavo muovere sul piccolo palco, sistemare gli strumenti nelle loro custodie nere e rosse dentro, sfilare il bocchino dal sax, pulire l' ancia dalla condensa, parlare coi tuoi garbati gesticolii ai i tuoi compagni, anche loro stanchi e desiderosi di tornare a casa. Non era cosi' per te, che sapevi di me ad attenderti seduta al tavolo ricoperto dalla tovaglia di panno rosso. I tuoi occhi vagavano per la sala, mi stavi cercando e con fare indifferente ti accendevi una sigaretta. Alzo il braccio agitandolo per indicarti la mia posizione e finalmente il tuo sorriso mi conferma che mi hai vista. A passi decisi viene verso di me, ti guardo ammirando la tua solida figura di uomo. Ti conosco appena ma e' come se ti avessi atteso da sempre. La tua voce familiare, leggermente roca dai toni bassi mi scuote dal mio assonnato torpore. A fatica mi alzo dalla sedia che e' anche scomoda, e subito la pesantezza mi aggredisce dandomi un lieve capogiro che mi fa cercare sostegno contro il tuo corpo.
"Le scarpe... oddio, dove sono finite?"
Mi chino alla ricerca di quella trappola di cuoio che non calzero' ma che devo recuperare, e tu sorridendo me le metti sotto al naso, tenendole per il cinturino. "Eccole qui! Sono davvero belle, sfacciate e irriverenti come te..."
Che un paio di scarpe possano essere sfacciate e irriverenti mi pare a dir poco illogico, ma sono troppo stanca per ribattere come vorrei, con il mio solito spirito alla tua battuta.
"Non mi reggo in piedi, per favore andiamo via. Da te o da me, non importa. Ma andiamo..."
Mi guardi preoccupato, poi ti volti e t'incammini verso il piccolo palco per recuperare il sax.
In macchina mi lascio andare, rilassata guardo le luci della notte scorrere appannate davanti ai miei occhi, che temo di chiudere perche' sento che potrei cedere a quel sonno ristoratore che desidero. Ma desidero anche te. Tu non parli, ogni tanto ti giri guardandomi, forse  temi  che possa  chiederti  di portarmi a casa, o che la mia stanchezza abbia il sopravvento sulla nostra promessa di passare la notte insieme.

continua...

GiselleB @ 12:37 | commenti (51)(popup) | commenti (51)
martedì, 27 marzo 2007 | in : amore
Questo racconto breve, lo scrissi tempo fa per un concorso letterario a cui non partecipo' mai. L'argomento richiesto era l'amore... sono andata fuori tema, ma non credo di molto.  Buona lettura.

Avevo diciassette anni, lui uno di più. Era un ragazzo handicappato e si era innamorato di me. Lo guardavo seduto accanto, nello stesso banco a scuola e mi veniva il vomito, non potevo fare merenda con lui vicino. Era deforme, focomelico, storpio e invece della mano aveva un lungo dito da cui spuntavano altre dita, come un ramo. Per pisciare doveva andare al bagno accompagnato da un amico perché non riusciva a slacciare la bottega. M’invitò un pomeriggio da lui per studiare, mi sentivo in colpa per la mia fortuna d’essere bella e sana e ci andai. Fece il tè, mise un po’ di musica e poi mi saltò addosso... l'alito fetido, i denti marci, però, mi amava tanto da volermi possedere “fosse stata l’ultima cosa che avrebbe fatto”così mi diceva... mi schiacciava col corpo. Il suo lungo dito ramoso si insinuava nella scollatura della mia camicetta. Con una gamba mi obbligava a tenere aperte le mie e la spingeva forte contro il pube. Intanto la sua testa enorme e deforme si appoggiava sul mio seno e coi denti cercava di mordere i capezzoli. Decisi, impulsivamente che lo avrei lasciato fare, glielo dovevo e, il mio sacrificio sarebbe servito a compensare un po’ le disgrazie della sua storpia esistenza. Lo aiutai a spogliarsi, a liberarsi dei pantaloni e poi mi spogliai anche io sotto il suo sguardo adorante… chiusi gli occhi, immaginai angeli e profumi dolci e pensai: “Anche questo è amore.” Sorridendo fui sua. Sorridendo anche ora mentre scrivo, penso a lui e so di avergli regalato un bel ricordo. Ciao Renato.

Ricordo che sul mio altro blog "PresunzioneLetteraria" ho pubblicato un altro racconto del mio Nata all'Ombra Della Croce

GiselleB @ 12:43 | commenti (38)(popup) | commenti (38)
lunedì, 26 marzo 2007 | in :
gisellebnPrendo lo spunto dalla polemica che sta avvenendo in questo mondo mediatico, in cui ci si domanda se avere tanti commenti ad un post sia indice di successo... personalmente non credo che sia cosi', ma e' anche vero che il mio e' un blog particolare, in cui non tutti sono intenzionati a lasciare traccia del loro passaggio.
Quello che non capisco e' perche' ci si prende cosi' maledettamente sul serio. Avere un blog dovrebbe essere un divertimento, in cui ci si espone con pensieri scritti, immagini e il farlo implica in se' il gioco.
Mi piace pensare al mondo di internet come una galleria in cui vengono esposte le proprie opere: alcune avranno molti consensi e piaceranno, altre passeranno del tutto inosservate, altre saranno copiate o invidiate, altre ancora creeranno una tendenza... Che senso avrebbe per un artista creare, dipingere, scrivere se solo lo facesse per se, senza confrontarsi con l'opinione altrui? Non ci sarebbe crescita, non ci sarebbero miglioramenti e neppure scambi di vedute.
Alla fine mi viene da pensare che la seriosita' con cui si fanno le cose, rovina un gioco che potenzialmente e' solo divertente e piacevole. Ma questo perche' accade? Perche' c'e' chi non riesce a stare nel ruolo? Perche' nascono comunque cattiverie gratuite che comunque, anche nel gioco piu' bello del mondo, mirano solo a fare del male. Perche'?... Ci sono gia' tante, troppe schifezze che vogliono limitare la nostra giocosa espressivita', quale essa sia. Non permettiamo che quest'alone di grigiore piatto schiacci il nostro essere visibili e condivisi anche in questo mondo, che per surreale che sia, noi rendiamo vero pregno di sentimenti.
La mia polemica, inizia e termina qui. Non voglio aggiungere altro, se non come al solito dire che la mia foto qui nel post non c'entra un bel niente. L'ho messa perche' mi piace e perche' mi piace mettermi in mostra, e non solo con le parole. Se c'e' qualcuno a cui non va il mio comportamento, fa lo stesso.  Rispetto la sua opinione, ma non cambiero' il mio atteggiamento. Questo e' il mio blog, faccio come meglio credo e so che mi espongo alle critiche. Embe'? Fa parte del gioco, no?
GiselleB @ 10:18 | commenti (92)(popup) | commenti (92)



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