



Infatti, finalmente anche io partiro' per andare in villeggiatura al mare. Mi mancherete un po' tutti, qualcuno un po' di piu'... Non dimenticatemi! Un bacio da Giselle.





Vi lascio un paio di mie immagini... Ciao!!!




Infatti, finalmente anche io partiro' per andare in villeggiatura al mare. Mi mancherete un po' tutti, qualcuno un po' di piu'... Non dimenticatemi! Un bacio da Giselle.





Vi lascio un paio di mie immagini... Ciao!!!




Ho voglia di godere... Dinnanzi a te, Giselle. Ti guardo dalla webcam.
Mi sto toccando il seno, lo strizzo, lo palpo, e' cosi' sodo, sentissi... I capezzoli desiderano di essere succhiati. Al massimo riesco a leccarli...
Leccali insieme a me. Le nostre lingue si incontrano li' E immagina le mie mani che scivolano lungo le cosce e le allargano... Fatti guardare Giselle!
E io mi faccio guardare, e ti piace vedermi cosi'... Ti faccio morire stasera!
Mostrati a me. Voglio adorarti. Sposta il perizoma... Aspetto le tue dita... Ti guardo e vorrei leccarti.
Sono qui aperta... Sentissi il mio odore. Inebriante!
Ti respiro... La mia mano scivola lungo la mia virilita'... Ho voglia di berti e inondarti.
Dai, si toccati! Immagina di guidare la mia mano, laggiu', dove tu esplodi in durezza...
Afferrami... Ti guido.... Toccati ancora e fatti guardare...
Ho voglia di leccarti, succhiarti, mordicchiarti... Ingoiarti, mangiarti...
E io di leccarti mentre le tue labbra mi avvolgono.
E quanto riuscirei a ricambiare... In una mescolanza di sensazioni, di piacere estatico. E tu sei me e io sono te.
Immagino e ti lecco.. Il tuo sesso e' miele... E' la nostra notte Giselle!
Si, ma ora voglio di piu'... Ti desidererei dentro. Ora prendo il mio amico delle sere solitarie, senza te.
Immagina che ora ti giro di forza... Le mie mani sui fianchi. In te. Ruvido e deciso.
Non vale!... Lo sai che cosi' mi piace troppo!... E immagino te dietro di me, e stringo le gambe, incrocio le caviglie, e appoggio il ventre sul letto...
Contemplo il tuo sedere mentre irrompo in te. Mentre con una mano ti strizzo i capezzoli...
Spingi forte... Spingi di piu'... Forte e tanto. Ti voglio!
Ti prendo con forza... Ancora... Ti voglio sfinire!
E ti sento, ancora. E ancora ondate di piacere mi pervadono. Prendimi, ora, forte, piu' forte per favore!
Eccomi... Forte. Fino in fondo. Strofinandoti lateralmente... Poi solo sull'apertura... Poi in fondo con forza...Voglio che ti tocchi mentre ti prendo. Toccati!
Mi tocco, e non ne avrei bisogno da tanto che ti sento. Sei ovunque. Dentro e fuori di me e ti voglio.
Ogni pensiero, ogni mio gesto e' legato a te. Vorrei girarti... Tocca a me giusto?
Alzarti le gambe sulle mie spalle... Guardarti negli occhi... Puntare il mio sesso sul tuo piu' proibito. E farlo mio...
Va bene... Fai di me quello che vuoi... Non riesco piu' a reagire...
Continua a toccarti...
Esco... Ti rigiro come piace a te... Torno nel tuo sesso, piu' fotre di prima. Ancora piu'scomposto. Scivolo fuori risalgo e ti riprendo dietro...
Sento che sto' per esplodere!... Tu, come va?
Ci sono Giselle... Ti guardo... Ti vedo scopare insieme a me! Ci sono...Vieni con me!
Sto' venendo con te, e ti guardo e ti sento perderti in me... E' bellissimo....
Vieni Giselle! Vieni! Ecco la mia crema, per te... Su di te..
Mi giro... Ti bevo... E' cosi' che ti voglio. Sino all'ultima goccia... Nella mia bocca.
Sono sfinito...
Io ho voglia di polenta..
Ahahaha!
Uffa!... Chettiridi? Una sigaretta?
Una siga ci sta... Poi andrei anche a ninna :-) Domani sara' una giornata dura. Sai sono strabiliato! Non pensavo che l'avremmo vissuto cosi' intensamente, ed e' stato bellissimo!
Beh! Devo ricredermi anche io sul sesso fatto in chat... Molto virtuoso piu' che virtuale!... Pero' mi e' rimasta la voglia di polenta, sai quella a fette fatta alla brace?... Notte amore, chiudo e ti pensero', tra poco quando saro' nel mio lettone senza di te...
Ho avuto il piacere di leggere questo racconto abilmente tradotto da EnricoAn, e ho pensato di condividerlo con voi. Buona lettura e un bacio da GiselleB.
Diario Ritrovato
Trovo ancora particolarmente divertente questa specie di strampalata confessione ritrovata su internet, tradotta dall’inglese malamente, riscritta e stravolta non tanto per migliorarla quanto per renderla più eccitante a chi ha voglia di eccitarsi leggendola, che qui di seguito riporto.
EnricoAn http://campostellato.splinder.com/
«In tenerissima età, avevo già capito che il sesso per me era importante, ma non avevo il controllo sulle mie erezioni. Arrivavano senza che io le sapessi usare. Mi paralizzava l’idea di sentirmelo ingrossare tra le gambe senza poterci fare niente. E ci soffrivo. Più tardi il mio vicino di banco mi dimostrò involontariamente com’era facile usarlo in quelle particolari circostanze. Aveva come me quattordici anni, ma era il doppio di me, in lungo e in largo. Pieno di efelidi, rincoglionito e sempre sorridente.
All’ora di matematica, la giovane prof in minigonna ci regalava delle fantastiche visioni. Non ho mai capito se lo facesse apposta o fosse un tic compulsivo. Sta di fatto che, da seduta, muoveva nervosamente le sue lunghe gambe, in un gioco di accavallamenti micidiali, mentre ci spiegava dove mettere la lingua o come aprire le labbra per una corretta pronuncia.
Da sotto la cattedra, quel giorno, ricordo che era iniziata primavera, potevamo intravedere persino le sue candide mutande tempestate di fiorellini rosa confetto. Anche dall’ultima fila, dove stanziavamo io e il mio vicino mezzo deficiente.
Allibii nel vedere quel bestione reclinare la testa sopra il banco, ansimare a bocca trattenuta e diventare rosso come un peperone. Gettai uno sguardo sotto il banco, ce l’aveva tutto di fuori in una mano. Aveva il cazzo già bello e formato quel pachiderma, che mi sembrò mostruosamente enorme. Se lo menava godendo a occhi chiusi.
Sforzava su e giù senza fermarsi sulla cappella che si inturgidiva. Dopo poco, sciogliendosi in un’espressione idiota più del solito, vidi che, tra i tremori, imbrattava, con due, tre rapidi schizzi, il pavimento. Poi, con abile mossa, se lo sgocciolava, lo rimetteva dentro, pulendosi le mani sui calzoni. Che maiale!
Aveva gli occhi annebbiati, mentre mi guardava soddisfatto facendomi l’occhietto. Rimasi turbato, ma non osai chiedergli niente. Fu lui a dirmi, alla fine della lezione, che s’era sparato una meravigliosa sega e aveva goduto daddio su quelle deliziose cosce della prof. Allora, trovai il coraggio di chiedergli cosa si provava a spararsi una meravigliosa sega. “Provaci, mica è difficile. Lo prendi in mano e ti spompini come una troietta.”, mi rispose.
Ci appartammo nei gabinetti della scuola, e in breve mi spiegò cos’era il sesso. Me lo fece vedere, su un giornaletto liso e spiegazzato. Me lo sentii indurire tra le gambe, mentre lui si sparava un’altra sega sbavando sulle foto, tra tormentati lamenti e frasi sconce appena sussurrate per evitare che lo sentissero da fuori.
Finalmente capii, tutto confuso, cosa dovevamo farci coi nostri pistolini oltre a pisciarci. Anche se il suo non era un pistolino come il mio. Ma, soprattutto, cosa farci con quello spacco che avevo visto, qualche anno prima, sul pube nudo della mia cuginetta quando, ospite di mia zia, di nascosto, giocavamo al dottore. Una volta avevo avuto un’erezione. Mia cugina, mandando risolini acuti, me lo aveva toccato scappucciandolo, facendomi anche male, ma si era fermata giusto in tempo per paura, proprio quando cominciava ad ingrossarsi. Ma non ebbi il coraggio di provarci, lì nel cesso. Mi limitai a vederlo godere un’altra volta e sbrodolare sulle mattonelle grugnendo.
Provai invece a imitarlo quella notte stessa, svegliandomi al culmine di un’erezione nel mio letto, mi ricordai le scene di quel giorno illuminante nei minimi particolari. Rivedevo le cosce della prof, le donne e gli uomini completamente nudi del giornaletto che ci davano dentro in varie posizioni, lo sfregamento veloce della mano paffuta su quel grosso coso del mio compagno, gli incredibili schizzi finali del suo orgasmo, vischiosi e misteriosi, e i suoi occhi persi nel nulla e i suoi lamenti.
Calai giù le mutande, chiusi gli occhi e fu un trip da sballo. Non avevo mai provato niente di simile. Piangevo e ridevo silenziosamente. Provavo un gusto enorme. Continuai a menarmelo. Quando, dopo lo schizzo, s’ammosciava lo ritiravo su sfregando e dibattendomi come un ossesso. Sborrai godendo come un animale infoiato, tra le lenzuola per quattro o cinque volte, di seguito. E ogni volta, provavo nuovo piacere, nuove sensazioni. Fu molto bello scoprire che tra le gambe avevo quel bel giocattolino con cui divertirmi. Sfinito mi addormentai.
D’allora continuai con regolarità anche di giorno nel bagno, specialmente sotto la doccia, cantando per evitare di urlare. E ancora oggi quando godo canto.
In seguito arrivò la prova generale con una vera donna che era poco più di una bambina. La folle eccitazione dei preliminari. Cercarla con la bocca. Sbavarle sul collo. Sbottonarle il reggiseno. Succhiarle i capezzoli. Contorcermi per trovare una posizione comoda nell’auto di mio padre. La cerniera lampo. Farmi strada colla mano tra le mutandine, arrivare al punto. Flebile resistenza e il dubbio: mioddio non è che le farò male?
Rimuovere il pensiero tirando giù mutande e jeans insieme, con lei paralizzata. Toglierle anche le scarpe. Buttare tutto dietro sul sedile posteriore. Aprire con foga la bustina del preservativo coi denti e sistemarlo alla meglio. Il fiato pesante. L’ansietà. Le manovre per infilarglielo dentro. I gemiti. L’assalto. E — orrore! — un mezzo ammosciamento e l’insana incapacità di penetrarla. E lei, impietrita, che si ricopriva.
Il giorno dopo, mi precipitai in biblioteca e cercai furiosamente di capire. Ebbene, ero di fronte alla misteriosa vita degli adulti. Dal cielo, in una giornata tersa e luminosa, avevamo annientato centomila persone in un sol colpo e, subito dopo, forse provandoci gusto, ne avevamo annientate altre centomila. Potevamo far vivere un uomo nello spazio, scavare pozzi di petrolio alla profondità di diecimila metri, far saltare il globo su cui viviamo centomila volte, cambiargli connotati e posizione con rischi incalcolabili.
Avevamo scoperto la penicillina, il cortisone e ancora da più tempo l’aspirina. Sostituito cornee, reni, cuori. Trasformato uomini in donne e il contrario. Elaborato teorie genetiche e proiettato l’umanità su meravigliosi scenari del futuro. Manipolato il Deoxyribo Nucleic Acid per finalmente fabbricare Golem, ma non eravamo in grado di ottenere il controllo sulla parte più importante del nostro corpo. Decisi di archiviare la questione e di approfondirla più tardi.
Dopo aver contribuito, con le mie infatuazioni radical, a far perdere la guerra in Vietnam, fumato hashish fino allo stordimento, votato e fatto votare Jimmy Carter, dilettatomi di Pop Art, antropologia, arti marziali cinesi, mandato a memoria Cassady e Kerouac, spompatomi di jogging, tenuta sempre accesa la radio sulla nuova America ed essermi rigorosamente laureato a pieni voti, decisi di fare lo psicologo nell’ambiguo proponimento di essere io il primo cliente di me stesso.
Mi sembrava questa la professione giusta per poter mettere fine ai miei problemi. Se fossi stato in grado di guidare la mia mente, potevo tenerlo duro dentro come un toro e dedicarmi finalmente a qualcos’altro.
Nel 1979 il sesso ormai non rappresentava più un problema. Ero insediato in un quartiere residenziale, felicemente sposato e addomesticato dal punto di vista produttivo. Le mie erezioni si presentavano all’appello una volta alla settimana: non erano un granché, quasi un dovere, ma riuscivo a sfruttarle dignitosamente. Dignitosamente? Un’eiaculazione triste per un coito modesto, mi avrebbe inchiodato Woody Allen con un gracile sorrisetto. Non certo il trip orgonico del santone Reich: quando senti suonare le campane. Però riuscivo a sentirmi uomo completo e realizzato. Ne andavo orgoglioso.
Finché non mi accorsi, assoldando un detective privato per una pulce che mi era stata messa in un orecchio da un amico, che mia moglie trombava come un’assassina con giovani superdotati adescati in palestra, in uno squallido motel, si fa per dire perché costava un occhio della testa, fuori città. E, dal video ripreso di nascosto dal mio detective, ci dava dentro eccome quella troia! E quel lungo, duro, meraviglioso cazzo lucido e nero di uno statuario efebo sculettante, che mia moglie smanettava e ingoiava per poi farselo mettere davanti e nel didietro tra urla selvagge, fracassi e parolacce, mi aveva talmente sconvolto che avevo sentito il bisogno di andare nel cesso dello studio a scaricare tutta la depravazione che mi aveva messo dentro.
Quella volta, ho scoperto che non è mai tutto bianco o tutto nero.
Ora che frequento anch’io la palestra e mi lascio andare ai vizietti di mia moglie, magari nello stesso motel con lo stesso amante nero, che mi lascia fare e mi fa col suo superbo apparato quel che voglio fino a lasciarmi disteso sul ventre a meditare, siamo una coppia felice e soddisfatta sotto ogni punto di vista.»
"Chiudo la porta, chiudo le finestre. Non voglio sentire niente, non voglio vedere null'altro se non la mia immagine riflessa nello specchio. Sono sola e me ne compiaccio. Sono rari i momenti in cui la sono, e ne voglio approfittare per gustarmi in solutidine. Non voglio neppure pensare ad altre mani che mi accarezzano, ad altri occhi che mi guardano. Non ho bisogno di immedesimarmi in situazioni erotiche particolari, sono gia' eccitata... La mia immagine riflessa mi colma la vista. Il mio odore di donna mi inebria. Non oso neppure toccarmi... Mi e' sufficente posare lo sguardo sulle mie forme per sentirne il tocco lieve e assaporarne la vellutata morbidezza. Gli occhi si riempiono di me, assetati di questo corpo che freme di desiderio e si muove sinuoso, al ritmo di una danza cadenzata, che e' solo nella mia testa. Questi miei occhi, con le pupille dilatate che ne cambiano il chiaro colore in due pozze nere, che mi bevono, e indulgono ora sulla rotonda pienezza dei seni, ora sul turgore dei capezzoli, sulla femminilita' del mio pube... Vedo i miei lineamenti trasfigurarsi sotto le ondate del piacere e diventare bellissima, irresistibile... Continuo a non toccarmi, esasperandomi, pregustando il culmine di quello che a breve, se vorro'... Senza alcuna fretta... Accadra'... Nao tenho pressa..."
Una volta, un uomo mi disse: "Se fossi te, col tuo corpo e il tuo viso... Farei l'amore con me stessa in continuazione..." Il piu' bel complimento che abbia mai ricevuto.
Era una follia. Pura follia. Accettare di vedermi con quell'uomo conosciuto su una chat, praticamente al buio era stato un gesto impulsivo. Un impulso al quale non avevo saputo resistere. La mia dannata curiosita' e la mia innata voglia di situazioni nuove mi avevano portata davanti a quella casa. Il cielo minacciava pioggia, e nella strada le foglie si abbandonavano ad una danza che le faceva volteggiare come fossero farfalle. Il lago appariva scuro, chiuso tra i monti che a stento si riflettevano sulla sua superficie lievemente increspata. Cosa mi era piaciuto di quell'uomo? Dapprima la sua fresca simpatia, il suo essere dolce e disponibile. Poi, anche la sua immagine piacevole con un irresistibile sorriso "tutto fossette" e la sua voce dal lieve accento straniero, di gola, di maschio. Mi aveva corteggiato come se la sua fosse una missione, senza darmi tregua, cingendomi d'assedio tenedomi inchiodata davanti al monitor nella sola speranza di vederlo apparire in linea. Di comune accordo, dopo mesi di sterile eccitazione reciproca, ci eravamo dati appuntamento a casa sua. Era inutile colmarci di altre estenuanti aspettative anche solo davanti ad un aperitivo, in mezzo a gente che non sapeva nulla, che non c'interessava. Inutile continuare la danza del corteggiarsi: lo volevo.
"Il portone e' aperto, so che devo prendere la rampa di destra e salire su, sino al quinto piano. Mi fermo al terzo per riprendere fiato. Ho un po' di tensione che mi rende le gambe cedevoli, mentre sento gia' il ventre infiammarsi. Senza rendermene conto, mi ritrovo davanti alla sua porta. Ho un attimo di esitazione, poi decisa suono il campanello. Sento provenire dall'interno dei rumori, in questo attimo vorrei scappare, ma resto immobile, trattenedo il fiato, col cuore che s'arresta. Apre. E' lui. Ne riconosco il volto familiare e il suo sorriso da bambino mi vedono sospirare di sollievo, mentre mi fa accomodare sfilandomi la giacca. Continuo a guardarlo incredula di quanto sia meglio "dal vero" piuttosto che in foto. E' alto, snello, e anche lui mi scruta compiaciuto. Ci accomodiamo sul divano, la casa e' virilmente accogliente. In sottofondo una chitarra acustica spande lievi le sue note. Mi offre da bere, e i suoi occhi continuano a cercarmi. I suoi gesti sicuri m'infondono calma, e desiderio di sentire le sue mani. Sono io a prendere l'iniziativa accostandomi e cosi' facendo lascio aprire lo spacco laterale della gonna, offrendo alla sua vista la mia coscia nuda. Lui mi sorride, e lentamente le sue dita si avvicinano, sfiorandomi. Non ha fretta, e il suo caldo tocco lieve mi fa rabbrividire di piacere. Mi allungo sul divano, aprendo leggermente le gambe, abbandonando il capo all'indietro. Gli occhi socchiusi a filtrare la luce, per meglio sentire quel suo odore di uomo, le sue mani. Nell'attesa di ricevere un bacio, quel promesso bacio a bocca piena, che arriva... Umido, profondo, appassionato, sensuale."
Per la versione "grande" di questa mia immagine, visitate il blog:
http://ilcorpoamoroso.splinder.com/
"Tutta la tensione accumulata nell'ansia dell'attesa e dall'aspettativa scivola via, in un turbinio di emozioni che mi lascia letteralmente in balia dell'estasi. Non ho piu' la percezione della realta', sento solo il suo alito caldo e la sua lingua che fruga nella mia bocca, desiderosa, impaziente. Le sue braccia mi stringono, le sue mani mi cercano e io ricambio sciogliendomi al suo desiderio, che e' forte quanto il mio. Senza mai staccare le nostre bocche ci togliamo gli abiti di dosso, con la foga di chi ha atteso tanto, troppo. Sento il suo membro turgido premere contro il mio ventre, le sue mani posarsi possessive sul mio seno, le mie mani afferrare la sua virilita'. Le sue labbra succhiare i mie capezzoli, le mie labbra baciargli la nuca. Le sue gambe aprire le mie gambe. Le sue dita cercano la mia rosea carne, le mie dita gli solleticano il collo. Lo sento scivolare su di me, la sua bocca mi cerca aprendomi e la sua lingua inizia a dispensarmi dolci stilettate, in un'alternanza di leggerezza e voracita' che mi lasciano sull'orlo del piacere piu' intenso. Sento dalla mia gola uscire dei gemiti, mentre le mie mani lo trattengono quasi supllicandolo di continuare con la sua dolce tortura. Ora e' inginocchiato davanti a me, il suo viso adorante davanti alla nudita' che gli offro, senza vergogna, aperta alla sua vista, alla sua bocca, alle sue dita che mi frugano. Ed eccolo, quel calore che esplode che lento sale sino alla testa, e dalla mia gola escono urla di piacere che sgorgano nella marea che lui avidamente beve. Lo voglio, lo desidero sentire dentro. Si alza e poi si posa su di me con quella sua virilita' tra le mani, che lentamente affonda nella mia carne, che e' gia' pronta ad accoglierlo, pronta a fremere ad ogni suo fendente, pronta a godere. Sento il mio piacere sgorgare, bagnarmi ad ogni affondo, sento l'urgenza della sua estasi sempre piu' forte, sempre piu' a volermi fare sua. E sono completamente sua, inconsapevole, abbandonata, in balia dell'emozione di essere posseduta. Solo noi, e i nostri corpi avvinghiati a cercare, a dare. Lo sento esitare per poi accellerare i movimenti sino allo spasimo finale, dentro di me. E cosi' restiamo, abbracciati, abbandonati, appagati. Non parliamo, ascoltiamo i nostri respiri calmarsi, il sudore dei nostri corpi raffreddarsi. Non oso muovermi mentre sento che ti stai assopendo, come un bimbo sul mio seno. Con le labbra ti sfioro la fronte e penso: " anche se non e' amore e' comunque qualcosa di molto bello."
