disegno di Tigris: http://tigris.splinder.com/
(...) Il Don arrivò con una bottiglia di lambrusco e un piatto colmo di scaglie di parmigiano. “Buble’ certo che ha dei figli davvero bravi, e come sa ballare la Giselle! Sembra una farfallina… Mi piacerebbe avere l’onore di fare un valzerino con lei! Posso?” A me pareva strano che il Don sapesse ballare, non lo aveva mai fatto e notai che quella sera invece della tonaca portava i pantaloni blu che metteva quando si andava in gita col pullman. E poi parlava tanto, e rideva a ogni cavolata che mio padre diceva, a me sembro’ un po’ brillo. In effetti, a parte la mamma che nelle sue condizioni non poteva bere, eravamo tutti un po’ ubriachi. Anche io con la scusa che il lambrusco si sposa bene col formaggio e che era davvero salato ne avevo gia’ bevuti due bicchieri. Mi girava leggermente la testa, ma stavo bene. Dopo un po’ di chiacchiere, il Don si alzo’ e mi chiese se volevo ballare. A me scappava da ridere, perche’ davvero era una cosa buffa che un prete ballasse, pero’ educatamente accettai e mentre m’incamminavo per seguirlo mi sfilai il golfino perche’ ero ancora accaldata da prima. Indossavo il mio abitino preferito, un tubino aderente verde smeraldo, con le spalline a fiocchetto, che mi faceva sembrare il seno piu’ grande, perche’ lo schiacciava un po’ allargandolo. Il colore poi faceva risaltare l’abbronzatura della pelle che era ramata con dei riflessi dorati dati dalla mia lieve peluria bionda. Mi sentivo davvero carina, e mi accorsi che piu’ di un uomo mi guardava con un interesse diverso da quello solito che si puo’ dare ad una ragazzina. Avevo messo anche i sandali col tacco, le mie prime scarpe da donna che slanciavano le gambe e mi facevano ancheggiare intanto che camminavo. Mio fratello prima di uscire per andare alla festa del paese quando mi vide mi disse che facevo schifo, che sembravo la Clelia e che stavo meglio coi suoi pantaloni. Io lo sapevo che diceva per finta. Diceva cosi’ solo perche’ era geloso e non voleva che gli altri mi guardassero. In fondo, a modo suo mi voleva bene. Il Don mi sorrideva e quando lo raggiunsi, goffamente apri’ le braccia non sapendo quale mano porgermi. “Lei fa il cavaliere, e guida la dama quindi, deve mettere la mano destra sulla vita, mentre la sinistra stringe la mia… Ma non sa proprio niente!”. Ero un po’ preoccupata perche’ le mie dita nude sporgevano dai sandali che lui con i suoi scarponi neri sfiorava continuamente. Per fortuna il valzer non attirava molta gente, almeno ci si poteva concentrare solo sui passi senza pensare di evitare le altre coppie. Il Don ballava da cani! Goffo e pesante, non andava a tempo e io faticavo a stargli dietro. Finalmente quel supplizio fini’ e io gli stavo gia’ voltando le spalle per andarmene, quando subito inizio’ un lento. “Giselle, questo lo so ballare di sicuro meglio… Che ne diresti di provare?”. Mi disse supplichevole, sempre con quell’enorme sorriso bianco, a cui davvero non sapevo resistere. Facendo una smorfia di finto disgusto all’indirizzo dei miei amici che mi guardavano sbellicandosi dalle risate, mi avvicinai al Don, riproponendogli la postura di prima. Lui invece mi cinse con entrambe le mani la vita e io fui costretta a stargli un po’ piu’ vicina mettendo le mani sulle sue spalle. Le luci si abbassarono, e la piccola pista fu invasa da tante coppie piu’ o meno giovani. Il Don era alto, e sentivo sotto la giacca la sua muscolatura di uomo forte, e questa volta davvero si muoveva un po’ meglio. “Sai, prima di prendere i voti, in seminario da ragazzo, a volte mi capitava di essere invitato a casa di amici che avevano sorelle e delle volte ci mettevamo a ballare. Ehehehe! Allora lo chiamavamo il ballo del mattone, perche’ non ci si schiodava dallo stesso posto per delle ore!” Mi disse il Don con voce alta, e sentivo le sbuffate del suo alito sulla fronte a smuovermi la frangia. Io lo guardavo e stentavo ad immaginarmelo giovane e intento a ballare con una ragazza. Continuavo a pensare che i preti non erano come gli altri uomini, che si insomma, non ballano, non bestemmiano, non guardano le donne… mentre lui con le sue manone, mi stringeva sempre piu’ forte, mi teneva contro il suo corpo e… aveva il coso duro! Lo sentivo premere contro il mio ventre, caldo, pulsante. Avevo la sensazione di essere un po’ fuori posto, smarrita nella confusione di chi vorrebbe scappare ma non sa dove e cosa fare. Il Don si accorse dalla mia rigidita’ e allento’ la presa e, io mi sentii subito meglio. Gli cercai lo sguardo, i suoi occhi erano sereni, sempre sorridenti e sembravano intenti a vedere il nulla dritto davanti a se’. Mi guardai intorno, a disagio, cercando negli altri la conferma di quello che era appena accaduto. Ma tutto era normale: coppie intente a ballare, altre che si baciavano, la gente intorno giocosa a brindare con l’ennesimo bicchiere di lambrusco. Forse avevo pensato male. Forse. Invece no! “Cazzo… che situazione di merda! Il Don e’ arrapato e me lo fa sentire… ma che cazzo! Che ci faccio qui io?... “
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Questa sera sono sola. Bene... a volte la solitudine mi piace. Ho piu' tempo per me. Un tempo lungo e consapevole. Mi concedo un meritato caldo bagno, lasciandomi avvolgere dalla schiuma profumata, e i vapori che inalo mi inebriano. Guardo il mio corpo rilassato, lambito dal tepore dell'acqua... un brivido di eccitazione... sono bella. Mi sfioro il seno, i capezzoli turgidi. Ed e' gia' piacere. Un piacere caldo e languido, che si estende in una lunga carezza che scende sino a sfiorare il mio fiore. Morbidi petali da schiudere. Mi rilasso, respiro profondamente. Guardo il mio seno alzarsi e abbassarsi subito rincorso dall'acqua, la schiuma che sfiora, che cela per poi far riapparire... Le mani delicate, e poi piu' decise stringono e avvolgono, cercano e trovano e dispensano piacere, il piacere intimo che solo io conosco, che solo io mi so dare. Ancora, e ancora e poi ancora... non ho fretta, in questo attimo non m'importa di godere. M'importa solo di quello che sento e l'estensione di questo momento e' sublime e non voglio farlo finire. Non troppo presto... non ancora.
"Hai visto che in quelle foto le donne si baciano? Chissa' com'e' tra ragazze...? Proviamo?" E senza darmi il tempo di rispondere appoggio' la bocca sulla mia. Sentivo la sua lingua sulle mie labbra serrate, che si' insomma, mi faceva un po' schifo baciare con la lingua e la saliva che lasciava bagnato. "Ma dai! Ma non sei ancora capace di baciare? Ma con Lello cosa fai, vi date ancora i bacetti come all'asilo?"










