martedì, 30 gennaio 2007 | in : ricordi, presunzioniletterarie

disegno di Tigris: http://tigris.splinder.com/

giselle e il don(...) Il Don arrivò con una bottiglia di lambrusco e un piatto colmo di scaglie di parmigiano. “Buble’ certo che ha dei figli davvero bravi, e come sa ballare la Giselle! Sembra una farfallina… Mi piacerebbe avere l’onore di fare un valzerino con lei! Posso?” A me pareva strano che il Don sapesse ballare, non lo aveva mai fatto e notai che quella sera invece della tonaca portava i pantaloni blu che metteva quando si andava in gita col pullman. E poi parlava tanto, e rideva a ogni cavolata che mio padre diceva, a me sembro’ un po’ brillo. In effetti, a parte la mamma che nelle sue condizioni non poteva bere, eravamo tutti un po’ ubriachi. Anche io con la scusa che il lambrusco si sposa bene col formaggio e che era davvero salato ne avevo gia’ bevuti due bicchieri. Mi girava leggermente la testa, ma stavo bene. Dopo un po’ di chiacchiere, il Don si alzo’ e mi chiese se volevo ballare. A me scappava da ridere, perche’ davvero era una cosa buffa che un prete ballasse, pero’ educatamente accettai e mentre m’incamminavo per seguirlo mi sfilai il golfino perche’ ero ancora accaldata da prima. Indossavo il mio abitino preferito, un tubino aderente verde smeraldo, con le spalline a fiocchetto, che mi faceva sembrare il seno piu’ grande, perche’ lo schiacciava un po’ allargandolo. Il colore poi faceva risaltare l’abbronzatura della pelle che era ramata con dei riflessi dorati dati dalla mia lieve peluria bionda. Mi sentivo davvero carina, e mi accorsi che piu’ di un uomo mi guardava con un interesse diverso da quello solito che si puo’ dare ad una ragazzina. Avevo messo anche i sandali col tacco, le mie prime scarpe da donna che slanciavano le gambe e mi facevano ancheggiare intanto che camminavo. Mio fratello prima di uscire per andare alla festa del paese quando mi vide mi disse che facevo schifo, che sembravo la Clelia e che stavo meglio coi suoi pantaloni. Io lo sapevo che diceva per finta. Diceva cosi’ solo perche’ era geloso e non voleva che gli altri mi guardassero. In fondo, a modo suo mi voleva bene. Il Don mi sorrideva e quando lo raggiunsi, goffamente apri’ le braccia non sapendo quale mano porgermi. “Lei fa il cavaliere, e guida la dama quindi, deve mettere la mano destra sulla vita, mentre la sinistra stringe la mia… Ma non sa proprio niente!”. Ero un po’ preoccupata perche’ le mie dita nude sporgevano dai sandali che lui con i suoi scarponi neri sfiorava continuamente. Per fortuna il valzer non attirava molta gente, almeno ci si poteva concentrare solo sui passi senza pensare di evitare le altre coppie. Il Don ballava da cani! Goffo e pesante, non andava a tempo e io faticavo a stargli dietro. Finalmente quel supplizio fini’ e io gli stavo gia’ voltando le spalle per andarmene, quando subito inizio’ un lento. “Giselle, questo lo so ballare di sicuro meglio… Che ne diresti di provare?”. Mi disse supplichevole, sempre con quell’enorme sorriso bianco, a cui davvero non sapevo resistere. Facendo una smorfia di finto disgusto all’indirizzo dei miei amici che mi guardavano sbellicandosi dalle risate, mi avvicinai al Don, riproponendogli la postura di prima. Lui invece mi cinse con entrambe le mani la vita e io fui costretta a stargli un po’ piu’ vicina mettendo le mani sulle sue spalle. Le luci si abbassarono, e la piccola pista fu invasa da tante coppie piu’ o meno giovani. Il Don era alto, e sentivo sotto la giacca la sua muscolatura di uomo forte, e questa volta davvero si muoveva un po’ meglio. “Sai, prima di prendere i voti, in seminario da ragazzo, a volte mi capitava di essere invitato a casa di amici che avevano sorelle e delle volte ci mettevamo a ballare. Ehehehe! Allora lo chiamavamo il ballo del mattone, perche’ non ci si schiodava dallo stesso posto per delle ore!” Mi disse il Don con voce alta, e sentivo le sbuffate del suo alito sulla fronte a smuovermi la frangia. Io lo guardavo e stentavo ad immaginarmelo giovane e intento a ballare con una ragazza. Continuavo a pensare che i preti non erano come gli altri uomini, che si insomma, non ballano, non bestemmiano, non guardano le donne… mentre lui con le sue manone, mi stringeva sempre piu’ forte, mi teneva contro il suo corpo e… aveva il coso duro! Lo sentivo premere contro il mio ventre, caldo, pulsante. Avevo la sensazione di essere un po’ fuori posto, smarrita nella confusione di chi vorrebbe scappare ma non sa dove e cosa fare. Il Don si accorse dalla mia rigidita’ e allento’ la presa e, io mi sentii subito meglio. Gli cercai lo sguardo, i suoi occhi erano sereni, sempre sorridenti e sembravano intenti a vedere il nulla dritto davanti a se’. Mi guardai intorno, a disagio, cercando negli altri la conferma di quello che era appena accaduto. Ma tutto era normale: coppie intente a ballare, altre che si baciavano, la gente intorno giocosa a brindare con l’ennesimo bicchiere di lambrusco. Forse avevo pensato male. Forse. Invece no! “Cazzo… che situazione di merda! Il Don e’ arrapato e me lo fa sentire… ma che cazzo! Che ci faccio qui io?... “

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GiselleB @ 17:15 | commenti (140)(popup) | commenti (140)
giovedì, 25 gennaio 2007 | in : autoerotismo

 Questa sera sono sola. Bene... a volte la solitudine mi piace. Ho piu' tempo per me. Un tempo lungo e consapevole. Mi concedo un meritato caldo bagno, lasciandomi avvolgere dalla schiuma profumata, e i vapori che inalo mi inebriano. Guardo il mio corpo rilassato, lambito dal tepore dell'acqua... un brivido di eccitazione... sono bella. Mi sfioro il seno, i capezzoli turgidi. Ed e' gia' piacere. Un piacere caldo e languido, che si estende in una lunga carezza che scende sino a sfiorare il mio fiore. Morbidi petali da schiudere. Mi rilasso, respiro profondamente. Guardo il mio seno alzarsi e abbassarsi subito rincorso dall'acqua, la schiuma che sfiora, che cela per poi far riapparire... Le mani delicate, e poi piu' decise stringono e avvolgono, cercano e trovano e dispensano piacere, il piacere intimo che solo io conosco, che solo io mi so dare. Ancora, e ancora e poi ancora... non ho fretta, in questo attimo non m'importa di godere. M'importa solo di quello che sento e l'estensione di questo momento e' sublime e non voglio farlo finire. Non troppo presto... non ancora.

GiselleB @ 16:11 | commenti (139)(popup) | commenti (139)
lunedì, 22 gennaio 2007 | in : cybererotica

piedi

Ciao Giselle, ti aspettavo. Da quando ti ho conosciuta sei la mia dolce ossessione... ti penso continuamente...

Uhmmm... davvero? E cosa pensi, di me?

Che sei la donna piu' sexy, dolce , elegante e intrigante che abbia mai conosciuto.

E... questo lo hai dedotto da alcune mie foto e da qualche messaggio?

Tu non lo sai, ma sei trasparente come una fonte di montagna...

Forse tu hai la sensibilta' di notare queste cose... spesso altri si soffermano solo a quello che vedono.

Come sei vestita?

Gonna larga e lunga, stivali camicetta e golf...

Devi essere bellissima! E i colori? Come sono?

La gonna e il golf, morrone scuro, la camicetta rosa... adoro l'accostamento di questi colori.

E... sotto? Porti biancheria intima oggi?

Indosso un bel completino di una delicata fantasia floreale, rosa. Non porto i collant, li trovo antiestetici, quindi ho le calze autoreggenti e le coulottes! Con la gonna larga l'aria si infila da sotto... Brrr!

Mmm... ti immagino. Bionda e rosa... il tuo profumo... mi sai descrivere il tuo profumo?

Lilla'... mi piace l'essenza di quel fiore primaverile, semplice e fresco... l'hai presente?

Si`... sai di buono Giselle... mmm... lo sai che mi ecciti tanto... sto guardando le tue foto e immagino di esserti accanto. Tu, il tuo profumo, la tua dolce voce...

E... cosa stai facendo?

Mi sto toccando, e vorrei fossi tu a farlo...

Allora immagina che sia io a sfiorarti. Che sia io con le mie mani calde a stringerti possessiva, dolce e forte... Mi senti?

Si... Giselle! Sei un angelo... Ti vorrei, qui ora... Mi fai impazzire!

Senti le mie labbra morbide... l'accoglienza umida... la mia lingua impertinente, che ti cerca, e ti trova...

Giselle... Siii...

Tutto bene?

Meravigliosamente. Per un attimo ti ho sentita davvero vicina. Che strana sensazione, non mi era mai successo! E tu? Ti e' piaciuto?

Veramente... la cosa e' stata un po' veloce. Posso farti una domanda?...

Dimmi.

Il tuo sapore... voglio sapere che sapore hai.

So di mare... salato...

Bene, allora... ora tocca a me...

GiselleB @ 12:35 | commenti (116)(popup) | commenti (116)
giovedì, 18 gennaio 2007 | in : racconti erotici, presunzioniletterarie

giselle2"Hai visto che in quelle foto le donne si baciano? Chissa' com'e' tra ragazze...? Proviamo?" E senza darmi il tempo di rispondere appoggio' la bocca sulla mia. Sentivo la sua lingua sulle mie labbra serrate, che si' insomma, mi faceva un po' schifo baciare con la lingua e la saliva che lasciava bagnato. "Ma dai! Ma non sei ancora capace di baciare? Ma con Lello cosa fai, vi date ancora i bacetti come all'asilo?"

"Lello non e' il mio ragazzo! Io non voglio avere nessun ragazzo, che poi faccio la fine dell'Elena che a tredici anni e' fidanzata con quel coglione terrone che la fa stare chiusa in casa, ed esce solo per andare a Messa e con lui! Cavolo, i maschi..." Allora, mia sorella si sfilo' la camicia da notte, e si distese nuda su di me. Sentivo le sue tettine premere contro le mie, e un languore pervadermi tra le gambe che automaticamente serrai, e iniziai a strofinarmi  con la mano. Lei faceva lo stesso. Mi piaceva sentire il peso del suo corpo, i suoi movimenti, il suo respiro che come il mio diventava sempre piu' affannoso, e senza volerlo questa volta le nostre labbra si incontrarono e io mi lasciai andare ad un bellissimo bacio con la lingua. E mi lasciai andare a quella lingua che impertinente si poso' sui miei capezzoli che turgidi parevano non attendere altro. L'orgasmo della masturbazione lo conoscevo bene e lo sentivo prossimo. Pero' poi sapevo anche che sarei stata pervasa da una strana sensazione, di fastidio che mi faceva dormire sonni inquieti. Non lo volevo. Volevo gustare ancora quel sottile e diverso piacere che provavo, dei miei seni baciati e del contemporaneo strusciarsi dei nostri giovani corpi. Chiesi a mia sorella di mettersi cavalcioni su di me, in modo che il suo sesso si sfregasse contro i miei capezzoli mentre le mie mani erano libere di toccarla e di toccarmi. Rimandai l'orgasmo piu' e piu' volte sin quando mi sentii morire e i miei gemiti si mescolarono a quelli di lei che sopra di me si muoveva sbattendosi forte contro il mio petto che sentivo esplodere dal turgore e dal dolore.

La stanza di mamma e papa' era abbastanza lontana, al piano di sotto mentre quella di nostro fratello era allo stesso piano e ci accorgemmo solo quando i nostri respiri ritornarono normali della sua presenza. Era immobile sulla porta. Il riverbero della luce della strada era sufficiente perche' lui potesse aver visto quello che avevamo fatto. "Ma siete delle pervertite! Lesbiche, lesbiche, lesbicheee! Domani lo racconto a quelli del gruppo... A meno che... Se mi date tutti i numero uno dei Super Eroi della Marvel, piu' tutti i soldi che avete, giuro che non lo dico a nessuno! Giurin giurello, che piscio sull'obrello, se lo dico!" Bastardo... Non potevo neanche dirlo, anche se lo pensavo perche' sapevo che poi voleva dire che mia madre era una puttana, e lei non la era di certo. Mia sorella da sotto le lenzuola si rimise la camicia da notte accese l'abat-jour, quindi tiro' fuori la scatola che teneva dentro l'armadio che sapevo contenere tutte le cose a cui teneva di piu' e ne estrasse un paio di giornalini un po' gualciti e il suo borsellino.

"Cinquemila lire, e' tutto quello che ho, e i due numero uno di Hulk e Dare Devil... Ma se ti scappa anche solo una parola, me li ridai indietro!"

Quindi mio fratello si giro' verso di me in attesa. Non mi mossi. Lo guardavo e sapevo che i miei occhi trasmettevano tutto l'odio che provavo nei suoi confronti in quel momento.

"Io non ti do' proprio un bel cazzo di niente! Non me ne frega se vai a dire a tutti i ragazzi che mi hai vista scopare con la Nilde. E se poi lo dici, io diro' che tu vai di nascosto nel pollaio e ti fai le pugnette mentre guardi il giornale porno, senza dirlo a Roberto... Ti ho seguito oggi, ti ho visto coglione che non sei altro. Quindi, accontentati di quello che hai e piantala. Buona notte, ho sonno."

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GiselleB @ 09:48 | commenti (135)(popup) | commenti (135)
lunedì, 15 gennaio 2007 | in : ricordi, presunzioniletterarie

Una banda di dodici ragazzini, io e mia sorella le uniche femmine ammesse nel gruppo. Essere del gruppo non era cosa da tutti. Bisognava superare delle prove, tra cui quella di camminare nudi tra le ortiche, fumare il midollo del sambuco, e fare il bagno nel canale tra le feci, le ponghe e i serpenti d'acqua. Mirko si becco' il tifo, ma era un debole, lo era sempre stato lui col suo "moccio" al naso e gli angoli dalla bocca spaccati.

La banda aveva un nascondiglio segreto: un pollaio abbandonato tra i "marughi" che ombreggiavano la riva del fiume. Era uno spazio angusto e puzzolente, infestato di pulci che cercavamo di rendere piacevole attaccando alle pareti i poster dei "Super Eroi della Marvel". Mio fratello rubo' anche un vecchio tappeto dal baule della mamma che stava a impolverarsi in soffitta e io e mia sorella ci scorticammo le dita per attaccare un paio di tendine con le puntine prese di nascosto dal materiale scolastico. Faceva comunque schifo, ma era il nostro rifugio. Sotto al pavimento incrostato di vecchie cagate di gallina fatto di assi, nascondevamo i giornali pornografici che trovavamo tra i rifiuti. Roberto il piu' grande di quasi quindici anni apriva la rivista, l'unico che poteva toccarla e a sua discrezione girava le pagine. Si soffermava sempre tantissimo sull'immagine di una bionda un po' grassoccia con le pesanti tette ciucciate e strizzate da due uomini. Ricordo che erano talmente grandi che i due usavano entrambe le mani per sostenerle. E lei naturalmente si beava trastullandosi coi loro cazzi. I maschi in genere dopo un po' che si guardava il giornale porno, iniziavano ad agitarsi, a parlare ad alta voce dicendo a Roberto che si decidesse a girare pagina. Tutti sembravano essere in preda a forti pruriti tra le gambe, peggio delle pinzate delle pulci, perche' continuamente si afferravano e tiravano il cavallo dei pantaloni. Io e mia sorella ridevamo, deridendo i piccoli turgori che si intravedevano senza sapere veramente di che cosa si potesse trattare. Io ero spesso confusa. Mi sentivo eccitata ma non capivo che quella sensazione di calore e mollezza fosse procurata dalle immagini pornografiche. Un pomeriggio, stufi di guardare la solita lisa e oramai consunta rivistaccia, decidemmo di comprarne un'altra. Il giornalaio del paese era un vecchio cieco che se ne stava chiuso nel suo gabbiotto foderato di giornali. Bastava chiedergli se aveva il tale quotidiano o il tale mensile che lui, a colpo sicuro te lo dava. Decidemmo che doveva andare Sergio, mio cugino, che aveva il tono di voce piu' profondo mentre Roberto in pieno sviluppo adolescenziale aveva la voce "sifolina" con improvvisi acuti che ne manifestavano la giovane eta'. Andammo tutti dopo aver fatto la colletta per racimolare i soldi necessari. Ci fermammo all'ombra dell'enorme gelso che dominava la piccola piazza delle corriere, mandando avanti un titubante Sergio. Lo dovemmo letteralmente spingere perche' il vigliacco esitava vergognandosi.

"E se salta fuori sua moglie? Lo sapete che e' amica di mia madre. Quella va subito a spifferarle tutto! E stasera quando ritorna mio padre sicuramente saranno cinghiate da scortico!"

Frignava tenendo gli occhi bassi sul gruzzoletto che stringeva tra le mani sudaticce, gli occhi lucidi e le guance infiammate. Lello, il piu' intraprendente tra noi lo convinse dicendo che lo avrebbe accompagnato, e che col resto poteva comprarsi le "cicles" al gusto uva. Restammo a guardarli attraversare la strada, poi avvicinarsi all'edicola e con aria indifferente che simulava una tremenda agitazione, a vedere i gesti di Sergio che sottolineavano la richiesta di voler comprare la tale rivista. Stavamo col fiato sospeso, io temevo che da un momento all'altro potesse capitare qualcosa che mandasse a monte il nostro piano, come l'arrivo della moglie o di qualche altro avventore. Non accadde nulla di tutto cio'. Vidi l'edicolante cieco accostare la mano all'orecchio (era affetto anche da una lieve sordita') per poi girarsi e prendere quanto richiesto, posare il giornale sul bordino della cassa, contare i soldi e salutare. Non riuscimmo a trattenere un grido di esultanza per la missione compiuta. Lello trotterellava sganasciandosi dalle risate verso di noi. Sergio invece quasi sulla mezzeria della strada, esitava, si fermava per tornare indietro..."

Continua... Per chi fosse interessato al  seguito: http://presunzioneletteraria.splinder.com/?from=1

GiselleB @ 08:34 | commenti (82)(popup) | commenti (82)



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